L’insostenibile leggerezza della maglia numero 9

L’insostenibile leggerezza della maglia numero 9

È bastata la sconfitta contro la Fiorentina a trasformare l’Inter delle cinque vittorie consecutive una squadra degna dei migliori derby tra scapoli e ammogliati. Negli ultimi anni il termometro giornalistico italiano non è mai stato uno strumento troppo affidabile per valutare i reali valori delle squadre di calcio, ma quest’anno si sta rasentando quasi il ridicolo, con autorevoli commenti e sentenze definitive pronte a diventare carta straccia poche ore dopo un risultato in controtendenza.

Volendo fare un’analisi del momento interista però, c’è un fattore che va oggettivamente analizzato: la scarsa vena realizzativa di Mauro Icardi. È vero che il bomber argentino ha messo la firma sulla rete del momentaneo 1-3 contro la Viola e che una settimana prima era stato giustiziere del Chievo Verona, ma questo per Icardi deve essere l’anno della consacrazione. Anche dodici mesi fa il talento di Rosario era partito abbastanza male (3 gol in 6 giornate, ma tutte segnate nel 7-0 contro il Sassuolo) anche se il suo cammino verso la scalata alla classifica cannonieri era stato poi sontuoso. Ecco, ci si aspettava che Icardi ripartisse da li, dal titolo di attaccante principe della Serie A e invece il suo bottino è di appena 2 reti, di cui una praticamente inutile.

intervista pasman

La maglia numero 9 dell’Inter è pesante ma Maurito ha dimostrato pienamente di poterne essere un degno proprietario. Per restare nella storia della società però bisogna fare quel salto di qualità che lo porterebbe ad essere ricordato tra la batteria dei migliori attaccanti che negli ultimi anni hanno indossato come lui la casacca col numero dei bomber.

Esattamente dieci anni fa a vestire la numero 9 fu Felice Centofanti, non certo arrivato in nerazzurro come leader dell’attacco. Il terzino fu prelevato dall’Ancona e rimase a Milano solo per una stagione, riuscendo però a mettere a referto anche una rete contro la Fiorentina. Ci si ricorda di lui anche come inviato per Striscia la Notizia.

L’anno successivo Massimo Moratti preleva un ventinovenne attaccante cileno direttamente dal Real Madrid, dove aveva anche ottenuto il titolo di “pichichi”: per 4 miliardi di lire arriva all’Inter Ivan Zamorano, uno dei giocatori più amati della storia nerazzurra. Con 12 mesi di ritardo il nove finisce sulle spalle di un attaccante vero capace di realizzare 41 gol in 149 partite, anche se probabilmente il suo score in nerazzurro è stato in qualche modo limitato dalla forte concorrenza generatasi nel parco attaccanti di quegli anni. Infatti l’anno successivo Zamorano deve abbandonare il suo numero preferito, anche se non rinuncerà all’idea di essere il numero nove: la nuova maglia del cileno è la 18, ma tra le due cifre viene fatto inserire un “+”, in modo che la somma dei due numeri sia proprio nove.

Ivan Zamorano

A chi ha ceduto la maglia Zamorano? A un altro sudamericano, anche lui acquistato da una squadra spagnola, pur essendo l’esborso di denaro leggermente differente: per 48 miliardi di lire, l’importo della sua clausola rescissoria, all’Inter arriva Luis Nazario de Lima Ronaldo, uno degli attaccanti più letali e spettacolari del pianeta. Il “Fenomeno” è sicuramente la quintessenza del numero 9, un giocatore veloce, dotato di dribbling ubriacante e una capacità di mettere la palla alle spalle del portiere senza eguali. Cinque anni in cui Ronaldo diventa il beniamino dei tifosi interisti, che proprio come il loro presidente, stravedono per il campione brasiliano. I due gravi infortuni però ne pregiudicano il rendimento, che rimane comunque impressionante: 49 reti segnate in 68 partite di campionato, una Coppa UEFA regalata alla bacheca interista e il titolo di Pallone d’Oro 1998. Oggi Ronaldo è ancora uno dei giocatori più amati della storia interista, che sicuramente fanno il tifo per lui anche quando siede al tavolo da poker, la sua nuova passione. Almeno lì i chili di troppo non sono un problema.

Ronaldo e Simeone esultano dopo aver steso il Milan per 3 reti a 0 nel derby del 22 marzo 1998.

Il dopo-Ronaldo è affidato ancora a un sudamericano, questa volta un argentino: è il turno di Hernan Crespo di guidare l’attacco interista nel segno del “9”. Per lui numeri pazzeschi, con 16 reti in 30 presenze, di cui 9 segnate in Champions League. La ribalta europea accende i riflettori su “Valdanito”, che a fine anno si trasferisce al Chelsea. Tornerà in nerazzurro nel 2006, dopo aver giocato anche nel Milan, ma nella sua seconda avventura nerazzurra indosserà la maglia numero 18.

Hernan Crespo apre le danze nel derby del 28 ottobre 2006. Il match terminerà 4-3 per i nerazzzurri.

Da un argentino all’altro, perché per sostituire Crespo arriva Julio Ricardo Cruz, attaccante che aveva ben impressionato nel Bologna. “El Jardinero” confermerà le sue buoni doti realizzative, anche se un po’ come per Zamorano, la sua carriera nerazzurra è stata limitata dalla presenza di altri campioni come Adriano, Vieri e Ibrahimovic.

Julio Cruz

Arrivati al 2009 la casacca numero 9 passa sulle spalle di Samuel Eto’o: il camerunense arriva nella trattativa che porta Ibra al Barcellona, insieme a un ricco conguaglio economico a favore dei nerazzurri. Da un possibile funerale a una festa incredibile quando Eto’o, insieme a Milito e Sneijder conduce la squadra alla conquista del “Trilplete”. Nelle sue stagioni interiste segna 53 reti in 102 presenze, praticamente un gol ogni due partite. Meglio sta facendo nella sua attuale squadra, Antalyaspor Kulübü in Turchia: 5 centri nelle prime 6 gare. A trentaquattro anni Eto’o ha ancora voglia di segnare, seppur lontano dal grande calcio.

eto'o inter scudetto

Ultimo predecessore di Icardi è, neanche a dirlo, un sudamericano: nel 2011-2012 tocca all’uruguaiano Forlan prendersi sulle spalle la nove dell’Inter ma anche un bomber esperto come lui non ha retto al peso di un simbolo così importante. Per Forlan appena 2 reti in 20 partite e un biglietto per il Brasile, dove si è parzialmente riscattato dall’anno a vuoto in nerazzurro segnando 22 reti in 55 presenze. Per lui anche due anni in Giappone prima del ritorno al Penarol in Uruguay, la squadra in cui si è formato calcisticamente.

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Dopo un anno trascorso a prendere polvere, la numero 9 è stata riportata alla luce da Icardi, che in 38 occasioni l’ha mostrata agli avversari dopo un gol. La domanda resta una: riuscirà Mauro a resistere all’insostenibile leggerezza della maglia numero 9?

 

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