Da Spalletti a Conte, cosa manca all’Inter per diventare grande? Tre parole chiave: gol, qualità e personalità

Da Spalletti a Conte, cosa manca all’Inter per diventare grande? Tre parole chiave: gol, qualità e personalità

Partendo dall’analisi dei limiti palesati dall’Inter di Spalletti, cerchiamo di capire cosa manca all’Inter di Conte per diventare grande

di Nunzio Corrasco, @ncorrasco

La stagione è ormai terminata da quasi un mese ed ora tutta l’attenzione dei tifosi e degli addetti ai lavori è rivolta alla sessione estiva di calciomercato. In casa Inter è arrivato Antonio Conte e con l’approdo dell’ex allenatore di Juventus, Chelsea e della Nazionale italiana sulla panchina della Beneamata, le ambizioni del club nerazzurro sono diventate decisamente più alte rispetto al passato.

Alla nuova Inter, infatti, non si chiederà di vincere già al primo anno del nuovo corso, ma almeno di competere per farlo. La nuova creatura che in queste settimane verrà plasmata da Conte, Marotta e Ausilio, dunque, dovrà necessariamente colmare almeno una parte del gap con la Juventus, in modo da avvicinare i campioni d’Italia e contendergli nell’arco di due stagioni  il titolo.

Antonio Conte

La nuova Inter di Conte da cosa riparte?

Fatta questa doverosa premessa, occorre necessariamente tornare con la mente alla stagione appena conclusa: se non si focalizza in maniera quanto più possibile oggettiva il punto di partenza, infatti, non si può capire fino in fondo dove è necessario intervenire. In tal senso, quando abbiamo guardato giocare l’Inter di Spalletti nel corso dell’ultimo campionato – ma il discorso si potrebbe estendere anche al biennio – sembrava di rivedere sempre la solita partita. Una partita che aveva un copione ben preciso e due facce della stessa medaglia: una dove le cose andavano per il verso giusto e si esaltavano i pregi della squadra, l’altra dove qualcosa andava storta e gli stessi identici limiti di sempre si palesavano inesorabilmente. Una situazione tanto frustrante da un lato, quanto preziosa dall’altro.

Il termine “preziosa” in questo caso non è frutto di un refuso, ma è assolutamente voluto: se, infatti, vogliamo sforzarci di guardare il bicchiere mezzo pieno, possiamo tranquillamente sostenere che la ripetizione quasi ossessiva delle medesime carenze non può fare altro che evidenziarle in maniera inequivocabile, rendendo più semplice il lavoro di chi opera sul mercato. In altre parole: Marotta e Ausilio dovrebbero avere ben chiaro in mente ciò che serve a questa Inter per compiere un salto di qualità, proprio perché i suoi limiti sono fin troppo evidenti per essere ignorati.

Quali sono stati i limiti dell’Inter di Spalletti?

Per individuare le enormi difficoltà dell’Inter di Spalletti nel corso della stagione appena terminata basterebbe leggere i numeri dell’attacco: 57 gol fatti in 34 partite, dietro ad Atalanta, Napoli, Juventus, Sampdoria e Roma. Numeri davvero imbarazzanti, ma che non bastano per chiarire fino in fondo i limiti di questa squadra. Sul banco degli imputati, infatti, non possono salire solo gli attaccanti, ma è l’intera manovra offensiva ad aver mostrato delle lacune davvero inaccettabili per chi ambisce a stare ai vertici del campionato (o almeno ambirà in futuro a farlo). Va detto che nella statistica ha pesato non poco la vicenda-Icardi.

Spalletti

Nella rosa attuale, dunque, mancano maledettamente gol e qualità. Tra centrocampo e attacco, infatti, in pochi, pochissimi hanno un buon rapporto con il gol, mentre la qualità può essere tranquillamente paragonata all’acqua nel deserto. L’Inter è una squadra fisica, monocorde, senza fantasia: un’orchestra con un unico spartito, incapace di cambiare marcia quando il piano A è fallito. Quando le difese avversarie sono schierate, i nerazzurri faticano oltremodo a trovare la via della rete: manca chi salta l’uomo, chi inventa la giocata nello stretto, in poche parole nell’Inter di Spalletti è mancata la qualità.

La squadra che è riuscita a centrare faticosamente il quarto posto, però, non è stata orfana solo della qualità. Un’altra assente ingiustificata è stata senza ombra di dubbio la personalità: spesso e volentieri, infatti, i nostri eroi si sono dimostrati troppo deboli mentalmente, finendo k.o. al primo gancio subito, senza la possibilità di rimettere in sesto il match. L’Inter di Spalletti, soprattutto nella seconda parte di stagione, ha sbagliato tutti i match point che ha avuto a disposizione, riuscendo a cogliere solo alla fine l’obiettivo Champions. I leader di questo gruppo hanno fallito o, almeno, hanno fallito nella misura in cui si ritenevano pronti per ricoprire i panni dei leader di un’Inter che potesse compiere un salto di qualità definitivo. Molti “senatori” non sono pronti ad essere dei leader e probabilmente non lo saranno mai.

Cosa serve all’Inter di Conte?

Alla luce di quanto detto, dunque, appare evidente cosa serva all’Inter di Antonio Conte. Per spiegarlo in maniera sintetica potremmo tranquillamente utilizzare tre parole chiavi che indicano chiaramente cosa l’Inter dovrà cercare sul mercato: gol, qualità e personalità. Sono queste le tre parole che Marotta e Ausilio dovranno ripetersi come un mantra nelle prossime settimane. L’Inter ha bisogno di calciatori che possono dare maggiore qualità alla manovra, ha la necessità di reperire sul mercato profili che possano garantire qualità negli spazi stretti e che abbiano nei piedi una dose considerevole di gol.
Quando ci ritroveremo ad affrontare squadre chiuse, dovremo avere chi sa saltare l’uomo e creare la superiorità numerica, chi sa sbloccare il risultato con una giocata estemporanea, chi sa segnare con continuità e non con il contagocce, chi finalmente riesce a portarci in vantaggio grazie ad una punizione ben calciata. A tutto questo, poi, va aggiunta la personalità: la nuova Inter di Conte dovrà poter contare su uomini che nelle difficoltà si esaltano e non si nascondono. Su leader che con la loro presenza consentono agli altri di migliorare le proprie prestazioni.

Beppe Marotta - Piero Ausilio

Insomma, il lavoro da svolgere sarà lungo e faticoso per Marotta e Ausilio, ma un errore non dovrà assolutamente essere compiuto: vale a dire quello di sopravvalutare un gruppo che ha già dimostrato in tutte le occasioni possibili di avere dei limiti strutturali che neanche un allenatore come Conte può cancellare. L’estate è appena iniziata e per chiarire ancora una volta cosa ci si attende dal mercato della Beneamata, potremmo prendere in prestito una canzone che molti anni fa aveva rappresentato un vero e proprio tormentone estivo, modificando qualche parola nel ritornello, con il nuovo motivetto che potrebbe suonare così: “Dammi tre parole: gol, qualità e personalità…

 

 

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