APPUNTI TATTICI – Il 4-2-4 sperimentale visto contro il Frosinone

APPUNTI TATTICI – Il 4-2-4 sperimentale visto contro il Frosinone

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Come abbiamo ricordato già lunedì, domenica scorsa Mancini ha inaugurato ufficialmente il 4-2-3-1 dall’inizio della partita in questa stagione. La formazione era decisamente offensiva se si considera che la catena di sinistra era costituita da Telles, Kondogbia e Ljajić così come quella di destra contava su Nagatomo, Felipe Melo e Biabiany. Con la parziale eccezione del centrocampista francese, che se la cava in entrambe le fasi, l’unico uomo di questo sestetto ad avere decisamente poca propensione offensiva è Melo, che infatti ha svolto il ruolo di equilibratore per tutto l’arco della gara, rimanendo costantemente a protezione del duo Miranda-Murillo ogniqualvolta il compagno di reparto si sganciasse in avanti. L’undici titolare scelto dal Mancio era dunque a trazione prettamente offensiva e teoricamente proponeva – anche qui, per la prima volta in stagione a eccezione di qualche spezzone di gara – Jovetić in posizione di trequartista. Come vedremo, in realtà, più che un 4-2-3-1, il modulo scelto assomigliava decisamente di più a un meno consueto 4-2-4 perché, in realtà, anche stavolta Mancini ha preferito sorprendere tutti con uno schieramento persino più offensivo di quanto non ci si aspettasse alla vigilia.

Più 4-2-4 che altro

Fin dalle prime battute è infatti apparso subito chiaro una volta di più che Jojo non è esattamente un centrocampista offensivo e, nonostante sia più volte sceso tra linee per ricevere la sfera spalle alla porta e, anzi, ami molto partire dai venti metri per le sue scorribande offensive, il montenegrino ha spesso e volentieri affiancato Icardi, se non addirittura sopravanzato. Di fatto, il numero 10 nerazzurro ha gravitato molto più spesso (anche a palla lontana) ben più vicino alla linea dei difensori avversari che non a quella dei due mediani dell’Inter, disegnando di fatto un 4-2-4. Una riprova del fatto che, più un 4-2-3-1, quello visto domenica fosse un 4-2-4 (che in transizione difensiva tentava di ridefinirsi come un 4-4-2, non sempre riuscendoci) si ha dalla soluzione più volte adottata dai giocatori del Biscione per trovare gli avanti, abbastanza tipica del gioco a due punte visto lo scorso anno e, al contempo, obbligata visto l’organizzato pressing del Frosinone sui mediani interisti: il lancio lungo. Sperimentato per ben diciotto volte in tutto il primo tempo e almeno sette nei primi dieci minuti, il lancione è arrivato a destinazione in sei occasioni (un terzo secco) perché Jovetić non è abile come Icardi a mettere a terra la sfera se pressato da vicino da un difensore centrale (del resto, non è il tipico centravanti di peso, come lo è invece l’argentino).

Passaggi lunghi IntFro

Quel che però il montenegrino ha in più del compagno di reparto è lo spunto nel breve e, un po’ come faceva già Palacio lo scorso anno, Jovetić sta imparando a correre sui palloni profondi sfruttando lo spazio che si crea alle spalle di Icardi quando il numero 9 si abbassa per fare da riferimento sulle palle alte. Come si nota dall’immagine qui sotto, questo tipo di azione – più che da trequartista – è un classico del repertorio di una seconda punta abituata a fare coppia con un centravanti classico, abile nel gioco aereo. D’altro canto, l’Inter si è potuta permettere questo tipo di verticalizzazioni in profondità proprio perché contava ben quattro uomini avanzati di cui due attaccanti puri: se ci fosse stato un trequartista vero e proprio, si sarebbe dovuto passare dai suoi piedi e quest’azione in particolare avrebbe avuto tutto un altro corso, senza il bisogno che Icardi dovesse abbassarsi fin quasi nel cerchio di centrocampo per provare a chiamare il pallone.

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Va da sé che una situazione simile si può creare solo quando si hanno in campo degli avanti in grado di scambiarsi frequentemente la posizione e dotati di un buon spirito di sacrificio, disposti cioè a “giocare per la squadra”, come si dice. Pur mantenendo intatte le proprie peculiarità nell’interpretazione del ruolo, è evidente che all’inizio della sfida contro i ciociari Icardi e Jovetić si stessero dando continuamente il cambio nel ruolo più avanzato un po’ per non dare punti di riferimento, un po’ perché è nella natura di entrambi giocare il più vicino possibile alla porta. Del resto, se è ampiamente noto che l’argentino è naturalmente portato ad attaccare i sedici metri avversari quando è senza palla, questo tipo di tendenza è ampiamente riscontrabile anche in Jojo. Tutto ciò si osserva ben nell’azione del 13’ (che si conclude con un tiro di Kondogbia da fuori area) perché la progressione iniziale di Jovetić finisce naturalmente nel cuore dell’area, spingendone fuori Icardi, che si posiziona all’ala sinistra occupando lo spazio che teoricamente sarebbe di Ljajić, il quale è a sua volta già uscito dai blocchi ed è finito in posizione di trequartista per andare a duettare con l’ex compagno dei tempi della Fiorentina (cosa che peraltro il serbo cerca sistematicamente). Quel che si viene a creare nel momento in cui il francese ex Monaco va a concludere è un tridente Icardi-Jovetić-Biabiany supportato da Ljajić che vede il solo esterno ex Parma ricoprire nei fatti il ruolo che avrebbe anche sulla carta.

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Telepatia slava

Del resto l’attrazione tra Ljajić e Jovetić sfiora il magnetismo: i due si sono cercati trentasei (36!) volte l’uno con l’altro e le combinazioni Jojo-Adem e Adem-Jojo sono le prime due di tutta la squadra, con il numero 10 che ha cercato – e trovato – il 22 per venti volte (il contrario è successo “solo” sedici volte). Del resto anche la rete di Icardi nasce originariamente da una combinazione tra i due slavi perché è Jovetić a servire di prima Ljajić al limite dell’area prima che quest’ultimo duetti alla grande col capitano nerazzurro, fabbricando un gol di grande brillantezza tecnica nonché di estrema bellezza.

JojoLjajic

Ma non è solo col pallone tra i piedi che i due dimostrano di conoscersi a memoria: al 15’ il serbo – notando Jovetić in possesso di palla – abbandona la sua posizione più esterna per tagliare verso la fascia opposta, preparandosi eventualmente a ricevere il pallone da Jojo. L’ex giocatore del Manchester City sceglie invece Kondogbia ma ciò che fa impressione di quest’istantanea, a parte la telepatia tutta slava tra il serbo e il montenegrino, è come si venga a ricreare esattamente lo stesso tipo di situazione già visto contro la Roma, con gli esterni tendenzialmente più alti rispetto a Jovetić. Solo, e non è poco, che stavolta c’è un Icardi in più che costringe Diakité e il terzino destro giallazzurro a rimanere più bassi, creando così assieme a Ljajić (seguito dal mediano avversario) lo spazio per l’inserimento di Kondogbia.

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Il primo gol

L’azione che porta al vantaggio dell’Inter mette ancora una volta in luce il vantaggio offerto dell’avere due attaccanti puri all’interno di un modulo che prevede anche due ali offensive: in quest’occasione, sugli sviluppi di una rimessa laterale, Murillo riceve il pallone già oltre centrocampo e alza la testa per trovare un compagno libero: davanti a sé ha più opzioni perché le marcature preventive del Frosinone sono sufficientemente blande da lasciare ai giocatori nerazzurri ampio spazio ciascuno ma va notato anche come entrambe le punte della Beneamata si abbassino per offrire al difensore più scelte possibili.

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La scelta del colombiano cade su Jovetić ma anche Icardi è smarcato e disponibile a ricevere il pallone. L’argentino, peraltro, appena vede che la sfera è in possesso del numero 10, si gira e attacca lo spazio da manuale, dando così al compagno una possibilità per il passaggio in avanti, ma Jojo perde il tempo di gioco giusto per servire il centravanti ed è quindi costretto a entrare nel mezzo del campo in serpentina per trovare una soluzione alternativa, prontamente offertagli da Nagatomo.

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Il giapponese serve Biabiany e attacca l’area, mentre il francese – schermato da Crivello che gli chiude lo spazio – decide di non tentare il dribbling e di giocare all’indietro per Melo e lasciar crossare lui. A questo punto l’area del Frosinone è ingolfata di maglie nerazzurre ma il brasiliano ex Galatasaray è bravo a pescare Kondogbia, unico non marcato del lotto, che riesce a servire Ljajić, a sua volta bravo a smarcarsi. L’azione prosegue col batti e ribatti che conduce al gol di Biabiany, bravissimo a rimanere in area per sfruttare un’eventuale ribattuta e autore peraltro di un gesto tecnico notevolissimo su un pallone non facile. Al di là del gol, in quest’azione ci sono tutte le somiglianze e le differenze tra Jovetić e Icardi: entrambi gravitano infatti al centro dell’area al momento del cross di Felipe Melo e ben tre difensori sono concentrati su di loro (addirittura due sull’argentino).

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Tuttavia, nel momento in cui diventa chiaro che né Kondogbia né Ljajić riescono a effettuare un controtraversone in area piccola, il montenegrino si affretta a tornare fuori dall’area di rigore per partecipare attivamente alla manovra, mentre l’argentino rimane a presidiare la zolla attorno al dischetto fino a che non tira Ljajić, probabilmente per lasciare al compagno una visuale più ampia possibile della porta.

I due galli nel pollaio

Ma in tutto ciò, Icardi e Jovetić hanno fatto passi avanti nell’intesa? Si cercano? In realtà, la sensazione è che l’adattamento vicendevole dell’uno con l’altro stia progredendo ma a piccoli passi. Per ora, sembra che Jojo in particolare, più che adattarsi al compagno di reparto nel senso di “farlo rendere al meglio”, stia imparando come sfruttare a suo favore il gioco di Icardi e le sue qualità. Pare infatti che – piano piano – il montenegrino stia iniziando a ricordare com’è giocare al fianco di un centravanti classico e ha già incominciato a leggere i movimenti del numero 9 interista in modo da poterne trarre vantaggio, come abbiamo visto nella prima situazione di gioco che abbiamo analizzato. Non solo: Jovetić sta anche entrando nell’ottica di sfruttare i palloni aerei che Icardi sa gestire, come si può vedere nell’immagine qui sotto.

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L’azione si sviluppa con un pallone lungo di Nagatomo che il capitano nerazzurro, attirando uno dei due centrali frusinati, riesce a mettere a terra per il compagno e l’ex attaccante di Fiorentina e Manchester City gode totalmente della giocata. Di fatto, Jovetić si trova con una buona porzione di campo a disposizione, un po’ perché gliel’ha lasciata libera lo stesso Icardi, spostatosi a destra per raccogliere il lancio, e un po’ perché Diakité è bravo fin dall’inizio a leggere l’azione e non gli concede immediatamente un uno contro uno che, probabilmente, avrebbe permesso al numero 10 di andare in porta da solo. Jojo però non chiude il triangolo nonostante l’argentino tagli molto bene alle spalle della difesa ciociara e decide invece di allargare l’azione servendo Ljajić. La manovra prosegue comunque in maniera pericolosa perché, con la sovrapposizione perfettamente a tempo di Telles sulla sinistra (il quale riceve palla dopo una combinazione Ljajić-Kondogbia), l’Inter riesce a minacciare la porta frusinate con un insidioso cross del terzino brasiliano che Leali tocca un attimo prima proprio dell’esterno serbo, sventando così una buona palla gol nerazzurra.

Questa situazione in particolare, assieme a quella della preparazione al gol di Biabiany vista in precedenza, dimostra che Jovetić fatica ancora a leggere in maniera immediata i movimenti del compagno di reparto mentre è in possesso di palla, nonostante si stia oggettivamente sforzando di dialogarci il più possibile. L’unica chance in cui Jojo è sembrato finalmente a tempo col centravanti albiceleste è arrivata verso la fine del primo tempo, quando il numero 10 ha finalmente letto esattamente il movimento di Icardi e l’ha servito perfettamente nello spazio: peccato che Maurito abbia invece capito male il taglio di Ljajić e il suo tacco per il serbo s’è quindi perso nel nulla. Va comunque sottolineato che il numero 9 nerazzurro è scattato subito dopo aver atteso alla perfezione che Jojo completasse la giravolta su sé stesso che gli è servita per mantenere con più calma il possesso e, contemporaneamente, ragionare su a chi mandare il pallone.

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In generale, si può dire che Icardi ha già più o meno intuito come gioca e come si muove Jovetić sia quando è in possesso di palla, sia quando non lo è. Al contrario, il numero 10 ex Fiorentina sta faticando soprattutto a calarsi nel ruolo di suggeritore, mostrando invece molta più facilità a integrarsi con Icardi quando può comportarsi da seconda punta pura e può quindi approfittare del compagno quando fa da riferimento centrale ed è libero di attaccare lo spazio che l’argentino “svuota”. Che il numero 9 si stia impegnando parecchio per adattarsi alla situazione e al dialogo con il montenegrino è però altrettanto evidente: Icardi non si comporta con Jovetić come se dovesse essere lui il centro del gioco ma accetta di buon grado gli scambi di posizione, così come cerca – nonostante non ne abbia le caratteristiche – di rendersi utile anche in sede di ultimo passaggio, come ha provato a fare al minuto 11. Peccato solo che Jojo controlli male il pallone ben servitogli dall’ex attaccante della Sampdoria, bravissimo a giocare in due tocchi per servire al meglio il compagno (tra l’altro col piede debole).

IntFro 9

Jovetić e Icardi stanno provando a smussare i loro angoli per provare a coesistere, questo è indubbio. Allo stesso modo, i due hanno accettato serenamente di non poter essere l’unico riferimento offensivo, perlomeno quando giocano assieme. Il dato diventa palese andando a osservare le statistiche sulle combinazioni di passaggi tra i due: Jojo ha trovato Maurito otto volte, mentre l’argentino ha passato il pallone al compagno in sette occasioni (e, di per sé, quindici passaggi tra due punte sono già un ottimo segnale di dialogo). Quel che però più notevole della semplice quantità ed è la vera dimostrazione della loro tendenza a scambiarsi di posizione è la direzione degli stessi passaggi: sui quindici di cui sopra, ben tredici sono in avanti, segno inequivocabile che si alternano di continuo nella posizione di riferimento più avanzato della squadra.

JojoIcardi

Conclusioni (?)

In definitiva, il 4-2-4 che il Mancio ha proposto contro il Frosinone domenica scorsa aveva probabilmente tre scopi: impiegare il minor numero di centrocampisti per evitare di dover schierare tutti i giocatori diffidati o i reduci dalle Nazionali che avevano giocato tanto visto che lunedì c’è il Napoli; dare più minuti possibili a Jovetić e Icardi insieme, in modo che affinassero un po’ l’intesa anche in partita dopo che, per un motivo o per l’altro, non hanno quasi mai giocato assieme di recente; verificare se – almeno in casa e contro una neopromossa – l’Inter fosse in grado di reggere come squadra lo schieramento contemporaneo di quattro uomini dalle spiccate qualità offensive, accorgimento che virtualmente può consentire al Biscione di chiudere prima le gare (e segnare di più).

In un certo senso, il 4-2-4 non è altro che il risultato quasi matematico dell’incrocio tra il 4-3-1-2 dello scorso anno e dell’inizio di questa stagione (aka il modulo che più facilmente consente a Icardi e Jovetić di giocare assieme senza squilibrare la squadra) e il 4-2-3-1 che consentirebbe al tecnico jesino di sfruttare appieno i tre esterni che ha in squadra – contro il Frosinone hanno giocato Ljajić e Biabiany ma va da sé che il Mancio sta pensando soprattutto a Perišić. Il modulo finale, ancorché spregiudicato, ha senz’altro funzionato bene soprattutto in fase offensiva, sia garantendo i tre punti all’Inter sia offrendo tanti minuti di serena coesistenza ai due attaccanti titolari senza l’assillo del risultato. L’esperimento è quindi da considerare un successo perché Mancini ha avuto esattamente quel che sperava di ottenere e ha potuto toccare con mano i progressi dei suoi uomini.

L’unico problema del 4-2-4, in realtà, è che per ora è probabilmente ancora un modulo in rodaggio, impensabile a Napoli se non nel caso in cui si debba recuperare un (forte) passivo, visto l’inevitabile squilibrio che la presenza di quattro attaccanti porta alla squadra – e di situazioni positive il Frosinone ne ha avute, anche se non le ha sfruttate a dovere. Uno dei lati positivi della faccenda, però, è senz’altro il miglioramento del rapporto di gioco Jovetić-Icardi, che magari può essere riproposto anche al San Paolo. Anche se – con Mancini in panchina – non si può mai essere certi di chi scenderà in campo finché non si leggono le formazioni ufficiali.

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