EDITORIALE – Un Mondiale poco nerazzurro

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Di Giorgio Crico.

Se una settimana fa ricordavamo il Mondiale sudafricano del 2010 per via del fatto che seguì il Triplete e portò con sé tanti dei campioni che avevano appena scritto la storia con la Beneamata al comando di José Mourinho, oggi, dopo quasi tredici partite giocate in Brasile, è un sentimento diverso che vive nel cuore di un interista: la drammatica assenza di un gran numero di giocatori del Biscione coinvolti nella competizione iridata.

Certo, gli ex sono ben presenti ma si tratta appunto di ex. Al di là della gara inaugurale tra Croazia e Brasile dove in tanti hanno osservato a lungo Kovacic e contemporaneamente atteso che Hernanes entrasse in campo, le sfide successive hanno visto ben poca Inter in campo. Se l’Italia è il solito focolaio di polemiche tra i tifosi nerazzurri e la stampa specializzata (che ormai da anni crocifigge la Beneamata perché “non investe né valorizza calciatori italiani”) ed è meglio evitare l’argomento, nelle altre compagini comunque si sono visti pochissimi giocatori che a livello di club difendono i colori della compagine meneghina nata nel 1908.

Campagnaro nell’Argentina con Alvarez e Palacio in panchina, Nagatomo nel Giappone, forse ci sarà Taider con l’Algeria.

L’annata nerazzurra, tra l’altro, non è nemmeno stata abbastanza soddisfacente da portare con sé ai Mondiali, come invece quattro anni fa, quel sentimento di gratitudine verso i singoli che spinse tantissimi a interessarsi del Camerun, dell’Olanda, dell’Argentina, del Brasile o della Serbia quattro anni fa. E un po’ è un peccato, quasi come sentirsi dire: “Mi spiace, ma il gotha del calcio mondiale non vi appartiene più“. Intendiamoci, non che non sia vero, ma dispiace sempre riscoprirlo, resta doloroso ogni santa volta che ce ne rendiamo conto.

Vista la malinconia che questa consapevolezza porta con sé, molti interisti (tra cui chi scrive) stanno sfruttando la kermesse iridata per osservare ancora o ex novo tanti dei possibili obiettivi estivi di Ausilio & co. Ieri erano più i giocatori svizzeri monitorati che quelli non interessanti (tra Schar, che non ha giocato, Xhaka e Behrami), durante Spagna-Olanda gli occhi non si staccavano dagli esterni oranje (Janmaat si sapeva, non si sa mai che anche Blind…) e così via anche per le altre selezioni che hanno tra i convocati possibili nerazzurri futuri, almeno secondo le voci che escono di giorno in giorno.

Una tortura, soprattutto considerando come si era abituati in precedenza, quando le stelle dell’Inter potevano legittimamente aspirare a essere anche stelle Mondiali.

E invece no, quest’anno ci si deve rassegnare e al limite fare talent-scouting. Perlomeno per sperare che Russia 2018 sia più nerazzurra di questo Brasile, così colorato nel complesso ma così povero dei colori della notte, “Il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle“.

Già, le stelle. Quelle che a San Siro non brillano più come prima.

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