Zenga: “Lavoro per allenare l’Inter. Quando vengo a San Siro piango sempre, che accoglienza!”

Zenga: “Lavoro per allenare l’Inter. Quando vengo a San Siro piango sempre, che accoglienza!”

Il tecnico del Crotone è stato il protagonista di uno speciale di Inter TV

di Antonio Siragusano

Che sia uno dei maggiori idoli della tifoseria dell’Inter, è fuor di discussione. Walter Zenga non ha mai nascosto il suo amore per questi colori e, dopo aver realizzato il sogno di poter vestire la maglia nerazzurra ed esser diventato una bandiera di questo club, all’Uomo Ragno manca solo un ultimo tassello: poter allenare la squadra che adora. Protagonista di uno speciale di Inter TV a lui dedicato, l’attuale tecnico del Crotone si è lasciato andare ad una lunga chiacchierata.

IL SOGNO – “Fare il portiere dell’Inter per me è il sogno di un bambino che è diventato realtà, perchè ho giocato in tutte le giovanili, andavo sempre allo stadio, volevo solo l’Inter e questo premio è un’emozione unica. Avevo 10/11 anni perchè giocavo nella Macalese, ricordo che mio padre venne e disse ‘Ti ha comprato l’Inter’. Salti di gioia, era l’emozione più grande. Eravamo in tre, io, Ambu e Fumagalli, l’Inter pagò per tutti e tre un milione in materiale e da lì cominciò la mia avventura”.

RESPONSABILITA’ – “Quando diventi titolare di una squadra come l’Inter, importante nel mondo, cominci a giocare le competizioni europee, cominci a pagare il prezzo degli errori. Un conto è sbagliare da ragazzino, poi diventi adulto ed inizi a prenderti la tua responsabilità. Se sbagli, paghi quel prezzo lì. Giocando in squadre di seconda fascia, il modo di essere giudicato è ristretto ad una piccola cerchia. Sbagli all’Inter sei in prima pagina, lo stesso se fai bene. Sono due gestioni ed emozioni della vita completamente differenti”.

LO SCUDETTO VINTO – “Inter Napoli 2-1. Ogni volta che rivedo le immagini mi viene la pelle d’oca, io San Siro così pieno non l’ho mai visto. Quella volta lì, a quattro partite dalla fine, vincere un campionato. Da una parte c’erano Maradona e Careca, dall’altra Gullit e Van Basten, da un’altra ancora Vialli e Mancini. Vincere a quattro dalla fine così, è devastante. Quando Lothar ha fatto gol, è diventata un’emozione unica. La cosa bella sono stati gli ultimi tre minuti, sembravano ’90”. 

VITE PARALLELE – “E’ una vita parallela. L’Inter ha 110 anni, io tra poco 58. Tolti i primi 3-4 anni della mia vita, gli altri li ho vissuti con lei. Si cambian tante cose nella vita, la fede per la squadra mai. Quando in giro mi insultano per il mio senso di appartenenza, mi danno ancora più forza e consapevolezza di aver fatto la scelta giusta. Felice ed orgoglioso di esserlo per il resto della mia vita”.

INTER HALL OF FAME – “Penso che sia il riconoscimento più bello ed ambito della mia carriera. Mi manca solo un tassello: poter essere l’allenatore della squadra che adoro. Non so se accadrà, io lavoro per farlo, forse ce la faremo. Quello che mi resta dentro, pur avendo indossato la maglia dell’Inter per l’ultima volta 20 anni fa, è di arrivare a San Siro e sentirmi come se avessi smesso un mese fa. L’accoglienza che ho ricevuto per Inter-Crotone e che ricevo sempre quando vengo, mi fa venire le lacrime agli occhi. Non c’è vergogna a dire che una persona possa piangere di felicità. Questo è il riconoscimento più grande che potessi avere. E’ già a casa mia a guai a chi lo tocca. In genere non mi piace conservare tutto ciò che ho conquistato in una stanza, perchè appartiene al passato e non può più essere riproposto. Tengo delle cose perchè i miei figli quando cresceranno potranno capire e vedere. Questo è lì, in bella evidenza, e lo potranno vedere tutti quando entreranno a casa mia”.

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