A Ziar, paese d’origine di Skriniar, lo ricordano così: “Per noi è un eroe. Silenzioso fuori, una tigre in campo”

A Ziar, paese d’origine di Skriniar, lo ricordano così: “Per noi è un eroe. Silenzioso fuori, una tigre in campo”

La Gazzetta dello Sport ha fatto un viaggio nel paese natale di Skriniar

 E’ a Ziar nad Hronom, nel cuore dell’ Europa, che ha iniziato a giocare a calcio Milan Skriniar. La Gazzetta dello Sport si è resa protagonista di un viaggio nel paese natale del difensore slovacco ed ha raccolto diverse testimonianze.
Fin da bambino – racconta alla rosea Rastislav Stanga, il primo allenatore di Milan –  era focalizzato sul pallone. Rispetto ai suo compagni era più calmo, silenzioso, ma li sovrastava mentalmente. Nello spogliatoio non parlava quasi mai, poi però in campo era una tigre. Ed è per questo che ha iniziato a giocare regolarmente con i più grandi”.
Nello Ziar giocava da centrocampista centrale: ecco da dove arriva quella sensibilità nell’impostazione del gioco. A casa Skriniar vigeva la regola più semplice di questo mondo, prima la scuola e poi lo sport. Mamma Slavomira, insegnante d’asilo, e papà Lubomir (soprannominato Gago, solo un caso il rimando al calciatore Fernando), ex operaio, insegnano al primogenito Radoslav (ora calciatore dilettante) e al piccolo Milan che tracciarsi una strada parallela allo sport è saggio.
Così alle elementari di Ziar il piccolo di famiglia ci va volentieri, tra i 6 e i 10 anni. “Aveva voglia di applicarsi – ricorda Olga Berkesova, la prima maestra di Milan –. Non ha mai dato problemi di condotta e amava molto la matematica. È l’orgoglio della nostra cittadina – ci tiene a rimarcare Martin Balaz, capo di Gabinetto del sindaco Peter Antal –, è il nostro eroe”. Curioso pertanto come Mino, diminutivo, o Skrinka, soprannominato così per l’assonanza tra il suo cognome e quella parola che in slovacco significa “armadietto”, sia stato trattato dalla stampa scandalistica nazionale recentemente. Fotografato nel quadrilatero della moda a Milano con la fidanzata Barbora, pure lei di Ziar e come Milan studentessa della medesima scuola elementare, è stato “condannato” di essere diventato il suo “secondo cagnolino” perché portava le borse dello shopping mentre lei coccolava in braccio il cane. Un commento che ha fatto infuriare tutti al punto da far pendere i famigliari per il silenzio con la stampa.
Un peccato, perché a Ziar “i bimbi restano ghiacciati quando lo incrociano”, spiega Balaz. Milan ha lasciato la cittadina a 11 anni dopo aver scelto con i genitori Zilina, 90 chilometri a nord, dove lo ha seguito per i primi mesi il fratello Radoslav. Quando il padre, durante le feste di Natale, lo portò a giocare il torneo aziendale verso i 16 anni – continua La Gazzetta dello Sport – sorprese tutti. Milan, come sempre silenzioso, giocò e segnò, portando la squadra di babbo Gago al secondo posto. A Ziar lo attendevano ad agosto per inaugurare il nuovo campo della sua prima squadra che, fondendosi con il Dolna Zdana, è diventata Pohronie (seconda divisione slovacca). Milan era già in ritiro con l’ Inter: ha mandato un video e il primo calcio d’inizio lo ha dato il padre.

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