Simeone: “Oggi sono un allenatore più equilibrato. I rumors non m’interessano”

Simeone: “Oggi sono un allenatore più equilibrato. I rumors non m’interessano”

Diego Simeone, allenatore dell’Atletico Madrid ed ex centrocampista di Inter e Lazio, si confessa a La Nación: racconta come le varie esperienze hanno cambiato il suo modo di allenare e perché critiche e voci di mercato non lo turbano

Leader indiscusso del centrocampo nerazzurro di fine anni ’90, Diego Simeone ha lasciato un vuoto nel cuore dei tifosi interisti, colmato solo in parte con la Coppa UEFA conquistata nel 1998 al Parco dei Principi contro la Lazio. Adesso il Cholo è uno tra i migliori allenatori del mondo e il suo Atletico Madrid è un concentrato di difesa, aggressività e pragmatismo, tutti marchi di fabbrica del Simeone calciatore. Intervistato dal network La Nación parla del suo passato e di quello che auspica per il futuro:

GLI ESORDI – “Viene meglio giudicare dall’esterno, non sono uno che si guarda tanto allo specchio. Però con l’accumularsi di diverse tappe della mia vita, si può dire che senza dubbio abbiamo fatto un passo avanti importante. La tappa a Catania mi ha fatto capire che c’era altro, perché uscivo da club come il River, il San Lorenzo, il Racing o l’Estudiantes, costruiti per essere campioni, ed entravo in un altro che faceva tantissima fatica a vincere fuori casa. Rispetto a quell’allenatore che iniziava la partita con un 4-2-3-1, con due attaccanti esterni, oggi sono molto più equilibrato, seguo le caratteristiche dei miei giocatori. Oggi mi conviene giocare con centrocampisti esterni come Koke e Saul, questo mi dà tanta stabilità. Quando affronto squadre che giocano come giocavo io dieci anni fa, vedo che ho molto più sostegno”.

LO STILE DI OGGI – “Lo stile è vincere. A partire dai giocatori cerco di potenziare un’idea: vincere. Non mi interessa piacermi né agli altri. Per esempio, nel dibattito fra il possesso e l’essere diretti non si tratta di dire alla gente quello che vuole ascoltare, ma di parlare dicendo la verità. E se io non ho i giocatori per elaborare un possesso palla sostenuto, non devo provare a fare ciò che non posso realizzare. Non si può affrontare ogni partita allo stesso modo, non è la stessa cosa giocare contro il Siviglia, il Valencia o il Barcellona. Non puoi giocare nella stessa maniera né con gli stessi giocatori. Penso di essere un allenatore giovane che si trova nel posto dove vuole essere. Mi motiva molto dare al club quello che stiamo riuscendo a dare: la sua crescita, la sua permanenza costante in Europa, però so che il cammino di un allenatore è fatto di tanti posti e un giorno mi toccherà essere in un’altra squadra. È parte della vita. Nessun club ti lascia fare quello che vuoi con i soldi. Io sono dell’idea di condividere il lavoro, non mi credo onnipotente. Lavoro per il club. All’Atletico cerchiamo di conciliare i miei bisogni con le risorse del club per potenziare la squadra. Immagino che con una disponibilità economica più forte si è più vicini al veder realizzati i propri desideri”.

IL FUTURO – Nella lettera di fine anno ha citato John Rockefeller (“Non aver paura di rinunciare al bene per seguire il meglio”): vuol dire che Simeone si sente pronto per una nuova avventura? “No, dicevo di lasciare andare le paure, era un suggerimento alla squadra. Ci si pone sempre ostacoli, ma si tratta solo di giocare a calcio”. Chiusura sulla notizia degli ultimi giorni, le presunte proposte milionarie dall’Inter e da club della Premier League: “Non mi smuove. Così come non mi smuove una critica negativa. I rumors vengono e scompaiono. Io continuo a svegliarmi con lo stesso entusiasmo per allenare e vivo ogni allenamento dell’Atletico Madrid come se fosse l’ultimo”.

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