EDITORIALE – Ode a Gagliardini

EDITORIALE – Ode a Gagliardini

Il consueto editoriale del lunedì, stavolta obbligatoriamente dedicato a uno dei simboli del contemporaneo rinascimento nerazzurro, Roberto Gagliardini da Bergamo. In breve: il centrocampista che l’Inter non meritava ma di cui aveva un disperato bisogno

di Giorgio Crico, @gio_prankster

Ma dov’era Roberto Gagliardini un anno fa?

La risposta è banale per chiunque abbia a portata di mano una connessione internet: Gagliardini, un anno fa, era in Serie B, a Vicenza, in procinto di tornare alla casa madre Atalanta dopo non aver disputato nemmeno la metà dei minuti disponibili con la maglia biancorossa (808 su 2070). In pratica era un panchinaro senza infamia e senza lode di una compagine che, quando è tornato a Bergamo, aveva quattro punti di vantaggio sulla zona retrocessione e poco più della metà dei punti del Crotone capolista. Il Crotone dove giocavano (e giocano tutt’ora, in più di un caso) tendenzialmente titolari Stoian, Salzano, Barberis e Martella.

Adesso sappiamo come siano invece messi i poveri rossoblù – purtroppo per loro, sia chiaro, non c’è accanimento alcuno verso i simpatici calabresi – e sappiamo ancor meglio dove sia finito Gagliardini Roberto da Dalmine, bergamasco per metà marchigiano e per metà siciliano (non a caso, ieri, ha salutato i suoi cugini visto che l’Inter giocava a Palermo). Il Vicenza invece, se qualcuno se lo stesse chiedendo, manco a farlo apposta, è praticamente nella stessa posizione dello scorso anno: ha giocato una partita in meno e ha un punto in meno rispetto a quasi 365 giorni fa ma ha conservato l’enorme distanza dalla capolista e quel pugno di lunghezze sulla zona retrocessione, continuando a galleggiare nell’ultimo terzo della graduatoria.

Intanto, l’ormai ex centrocampista della Dea s’è insediato nel centrocampo dell’Inter e pare essere diventato insostituibile nel giro di una decina di giorni, giocando ogni singolo minuto disputato dalla sua nuova squadra. In tantissimi, più ancora che dalle doti tecniche, sono rimasti favorevolmente colpiti dalla personalità del neo numero 5 del Biscione perché Gagliardini gioca da veterano – esattamente come faceva a Bergamo – ma stavolta in un club che ha bruciato decine di giocatori probabilmente persino più talentuosi di lui, che gioca in casa in uno stadio che può essere opprimente come San Siro e per un pubblico che non s’è fatto problemi a beccare Ibrahimović et similia. Alla luce delle prime tre partite giocate con l’Inter dal centrocampista italiano, dunque, si può già dire che Gagliardini s’è preso l’Inter, nonostante i documenti ufficiali della compravendita con l’Atalanta dicano il contrario.

Al momento (e sarebbe bello che non finisse mai, questo momento) il mediano di origine orobica è – parafrasando Christopher Nolan nel suo Il Cavaliere Oscuroil centrocampista che l’Inter non merita ma di cui aveva bisogno. Non merita perché il tipo di giocatore che Gagliardini incarna non è nemmeno stato preso in considerazione quest’estate nonostante fosse palese a chiunque che un centrocampista con le sue doti da incursore e da normalizzatore di gioco mancasse da ere geologiche: un errore molto grave a cui sì è stato posto rimedio ma che rischiava di macchiare indelebilmente un’intera stagione. Al contempo, però, anche un profilo di cui aveva disperato bisogno per le stesse identiche ragioni.

Per fortuna, invece, adesso Roberto Gagliardini c’è.

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