EDITORIALE – Paranoia estiva

EDITORIALE – Paranoia estiva

Il consueto editoriale settimanale, eccezionalmente di mercoledì, che cerca di viaggiare nei meandri della psiche del tifoso nerazzurro (messa a dura prova da un calciomercato di difficilissima lettura). C’è un tesoro nel porto sepolto mentale?

di Giorgio Crico, @gio_prankster

Ci sono i fatti, tanto per cominciare. Un’analisi inizia sempre così, dai fatti. E, in questo caso, i fatti sono semplici da riepilogare.

Spalletti racconta che ha ricevuto delle garanzie su quello che sarà il mercato di questa estate e che, per quanto consideri valida la rosa di giocatori a disposizione, ritiene che qualche innesto (“Due, tre, quattro” per citarlo letteralmente) andrà necessariamente fatto; Ausilio conferma di essere al lavoro su diverse piste per integrare quella che viene valutata come una rosa già forte pur ammettendo che non si potranno inseguire giocatori che guadagnano dai 10 milioni di euro l’anno in su ma, ciò nonostante, l’Inter è al lavoro; infine Sabatini sostiene che i profili messi nel mirino dall’Inter sono tutti di altissimo profilo e, quindi, operazioni molto complesse visto che le società che detengono il cartellino degli oggetti del desiderio nerazzurro non hanno la benché minima intenzione di lasciarsi scappare le loro gemme, facendo comunque intendere che i calciatori seguiti sono del calibro di Nainggolan, Vidal et similia.

Ora, ci sono due possibili interpretazioni possibili per questa sequenza di fatti.

Nel primo scenario, i nostri tre moschettieri contemporanei hanno tutto sotto controllo, non ci sono incongruenze tra le loro versioni dei fatti e il panorama che dipingono è molto semplice: la rosa attualmente in forza all’Inter è buona, decisamente buona, ma va migliorata tramite innesti di un livello superiore a ciò che è già a disposizione di Spalletti. Ciò è possibile solo con calciatori di livello molto alto – ma non così alto da essere irraggiungibili (tipo Messi, Ronaldo, Pogba o Hazard, per dire) – che, però, sono estremamente difficili da acquisire, date per l’appunto le loro condizioni contrattuali proporzionali alla loro riconosciuta capacità di spostare gli equilibri.  La sensazione che si ricava dalla somma delle parole dei tre, comunque, è che per fare degli acquisti efficaci ci sarà bisogno di inserire in squadra dei giocatori molto, molto forti. Perché acquistare altri comprimari per il gusto di farlo non avrebbe senso (che, poi, è quel che dice Ausilio da mesi e mesi). I media, nel dubbio, hanno iniziato a sparare nomi di altissimo calibro fin dall’inizio, arrivando addirittura a quello di Gareth Bale ma passando per i vari Vidal, Matić, Verratti e compagnia cantante.

Nella seconda lettura possibile dei fatti, tutta la comunicazione nerazzurra messa in scena finora è pura facciata o quasi. Gli obiettivi più o meno sbandierati tipo Nainggolan sono anche reali ma sono talmente difficili da prendere che risultano essere più che altro manifestazioni di una certa demagogia. Quindi, trovandosi la strada sbarrata sui top player o presunti tali, l’Inter vira su profili molto più abbordabili ma che sono palesemente un paio di gradini sotto le aspettative della gran parte del pubblico. Vecino è un buon giocatore ma è ovvio che, se si parla di Nainggolan, Vidal e Matić, veder comparire il suo nome lascia perplessi. Così come può accadere nel caso di Keita, il quale viene vissuto come sostituto di Perišić e, spesso, ridimensionamento di ambizioni, visto che le ipotesi che si sono fatte prima che uscisse il suo nome culminavano in Di María; quel che salva l’ex vivaio del Barcellona sono la giovane età e il potenziale, che consolano parzialmente il tifoso medio. Anche qui i media si sono sbizzarriti e danno il senegalese e l’uruguaiano in arrivo ormai da tre giorni, un po’ come Dalbert che – in effetti – è ancora a Nizza.

In tanti si stanno riscoprendo spaventati dal fatto che questo secondo scenario possa essere quello reale in virtù delle uniche due operazioni concluse finora, ossia le acquisizioni di Milan Škriniar e Borja Valero. Giocatori senz’altro degni di interesse per più di un motivo ma che paiono, allo stesso tempo, più obiettivi in linea con i mercati al risparmio dell’egida Thohir che non con l’ambizione di Suning. Gli eventuali arrivi di Vecino e Keita Baldé sarebbero dello stesso genere di quelli del difensore slovacco e del centrocampista spagnolo: decenti, magari anche funzionali (che poi, in realtà, dovrebbe essere il criterio base), ma nel complesso molto poco esaltanti. E, si sa, se si promettono Costa Smeralda e Sankt Moritz ma poi arrivano Gatteo Mare e Ovindoli (con tutto il rispetto per Gatteo Mare e Ovindoli, naturalmente) non ci si può lamentare se la gente rimane delusa.

Ora, è chiaro che sarà lo stato della squadra al primo di settembre a definire se la tifoseria debba irritarsi o applaudire l’operato della dirigenza. Ma è evidente che una non troppo sottile vena di paranoia – sicuramente causata anche dal mercato maestoso del Milan – ha iniziato a serpeggiare attraverso l’ambiente interista; una paranoia fastidiosa che, probabilmente, potrebbe trasformarsi in insoddisfazione e addirittura contestazione già alla prima giornata. E il tutto perché, principalmente, alla Beneamata hanno scelto di cavalcare la comunicazione in stile grandeur, in pratica legittimandola, nonostante il fatto che, più che scelta dalla dirigenza, sia stata appioppata all’Inter dal mondo dell’informazione. Questo il vero vulnus della situazione nerazzurra di quest’estate, questo il motivo per cui a ogni presa di posizione dirigenziale seguono la lettura più logica e superficiale e quella più complottista e pessimista.

In un clima del genere, essere tifoso e sforzarsi di aver fiducia è un problema. Giornalisticamente, invece, rimandare il giudizio non è semplicissimo perché è complicato astrarsi dal flusso degli eventi e ragionare in proiezione futura di più di un mese. Inoltre, è inevitabile che lo sfondo emotivo influenzi il giudizio finale e, al momento, quello nerazzurro non è un ambiente particolarmente fiducioso o rilassato. Più rassegnato, in realtà – almeno per quanto ne è dato capirne osservandolo oggettivamente. Ovviamente basterebbe però un Nainggolan a risollevare gli animi, come sempre.

La morale della favola, comunque, è che l’estate dell’Inter è sempre complicata. Quest’anno anche paranoica.

IL PAZZESCO GOL DEL DIVINO!

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