Nainggolan: “Dzeko all’Inter? Sembra in calo ma non lo è. Zaniolo? Io sono ad alto livello da 10 anni, lui da 20 partite…”

Nainggolan: “Dzeko all’Inter? Sembra in calo ma non lo è. Zaniolo? Io sono ad alto livello da 10 anni, lui da 20 partite…”

Seconda parte dell’interessante intervista rilasciata da Nainggolan al Corriere dello Sport

di Simone Frizza, @simon29_

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Seconda parte della lunga ed interessante intervista concessa da Radja Nainggolan al Corriere dello Sport. In questa parte, il Ninja si è improvvisato direttore sportivo, dando un suo parere sugli eventuali acquisti di Dzeko e Barella e rivelando anche i motivi del suo addio alla Roma, dovuti anche a frizioni con l’ormai ex ds Monchi.

DZEKO – “Queste non sono cose che dovete chiedere a me. Come giocatore, anche se ha 33 anni, lo vedo bene,
perché ha un valore indiscutibile, dà tutto per i compagni e segna tanto. Quest’anno può sembrare in calo perché i risultati della squadra ti portano un po’ giù, ma non è così. Sapere com’è Milano? Prima di venire all’Inter, io sapevo già com’era Milano. Lo stesso vale per lui”.

BARELLA – “Non faccio l’agente anche se in campo posso dare qualche consiglio. Barella è un calciatore che avrà una carriera importante e gli auguro il meglio in qualsiasi squadra giocherà. È forte e mi assomiglia pure”.

ZANIOLO – “Fastidio per le critiche sull’operazione? Per me non è un problema perché ognuno ha la sua carriera. Io ho giocato 10 anni ad alto livello, 9 bene e questo così così. Lui ha fatto 20 partite in A, 18 buone… È normale che si parli bene dei giovani ai quali adesso tutto viene servito su un piatto d’argento, mentre prima un ragazzo doveva dimostrare molto di più, anche solo per arrivare in Serie B. Sono contento per lui e gli auguro il meglio perché non sono invidioso di nessuno. Io penso alla mia carriera e stop. È facile fare una stagione buona, ma vediamo tra 10 anni”.

MONCHI – “Con lui avevo un rapporto aperto: riuniva spesso i 6-7 giocatori più rappresentativi e tutti insieme parlavamo di come fare il meglio per la società e la squadra. Mi sentivo un calciatore importante. Poi, però, ho saputo le cose che diceva di me e quelle mi sono piaciute meno… Tre giorni dopo il suo addio alla Roma, la squadra di cui diceva di essere innamorato, era già d’accordo per tornare a Siviglia. Per me questo dimostra molte cose… Senza di lui ipoteticamente avrei potuto essere ancora là o anche in un’altra squadra perché magari la Roma mi voleva mandare altrove. La mia destinazione (l’Inter, ndr) però l’ho scelta io perché Spalletti ha spinto per avermi ed è stata la decisione giusta”.

TOTTI – “Ruolo chiave nel futuro della Roma? Lo spero. Anche senza un ruolo importante, però, lui rappresenterà sempre e a prescindere la Roma. Non ha bisogno di una carica più o meno importante per dimostrare chi è. Gli auguro il meglio perché gli voglio bene”.

INTER TERZA E ROMA QUARTA – “Firmerei subito. Sono rimasto in buoni rapporti con tanti miei ex compagni e mi farebbe piacere vederli felici”.

BATTERE ROMA O JUVE? – “Tutta la vita la Juve perché io sono anti-juventino. È una cosa nota… (risata, ndr). Essere oggetto di cori negativi (si riferisce a quelli dei tifosi bianconeri, ndr) mi dà un senso di orgoglio. Ci sono tanti giocatori che quando sentono che la Juve li vuole, dicono subito di sì perché sanno che lì si vince. Io però non ho mai avuto la smania di andarci: preferisco conquistare un trofeo da protagonista piuttosto che alcuni scudetti giocando solo 10 partite. Ero così anche da ragazzo”.

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