Santon: “Alla faccia di chi mi dava per rotto. Non ho capito Mancini ma lo ringrazio”

Santon: “Alla faccia di chi mi dava per rotto. Non ho capito Mancini ma lo ringrazio”

Il terzino nerazzurro, dopo aver passato un’estate travagliata e quando tutti lo davano per rotto, si prende le sue rivincite

Chissà se, quando ha firmato il suo contratto due anni fa per ritornare all’Inter, Davide Santon, si sarebbe immaginato tutto questo rumore attorno al suo nome. La parabola del terzino nerazzurro è purtroppo stata discendente: da grande promessa italiana del 2008 si è pian piano scivolati verso un dramma psico-fisico. Ma, come racconta a Tuttosport, l’arrivo di de Boer può contribuire a cambiare la storia: “Mi sento rinato. E’ stata un’estate dura: c’era Mancini, che mi considerava la quarta, quinta scelta, e avevamo scelto di prendere strade diverse per far sì che non perdessi un anno. Così non è stato e si vede che il mio destino prevedeva che restassi qui. La storia poi la conoscete: è arrivato de Boer che mi ha dato fiducia e ho ricominciato a giocare. Però ce ne ho messo pure del mio, perché non ho mai mollato”. 

DA MANCINI A DE BOER – “Mancini ha preferito altri giocatori rispetto al sottoscritto, come peraltro lecito, ci mancherebbe. Io, di riflesso, ho iniziato a guardarmi intorno. Però continuo a non capire perché abbia voluto riprendermi per poi, dopo appena mezza stagione, decidere che non andassi più bene. Il mio ginocchio va gestito. Non posso certo giocare 5 partite in 15 giorni, ma da qui a non passare le visite mediche ce ne passa. Invece è successo, ma i dottori che mi hanno detto no possono pensarla come vogliono, io posso giocare e non ho problemi. Come peraltro è sotto gli occhi di tutti… Quando è arrivato de Boer, mi ha subito parlato. Sapeva che avevo affrontato un’estate difficile, che avevo bisogno di allenarmi e di tempo per tornare al 100%. Mi ha detto che aveva intenzione di schierarmi titolare e così è stato. Per un giocatore è importante sentire la fiducia del suo allenatore: dopo le parole di De Boer ho infatti maturato la convinzione che, se mi fossi allenato per bene, avrei potuto giocarmela con tutti. Nel derby Mancini mi ha un po’ mandato al massacro: non giocavo da quattro mesi, mi ha spedito in campo senza che me lo aspettassi quando non ero pronto per giocare né mentalmente né fisicamente. Ciò non toglie che sarò sempre grato a Mancini per avermi riportato all’Inter. De Boer ha portato la mentalità che c’è in Premier: bisogna correre, pressare, riconquistare palla e poi pensare alla tattica. Se riusciremo a mettere in pratica quanto ci dice, sono sicuro che arriveranno grandi risultati. Senza ritiri pre-partita? In Inghilterra accade lo stesso: se uno è professionista, sa quando deve andare in discoteca”. 

BALOTELLI E LA NAZIONALE – “Nonostante i grandi paragoni, ho sempre cercato di rimanere me stesso. Poi, purtroppo, ho avuto tanti problemi fisici, quelli sì che mi hanno condizionato. Sono però contento di non aver mai mollato: se lo fai, è la fine. Balotelli? Lui sa che deve fare bene e per un attaccante vuol dire fare gol. Nonostante il campionato francese non sia al top, credo che Nizza sia il posto perfetto per rialzarsi. E Mario ci riuscirà. Sogno Mondiale? Ho avuto la fortuna di andare in Nazionale ai tempi di Lippi con Cannavaro capitano, poi ho avuto l’opportunità di andare in Sudafrica quando Lippi mi chiamò a casa e mi disse ‘io voglio che tu venga al Mondiale’, però ero stato appena operato al ginocchio e, dopo aver fatto tutta la riabilitazione, non potevo certo andare al Mondiale. Quella è stata un’opportunità svanita, come l’Europeo in Israele con l’Under 21 quando l’Italia è andata in finale. Anche lì mi ha bloccato uno stiramento al flessore sinistro patito in una delle ultime convocazioni. Sono in debito con la Nazionale e giocare un Mondiale per me sarebbe una grande rivincita”. 

EUROPA – “Darmian è un bravissimo ragazzo e un giocatore importante, se l’Inter dovesse decidere di prenderlo, sarebbe un buon acquisto. Abbiamo un problema di mentalità e di attenzione: se in Europa sbagli, non ti risparmiano niente. Troppo turnover? Non è quello il problema perché all’Inter, anche chi non gioca o gioca poco, sa fare la differenza. Il fatto di trovarci ancora a zero punti dovrebbe ora darci una svegliata, anche perché abbiamo le qualità per passare il turno. Dobbiamo essere più organizzati in campo, capire quando pressare e quando aspettare, essere più compatti e fare meno errori in fase di costruzione: specialmente in Italia, dove le squadre ti aspettano per ripartire, rischi di perdere delle partite che potresti vincere tre o quattro a zero. Con la Roma, per esempio, abbiamo concesso molte occasioni non perché loro fossero più forti, ma perché abbiamo sbagliato troppi passaggi a centrocampo. Di allenatori, tra Inter e Newcastle, ne ho visti. Devo ancora studiare tanto, ma non mi mancano i modelli a cui ispirarmi”. 

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