EDITORIALE – I dolori del giovane Ishak

di

di Giorgio Crico.

Arrivato in estate nell’ambito dell’operazione di mercato più discussa dell’intera stagione, Ishak Belfodil ha dovuto fin dall’inizio combattere per affermarsi. Tra le mille voci che lo volevano come semplice pedina di scambio arrivata a Milano esclusivamente perché il Parma potesse permettersi il cartellino di Cassano, tra i tantissimi rumors che lo volevano lontano dall’Inter già a fine agosto “Perché a Mazzarri non piace“, tra un ramadan e un rigore sbagliato a Pinzolo (in realtà erano due), il numero 7 dell’Inter ha faticato parecchio a riscuotere una certa credibilità nell’ambiente nerazzurro.

Tuttavia l’algerino s’è mosso sotto a lavorare e, dopo un terrificante spezzone di partita contro il Cittadella nella Coppa Italia agostana, ha potuto rimettersi in mostra contro Cagliari, Torino ed Hellas Verona. Coi sardi l’ex Lione s’era messo in luce piuttosto positivamente, facendo il suo e venendo definito da Mazzarri addirittura come “Migliore in campo” a fine partita, con l’unica pecca di non aver trovato il gol che avrebbe regalato tre punti al Biscione.

Col Torino, invece, Belfagol ha dato il meglio di sé: il suo ingresso a match in corso ha spaccato la partita e la retroguardia granata ha faticato più del diavolo a cercare di contenere le scatenate scorribande di Ishak, che ha coronato la prestazione con il bellissimo assist per Palacio che ha condotto l’Inter a siglare il terzo gol e dunque cullare la possibilità dei tre punti fino al 90′. Sabato sera il suo ingresso in campo al posto di un Palacio che aveva necessità di fermarsi un attimo (non troppo, eh, giusto il tempo di riposarsi quel tanto che basta per mettere nel mirino l’Atalanta domani) era stato salutato con favore da pubblico e critica perché più o meno chiunque si aspettava un impatto simile a quello avuto la settimana precedente a Torino.

Belfodil dal canto suo risponde presente: corre, suda, si smarca, tira e si sbatte ma non incide più di tanto in una gara dove il gol di Rolando aveva sostanzialmente mandato in ghiaccio il risultato. Il numero 7 però non ci sta, è entrato e quel dannato primo gol con la maglia dell’Inter lo vuole a tutti i costi: per un attaccante, infatti, lo zero nella casella dei gol segnati è un fantasma che va scacciato il prima possibile, poco importa che sia una rete da tre, uno o nessun punto. L’agonismo del francoalgerino è intenso, ogni fibra di Ishak è protesa a farsi notare dai compagni per avere sui piedi quel pallone che vuole scagliare con forza alle spalle di Rafael il prima possibile, dunque Belfo si muove in continuazione lungo tutto il fronte d’attacco per essere reperibile il più facilmente possibile.

Tutt’a un tratto eccolo, finalmente il pallone giusto giunge dalle sue parti: il numero 7 della Beneamata controlla, mette nel mirino la porta scaligera e parte. Peccato che si allunghi troppo la sfera, ne perda il controllo e cerchi il contatto con Moras per invocare un rigore al quale, in fondo, non crede nemmeno lui. Come per suffragare agli occhi di tutti la sua convinzione che fosse effettivamente penalty, Belfodil decide anche di attaccare non più la porta ma uno squallido bisticcio col difensore dell’Hellas. Risultato: l’arbitro li nota e li caccia entrambi ma dopo il triplice fischio. E qui si consuma il dramma.

Perché con Milito lungo degente, con Palacio che è certamente un fenomeno ma non ancora sovrumano e con Icardi tornato malconcio dalla prima esperienza albiceleste, Ishak era finalmente diventato la seconda scelta (obbligata, ma sempre seconda) di Walter Mazzarri tra i punteros nerazzurri. Ora, inevitabilmente, il francoalgerino perderà i punti guadagnati finora con l’allenatore, al quale certi comportamenti proprio non vanno giù, figuriamoci se se ne rende protagonista un non titolarissimo, per usare un neologismo che molta stampa apprezza particolarmente se accostato al cognome del mister del Biscione.

Ora a Bergamo senz’altro Belfodil non ci sarà ma da questo piccolo grande dolore Ishak deve riprendersi in fretta, per tornare il prima possibile in campo ed essere il giocatore ammirato col Torino o col Cagliari. Quando sei giovane e incosciente i dolori arrivano ma dopo poco spariscono: così deve fare anche Belfogol e la tifoseria è anche disposta ad aspettarlo pazientemente, perdonandogli la sceneggiata con Moras, forse più tipica dell’altra metà di Milano e con un numero 45 coinvolto, non il 7 che fu di Luis Figo. Dunque aspettiamolo e perdoniamolo, il povero Ishak. A patto che, in cambio, ci prometta di togliere dalla casella dei gol segnati quell’orribile zero il prima possibile.

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