EDITORIALE – Il bomber da venti gol

di

Di Giorgio Crico.

Ennesimo pareggio interno, ennesima chance sciupata malamente per poter migliorare un saldo di punti che, in questo 2014, inizia a essere tutto fuorché positivo, specialmente in casa. Ma troppo facile sarebbe parlare dei problemi di quest?Inter, troppo semplice iniziare a scrivere ?crisi? dovunque, troppo banale criticare Mazzarri (perlomeno oggi, perlomeno in questa sede), troppo scontato unirsi alla foltissima schiera di critici, cinici, disillusi ed esegeti che tutto sanno del pallone.

Meglio allora guardare al bicchiere mezzo pieno che comunque Inter-Bologna lascia, perché uno (volendo anche due) c’è: si chiama Mauro Icardi e sta dimostrando in ogni partita che passa che può davvero essere il numero 9 dell’Inter per i prossimi (se va bene) dieci anni. Certo, Maurito deve ancora sgrezzare alcuni fondamentali, deve affinare la tecnica di base e migliorare la visione di gioco ma il talento per essere un delantero da 20 gol stagionali c’è ed è di tipo assoluto. Il ragazzo ha mostrato in questa stagione già un notevole repertorio, gol da fuori area compreso. Intendiamoci, ancora non è quell’Hernan Crespo che giura e spergiura che l’ex Doriano sarà un grandissimo ma può certamente diventarlo.

E dunque chissenefrega, solennemente, di Wanda Nara, chissenefrega se twitta più di Bobo Vieri, chissenefrega se ogni giorno il suo profilo Instagram è invaso da un milione di selfie di Mauro e fidanzata. L’importante è che il numero 9 entri in campo e faccia gol. E questo è un dato di fatto: non c’è una rete di Icardi che non abbia portato punti (eccezion fatta per la gara con l’Atalanta). Non che poi segni e basta: l’ex canterano del Barcellona sposta da solo gli equilibri delle difese avversarie, porta via uomini in marcatura (e Palacio spesso ringrazia), fa assist e sponde, è praticamente sempre determinante, persino quando commette errori, vedere il gol di Hernanes a Livorno per credere.

E oggi si parla di Dzeko, del Chicharito Hernandez, di Jovetic o di altri ancora ma, in realtà, il bomber vero l’Inter in ce l’ha già in casa. Uno che ha quel rapporto col gol tipico dei predestinati, uno che ha nel Dna quella capacità di trovarsi spesso e volentieri al posto giusto nel momento giusto, uno che, qualunque cosa accada, quel rettangolo bianco che ha dietro una rete lo mette nel mirino sempre e comunque. Più di un obiettivo, quello di segnare è un richiamo ancestrale per Icardi, una connessione mistica con il pallone oltre la linea di porta che solo i centravanti puri hanno. Un impeto naturale per l’esultanza che consente spesso a questa particolare razza di calciatori di studiare i loro festeggiamenti e prepararli con anticipo perché tanto sanno che, prima o poi, quel coso rotondo che va preso a pedate loro lo spediranno in fondo al sacco.

Nel poco luminoso presente di quest?Inter psicologicamente de-Militizzata davvero, per la prima volta in cinque anni, brilla invece la luce di Icardi Mauro da Rosario, di professione centravanti: come il Principe prima di lui, come Julio Cruz prima di lui, come Hernan Crespo prima di lui. Numero 9 con la rete gonfia nel sangue, il futuro della Beneamata.

Beneamata che in teoria avrebbe anche il numero 10 del futuro ma questa è tutta un?altra storia…

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