EDITORIALE – Buon inizio. Ma non significa nulla

EDITORIALE – Buon inizio. Ma non significa nulla

Il consueto editoriale del lunedì sera, stavolta dedicato alla nuova stagione che apre i battenti nel modo migliore. Ma guai a pensare che l’Inter sia già un prodotto finito: Spalletti ha bisogno di molto tempo ancora

di Giorgio Crico, @gio_prankster

Un buon inizio, diciamolo serenamente. Battere la Fiorentina in casa alla prima giornata con un sonoro 3-0 non è affatto un cattivo modo per incominciare il nuovo campionato di Serie A, n’est-ce-pas? Certo, rimangono ancora ampissimi margini di miglioramento che lo stesso Spalletti s’è preoccupato di sottolineare più volte ma come primo impatto non c’è male. Ovviamente il test davvero impegnativo sarà quello della prossima settimana contro la Roma, perché la Fiorentina non solo sta attraversando un processo di ridimensionamento piuttosto massiccio ma è pure una squadra totalmente nuova, presentatasi a San Siro senza nemmeno poter schierare il suo miglior giocatore. Tuttavia era da anni (dal 2012, per la precisione) che l’Inter non iniziava il campionato con una vittoria senza appello e discretamente convincente, specie considerando che si è più verso metà che non fine agosto.

Ora, però, intendiamoci. Non è tutto oro ciò che luccica o, meglio, non è ancora (perlomeno) oro tutto ciò che luccica. 3-0 alla Fiorentina incluso. Prima di tutto perché si tratta di una sola partita – e per di più la prima della stagione – ma non solo; della Fiorentina ridimensionata verso il basso e in versione cantiere aperto s’è detto ma, soprattutto, la squadra non ha mostrato quella sicurezza assoluta che invece deve acquisire per cavalcare seriamente ambizioni di alta classifica da qui a maggio. Tra l’altro, volendo essere pedanti, si potrebbe anche sottolineare che al povero Spalletti erano stati promessi rinforzi di un certo tipo che, a tutt’oggi, non sono arrivati – e quasi sicuramente non arriveranno più; questo per dire che, in realtà, la squadra è ancora molto migliorabile.

Quel che adesso conta fare, però, è ridimensionare i facili entusiasmi che possono sgorgare dopo un esordio oggettivamente molto confortante: nessuno vuole togliere all’allenatore o ai giocatori i meriti per i primi 90’ della stagione però, allo stesso tempo, non è il caso di pensare allo scudetto (con buona pace dei “siamo l’Inter” populisti, dei discorsi sul blasone – citando Cruijff, quando vedremo blasone segnare un gol sarà sempre troppo tardi – e delle frasi motivazionali da Bacio Perugina sulla volontà di vittoria). Bisogna stare molto calmi e volare decisamente bassi perché, a oggi, non è stato fatto assolutamente niente.

Tutti ricordiamo come sono andati gli ultimi anni: in ogni stagione c’è stato un momento – più o meno breve – in cui l’Inter sembrava ingranare ed essere in grado di poter lottare quanto meno per il podio, anche quando era chiamata a compiere rimonte più o meno impossibili. È sempre andata nello stesso modo: entusiasmo, convinzione crescente, delirio di onnipotenza, tabelle con i punti per giornata, sconfitta pesante, fallimento, presagi di morte, peste e distruzione con tanto di insulti a chiunque. Ecco, evitiamo di trasformare questo inizio di stagione (che, appunto, consta di una sola partita, non dimentichiamolo) nella giusta e doverosa premessa per una cavalcata trionfale che, diciamolo adesso, è quanto di più irrealistico si possa sperare.

Sarebbe più sano e senza alcun dubbio più sensato continuare a mantenere dipinto sul viso quel meraviglioso broncio direttamente (e giustamente) figlio del rendimento della squadra lungo l’arco della stagione 2016/2017. Perlomeno potrebbe servire da sprone, hai visto mai.

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