EDITORIALE – La stagione ricomincia oggi

EDITORIALE – La stagione ricomincia oggi

Un editoriale che sottolinea come non ci sia tempo da perdere. Anche perché qualunque bilancio stagionale sarebbe insensato…

di Giorgio Crico, @gio_prankster
mirabelli ausilio

Ieri abbiamo seppellito in fretta e furia una stagione 2016/2017 che nessuno avrà piacere a ricordare, negli ambienti interisti. Tre allenatori veri, uno ad interim richiamato due volte, una squadra mai apparsa convincente a eccezione di un paio di mesi di picco di forma sotto la guida di Pioli, un’eliminazione dall’Europa League ridicola in sommo grado, calciatori pagati milioni e milioni mai veramente assurti al rango di titolari, un progetto iniziato malissimo – ammesso che ci sia mai stato – e finito ancora peggio, una proprietà nuova che sta facendo di tutto per commettere più errori possibili durante il proprio apprendistato ed ex azionisti di maggioranza scomparsi più o meno nel nulla. Oltre ad altri mille e un problema più legati alle contingenze che non serve nemmeno ricordare. In tutto ciò, la costante immersione nelle solite, immancabili, insostenibili enormi quantità di rumore e chiacchiericcio per la minima cosa. E ora l’ennesima rifondazione o quasi.

Perché per migliorare una situazione devastante le cui macerie non smetteranno di fumare ancora per mesi come quella attuale non basta poco. Anzi. Tocca lavorare durissimo e seriamente. E occorre farlo da oggi. Da ieri no, siamo clementi, una notte di pausa ci può stare. Ma l’Internazionale Football Club deve sapere che le operazioni di ricostruzione devono ricominciare prima di subito. E, anzi, la strategia dalla quale ripartire deve essere già pronta, pochi scherzi. Perché dopo un simile disastro tecnico e soprattutto gestionale non si può pretendere di dare una ripassata alle pareti, mettere uno zerbino nuovo e rifare le tende per poter tornare a sognare in grande. No. Qui tocca ripartire da radici molto più profonde.

E, vedendola così, francamente lasciano interdetti le parole di Piero Ausilio, il quale – anche prima della partita di ieri – s’è professato convintissimo del valore della squadra di quest’anno e ha sottolineato ancora una volta che migliorarla non è semplice. Si può capire che il Fair Play Finanziario sia ancora una bella scocciatura, si intuisce che – ora che chiunque conosce la disponibilità economica di Suning – l’Inter si sentirà chiedere vagonate di milioni anche per un panchinaro 17enne, si comprende che convincere dei calciatori bravi e arcinoti a raggiungere un club che non fa nemmeno le coppe sarà complicato ma per favore basta con questa storia che la rosa è forte. La rosa non è forte, la rosa è tutto sommato accettabile, tutt’al più. È un fatto.

E i motivi per cui la rosa non è né buona né, tanto meno, eccellente sono principalmente due: è piena di lacune (perché certi profili di giocatore, come ormai capita da anni, non li ha proprio) ed è tendenzialmente male assortita (doppioni in abbondanza, giocatori che in un settore sono particolarmente dotati a fare certe cose e in un altro a fare l’opposto, troppi uomini che chiedono palla sui piedi e nessuno nello spazio e via così). Dunque, se si parla di patrimonio tecnico, questa squadra può essere migliorata eccome, probabilmente. Ausilio però ha deciso o di difendere la rosa fino all’ultimo secondo della stagione prima di attuare un bel repulisti – scelta politicamente molto saggia, nel caso: i panni sporchi si lavano in famiglia – oppure trollare, visto che tanto si era agli sgoccioli dell’annata, per quindi attirare su di sé gli asti vari ed eventuali dei media allontanandoli dalla squadra. Se invece avesse detto sul serio sarebbe semplicemente un tentativo di difendere il proprio lavoro: ne ha facoltà ma, allo stesso modo, l’astante ha ugualmente la facoltà di rimanerne deluso, visti i risultati sul campo.

Ma anche ammettendo per ipotesi che l’Inter di adesso sia già fortissima, il lavoro non si esaurisce certo col mercato. La famiglia Zhang deve considerare l’attuale organigramma e capire come fare a organizzarne uno nuovo molto più funzionale, capire chi inserire in società e con quali compiti (Sabatini non è altro che un buon inizio ma, appunto, solo un inizio) e, ovviamente, va scelto con attenzione assoluta e fiducia totale un nuovo allenatore da tenere in panchina almeno tre anni che imposti una nuova Inter che possa durare. Almeno più della vita di una farfalla.

Rimbocchiamoci le maniche, sarà un’estate infinita.

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