EDITORIALE – E se Gabigol tornasse da fenomeno?

EDITORIALE – E se Gabigol tornasse da fenomeno?

L’editoriale del lunedì sera, che normalmente tratta di realtà (bella o brutta che sia), ma che stavolta abbiamo dedicato invece a un sogno, una fantasia – anche un po’ malata. Ma se il nostro buon Barbosa tornasse da Lisbona sano, salvo e (molto) migliorato?

di Giorgio Crico, @gio_prankster

Immaginiamo la scena: metà agosto 2018, San Siro, 20.45. Ottantamila persone tribolano sugli spalti nella spasmodica attesa dell’esordio stagionale dell’Inter perché l’estate che sta finendo ha portato con sé un vento di cambiamento fortissimo. Capitan Icardi è stato ceduto per 160 milioni di euro al Manchester City e la maglia numero 9, assieme alle chiavi dell’attacco nerazzurro, è stata consegnata a Gabriel Barbosa Almeida, noto ai più come Gabigol.

Il brasiliano è rientrato alla base milanese già il 2 luglio, reduce dall’esperienza stellare del prestito al Benfica, col quale ha vinto da protagonista il titolo portoghese ma, soprattutto, è arrivato sorprendentemente in semifinale di Champions League, eliminando in maniera incredibilmente convincente il Manchester City di Guardiola e passando il turno in modo rocambolesco anche con il Real Madrid campione in carica. Gabigol ha segnato in entrambe le doppie sfide: una doppietta da urlo in casa contro le Merengues e l’importantissima rete nel recupero a Manchester, col Benfica sotto 2-0.

Il puntero brasiliano torna a Milano forte di 27 gol in 46 partite, uno score pazzesco e di cui più o meno nessuno lo riteneva capace nel momento in cui ha preso l’aereo per il Portogallo, nell’ultimo giorno di mercato dell’agosto 2017. Qualche dubbio sul fatto che possa ripetersi anche all’Inter c’è: la Serie A non è il campionato portoghese e, soprattutto, Gabriel ha giocato benissimo anche grazie ai meccanismi creatisi nella sinergia perfetta Raúl Jiménez, lungagnone messicano il cui lavoro nell’apertura degli spazi ha agevolato enormemente la velocità dell’ex Santos.

Giocare da unico riferimento offensivo nel tridente mobile dell’Inter sarà qualcosa di enormemente diverso rispetto a fare la seconda punta nel Benfica ma Gabi non ha paura e, durante il ritiro estivo, prova a tranquillizzare i tifosi: «Io sono già stato qui per un anno intero e mi ricordo molto bene come si muoveva Icardi in campo, così come so da tempo cosa si aspetta il mister dal suo centravanti. So cosa posso dare alla squadra e so di poter essere efficace come Mauro anche se con uno stile diverso. Conosco già molto bene Ivan e Antonio, l’intesa non sarà un problema».

La fortuna dell’Inter sta anche nel fatto che il Brasile, che ha ovviamente convocato Gabigol per i Mondiali in Russia, ha comunque preferito puntare su Firmino e Gabriel Jesus, regalando al buon Barbosa solo scampoli di partita (compresi i venti minuti inutili giocati nei quarti contro la Francia, la partita che ha sancito l’eliminazione dei verdeoro), sicché il giocatore è rientrato in Italia anche con una grande sete di rivincita dopo un Mondiale passato più in panchina che altro. «Sembra che quando tutto stia per decollare, nella mia carriera, arrivi sempre un momento in cui sono costretto a stare in panchina, a veder lottare e soffrire i compagni. Lavorerò sempre più duro fino a che nessun allenatore voglia mai più mettermi in panchina ma sempre e solo in campo».

Guardando fuori dal tunnel che porta al centro del campo per la prima stagionale che, contemporaneamente, è anche la prima da trascinatore dell’Inter, Gabriel Barbosa, ormai pronto per raccogliere il testimone di Ronaldo Il Fenomeno, chiude per un attimo gli occhi e assapora l’odore dell’erba, rimarcato dalla pioggerella serale leggera che inumidisce il prato di San Siro, spandendone l’odore per gli spalti. Là fuori inizia la battaglia, là fuori dimostrerà a tutti che, nonostante sia arrivato ragazzino e sia stato costretto a essere un oggetto misterioso, ora è tornato da fenomeno.

Per restare.

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PS: sarebbe divertente se succedesse davvero, no?

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