EDITORIALE – Da calciatore a trascinatore

EDITORIALE – Da calciatore a trascinatore

Il consueto editoriale del lunedì sera, oggi incentrato su un calciatore che sembrava dovesse partire e, invece, alla fine è rimasto. Per crescere, per diventare campione, leader e trascinatore. Viaggio nella testa di Ivan Perišić alla ricerca della sua volontà di potenza

di Giorgio Crico, @gio_prankster

Per quanto si sappia perfettamente di dover rimanere molto, molto calmi (perché manca ancora all’appello una valanga di partite), bisogna però ammettere che “punteggio pieno” suona benissimo. Peraltro fa un effetto ancora migliore guardare la classifica di Serie A, nella quale solo tre squadre sono rimaste a nove punti su nove e una è, totalmente a sorpresa date le premesse stagionali, l’Inter. Tre vittorie di fila non sono certo un record ma è innegabile che possano costituire un ottimo modo per cominciare in serenità un’annata che, invece, non sembrava avere basi particolarmente solide al di là del valore oggettivo di Luciano Spalletti.

È un mese, ormai, che si ripete un ritornello dal sapore stantio ma che non perde di significato man mano che il tempo passa: il cantiere è più che apertissimo, c’è ancora tantissimo da fare. Tuttavia è anche vero che Lucky Luciano sta coniugando al meglio i progressi tecnico/tattici e la necessità di risultati, riuscendo per ora a ottenere entrambi. L’Inter che verrà si vede con sempre maggiore chiarezza domenica dopo domenica, passo dopo passo, ma è pur vero che anche ieri s’è vinto non senza patire. La SPAL è ben più squadra di quanto gran parte delle cronache della vigilia non dicessero, questo si può riconoscere, tuttavia va anche ammesso che la Beneamata s’è un po’ ingolfata nel secondo tempo, al punto che – senza quel numero assurdo di Perišić – la situazione avrebbe anche potuto peggiorare sensibilmente.

Ecco, proprio il croato Ivan s’è preso parecchie copertine, negli ultimi mesi: prima come sicuro sacrificato per far cassa e finanziare un mercato che, si supponeva, dovesse essere roboante; poi per dire che la sua conferma compensa il non-arrivo dei top player che si immaginava avrebbero gremito Appiano Gentile dopo la fine della sessione estiva. La verità sta probabilmente nel mezzo: la permanenza di Perišić è un successo personale di Spalletti, capace di parlare al giocatore in modo da persuaderlo non solo a rimanere ma addirittura a dare persino di più di quanto già fatto (anche attraverso alcune promesse, come il suo futuro miglioramento o la crescita della sua importanza per spogliatoio e club). Un successo dell’allenatore, appunto, ma non della dirigenza e, di conseguenza, non si può considerare un punto in più nella valutazione (impietosa) del mercato – anche se di questo se ne è già parlato abbondantemente nelle nostre pagelle al mercato dell’Inter.

Al contempo, però, è sotto gli occhi di tutti che il numero 44 abbia una voglia matta di prendersi il Biscione sulle spalle e diventarne finalmente uno dei leader carismatici di cui la squadra ha disperatamente bisogno. È un primo segnale di una crescita psicologica che può trasformare l’ottimo calciatore Ivan Perišić nel campione Ivan Perišić, facendo sì che l’esterno croato guadagni uno status che, a oggi, oggettivamente non ha mai avuto. E, del resto, solo il Cielo sa quanto anche l’Inter abbia un disperato bisogno di campioni.

Forse, in fin dei conti, il vero successo di Luciano Spalletti non è stato tanto il convincere Perišić a rimanere a Milano, quanto l’accendere nei suoi occhi il desiderio bruciante di fare quel passo di maturazione – e carriera – in più che gli consenta di passare dall’essere una risorsa tecnica anche molto rilevante a uno dei cuori pulsanti della squadra. Chiunque abbia visto l’Inter degli ultimi quattro o cinque anni sa che tra le due cose passa tutta la differenza del mondo. Ed è anche dal buon esito di questo rito di passaggio a cui l’uomo di Certaldo sta sottoponendo il giocatore più talentuoso della rosa che passeranno buona parte dei futuri destini nerazzurri. Stiamone certi.

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