Piccone: “La gestione di Thohir mette paura ai tifosi”

Piccone: “La gestione di Thohir mette paura ai tifosi”

Continuano i dubbi sulla gestione-Thohir e il professore Beniamino Piccone lancia l’ennesimo allarme sui conti dell’Inter

Altri dubbi e perplessità emergono sulla gestione finanziaria dell’Inter. Dalle pagine di quifinanza.it il docente di Sistema Finanziario presso l’Università Carlo Cattaneo-LIUC di Castellanza, Beniamino Piccone, lancia l’allarme sui conti della società nerazzurra e più in generale sul calcio italiano: “La gestione Thohir della Fc Internazionale mette paura ai tifosi bauscia (quorum ego). A parte la classifica che lascia molto a desiderare, a parte Mancini che tiene in panchina Jovetic (il più forte della compagine) dopo un feroce litigio nello spogliatoio, dal bilancio chiuso al 30 giugno 2015 emergono debiti e perdite in aumento. La perdita netta consolidata è di ben 140 milioni di euro, mentre i debiti salgono da 412 del precedente esercizio a 513 milioni di euro. Questi risultati gestionali confermano l’affermazione di Marco Vitale che nel 2002 scrisse: «Il calcio italiano è oggi uno dei più clamorosi casi di mismanagement degli ultimi cinquant’anni (dopo la chimica e la siderurgia)». Abbiamo dirigenti che non sanno fare i manager, allenatori sballottati ed esonerati alla seconda giornata di campionato (il presidente del Palermo Zamparini è un vero maestro), presidenti senza alcun disegno strategico. Vitale mise in comparazione i bilanci dell’Inter e del Chievo del 2001. La cosa più eclatante era la differenza enorme nel totale del capitale investito: 38 miliardi (di lire) per il Chievo contro gli 872 dell’Inter: “Il Chievo ha investito 1,9 miliardi di lire per ogni punto in classifica; mentre l’Inter ha investito per ogni punto 45,8 miliardi. Siamo in due mondi diversi”. 

“E’ cambiato qualcosa rispetto a quattordici anni fa? – si chiede il professor Picconi – Sembra proprio di no. Tutto il calcio italiano è sgangherato, un misto di irregolarità e malaffare. Nel recente passato abbiamo assistito a vicende inquietanti: passaporti farlocchi, doping con la farmacia della Juventus fornitissima grazie alla gestione Agricola, falsi in bilancio, scommesse irregolari. A livello di serie A, il peso degli stipendi sul fatturato rimane il vulnus principale. Nel caso dell’Inter stiamo parlando di 116 milioni di euro contro 162,8 del valore della produzione. Quale società può sopravvivere con il costo del personale pari al 71,4% del fatturato? Ha senso pagare 35 milioni di euro per Kondogbia che sa solo passare indietro? I debiti dell’Inter pesano come un macigno anche a livello di oneri finanziari. 230 milioni di debiti sono verso Unicredit e Goldman Sachs. La banca guidata da Ghizzoni ha in pegno l’intero capitale di Inter Media & Communication, nella quale ci sono il marchio e i crediti per i diritti televisivi. 108 milioni di debito sono verso le società dello stesso presidente Erick Thohir, che non fa sconti e fa pagare all’Inter l’8% annuo (su una tranche di 27 milioni) e ben il 9,47% su un’altra fetta di 76,6 milioni. Insomma l’Inter perde sul campo e nei bilanci. Thohir se la gode con interessi da capogiro, al limite dell’usura, visto che la Banca Centrale Europea è disposta a finanziare a costo zero le banche europee. L’Inter avrebbe da imparare dal Chievo, oggi come allora. Nelle parole di Marco Vitale: Il Chievo dimostra che si può fare ottimo calcio con mezzi modesti: che la “qualità non si compra”, ma la si conquista ogni giorno, seriamente, pazientemente, come nelle buone aziende; che la serietà paga, anche in questo mondo perverso che è diventato il calcio”.

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