EDITORIALE – Ermeticamente chiusa

di

Di Giorgio Crico.

Uno zero a zero col Napoli, con questo Napoli, non si può buttar via a prescindere. Certo, si poteva vincere, ma si poteva anche perdere. La gara di sabato sera è stata infatti la tipica partita dove entrambe le squadre avrebbero potuto prevalere sino all’ultimo senza che nessuna delle due contendenti potesse poi recriminare su un’eventuale sconfitta. Sono stati i partenopei ad avere le chance più nitide ma i nerazzurri si sono resi più spesso pericolosi.

Gli occhiali finali, poi, consentono di porre l’accento anche su un altro dato: l’Inter non prende gol da tre gare di fila (terza difesa del campionato) e a San Siro s’è presentata la terza miglior realizzatrice della Serie A nonché la compagine che gioca con più attaccanti nel modulo in Italia (assieme alla Samp di Mihajlovic, altra ensemble contro la quale il Biscione ha concluso a rete inviolata). E il terzetto difensivo di Mazzarri non era neppure quello titolare ma piuttosto raffazzonato anzichenò. Il che significa una cosa sola: mentalità.

C’è da essere soddisfatti delle ultime prove della retroguardia: Sampdoria, Parma e Napoli sono squadre che infatti segnano piuttosto spesso perlomeno un gol e aver retto al loro urto non è certo cosa da poco. Un piccolo plauso ad personam va anche al buon Marco Andreolli: sostanzialmente unico “panchinaro fisso” del pacchetto di difensori centrali della rosa, l’ex Chievo ha dimostrato che, se c’è bisogno, lui può tranquillamente essere chiamato in causa senza paura di assistere a tracolli o alle tipiche amnesie di chi vede raramente il campo.

Il merito di questa rinnovata fiducia nella retroguardia va ascritto completamente a Walter Mazzarri e su questo non c’è opinione contraria che tenga. L’ex allenatore del Napoli è un difensivista, un catenacciaro? Può darsi, ma questo significa che almeno per quanto riguarda la porta di Handanovic si può stare tranquilli. Già, il vecchio Handa. Anche senza di lui forse staremmo parlando di altro.

Il portierone sloveno, infatti, nell’ultimo mese s’è completamente ritrovato, esprimendosi nuovamente su quei livelli stratosferici a cui ha abituato i suoi tifosi attuali (che comunque venivano dall’epoca di Julio Cesar, mica uno qualunque). Con Palacio Samir è probabilmente l’unico top player in rosa attualmente, uno che le partite magari non te le fa vincere ma certamente nemmeno perdere. A meno di offerte mostruosamente irrinunciabili, la rincorsa alla Champions League del prossimo anno non può non passare ancora dai guantoni dell’ex estremo difensore dell’Udinese, con buona pace di Bardi che, quest’anno, ha dimostrato di essere potenzialmente fortissimo ma di abbisognare ancora di quel bagaglio di esperienza necessario per difendere i pali del club proprietario del suo cartellino.

Per alzare gli obiettivi stagionali non si possono cedere i pezzi migliori e, a proposito di pezzi migliori, se l’Inter a fine stagione perderà probabilmente l’indimenticabile The Wall Samuel, comunque il rocciosissimo centrale argentino verrà rimpiazzato da Nemanja Vidic, non certo il primo venuto. E se Ranocchia sboccerà definitivamente come sembra stia finalmente accadendo e se Rolando verrà confermato e se Juan Jesus proseguirà ulteriormente sulla strada della maturazione come fatto negli ultimi anni… Beh, prepariamoci a una chiusura ermetica.

Che, come ha recentemente insegnato il catenacciaro Mourinho all’Europa e all’Inghilterra, non fa poi così schifo come base sulla quale costruire un progetto vincente.

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