EDITORIALE – Per favore, parliamo dei progressi

EDITORIALE – Per favore, parliamo dei progressi

Il consueto editoriale del lunedì, puntuale come un orologio (o come le tasse). Stavolta su qualcosa che in realtà è sotto gli occhi di tutti ma di cui non vuole parlare nessuno

di Giorgio Crico, @gio_prankster

Rispetto a una settimana fa, in cui si parlava di sette giorni cruciali per capire che Inter sarebbe stata quella pronta ad andare in scena da qui a fine stagione, si potrebbe anche azzardare che il Biscione sia stato ridimensionato nelle sue ambizioni, in tutte le sue ambizioni: fuori con perdite dalla Coppa Italia e sconfitta allo Juventus Stadium dalla capolista di Serie A con conseguente interruzione della striscia positiva di sette vittorie.

Questo dicono i crudi risultati, questo dice una prima lettura superficiale degli ultimi 180’. Un’analisi più chiara e profonda, però, rivela una verità di segno quasi opposto: nonostante i ko effettivamente dolorosi (ed evitabilissimi, specie quello con la Lazio) il progetto Inter made in Pioli prosegue senza mollare un centimetro, anzi. La reazione avuta nonostante l’inferiorità numerica e il doppio svantaggio contro i biancocelesti è stata infruttuosa a livello di risultato ma estremamente incoraggiante per quanto concerne la crescita di una mentalità combattiva e coesa. Allo stesso modo, il primo tempo di ieri a Torino – nonostante si sia concluso col bolide di Cuadrado e lo svantaggio – ha finito di dimostrare quanto sia cresciuta in personalità questa incarnazione della Beneamata.

Non solo: proprio a livello tattico, il gruppo sta interiorizzando i principi del mister in maniera sufficientemente profonda per poterli applicare anche vestendo un diverso abito tattico (cioè cambiando modulo), eventualmente pensato specificatamente apposta per fronteggiare un avversario in particolare – come ieri sera, per l’appunto.

Però tutto ciò interessa molto poco al tifo nerazzurro e, di rimando, ai media (che non sono proprio celebri per stuzzicare il lato migliore degli appassionati, in questo paese). Anzi, il tifoso medio è amareggiato al punto da pensare solo ai torti – veri o presunti non ce ne importa un fico secco – vissuti in quel dello Juventus Stadium, alla conseguente sconfitta e al fatto di aver perso tre punti dalle prime tre della classe. È amareggiato perché – anche giustamente – sperava di giocarsela e magari strappare punti persino nella tana del lupo più pericoloso d’Italia. E se l’è giocata, anche alla grande, per almeno 45’. Però poi il ko e i due rigori sospetti hanno distolto totalmente l’attenzione dalla prestazione (che, comunque, non è stata perfetta fino in fondo, altrimenti si sarebbe vinto anche senza tiri dal dischetto).

I media stanno cavalcando quest’onda, mai paghi di clic e capaci di sfruttare ad libitum il livore dei sostenitori nerazzurri che, in larga maggioranza, non stanno riuscendo a conservare la lucidità necessaria per rendersi conto che erano anni interi che non si giocava così bene allo Juventus Stadium e che, nonostante la sconfitta, l’attuale Inter sta ponendo basi tecnico-tattiche solide come mai prima, dal 2010 a oggi.

Chi è riuscito (a fatica) a elevarsi oltre le polemiche arbitrali, in maniera più raffinata ma forse ugualmente poco costruttiva, ha iniziato a fare processi ai giocatori che ultimamente stanno rendendo meno bene (segnatamente Brozović e Candreva ma i detrattori “storici” di Icardi riappaiono sempre quando Maurito non segna e, ovviamente, c’è chi non vuole più in campo né Éder, né Palacio. Sul Trenza, purtroppo, il discorso è sempre lo stesso, sull’italo-brasiliano invece la prevenzione regna sovrana fin dal suo arrivo, un anno fa). La squadra sta finalmente assorbendo fino in fondo un’identità precisa e Pioli inizia a mostrare di avere idee non chiare ma cristalline: è lapalissiano che proseguirà per la sua strada a prescindere da tutto e tutti, figuriamoci se deve tenere in conto i pareri dei social o le sponsorship dei tifosi vulgaris. D’altro canto è pure legittimo, per i tifosi, provare a immaginare il miglior assetto possibile (e la regola secondo cui chi non gioca ha sempre ragione non passa mai di moda) ma la vis polemica osservata tra ieri e oggi è chiaramente figlia della frustrazione post sconfitta ed è già degenerata fin troppo in processi sommari e bocciature ridicole.

La morale finale è una sola: chi segue l’Inter e la ama non deve farsi fuorviare dagli ultimi due risultati, dalla rivalità storica con la Juventus o dai media che soffiano sul fuoco bensì deve concentrarsi sulle prestazioni, solo quelle, e individuarne i pregi – soprattutto attitudinali e psicologici – che continuano ad aumentare. E, perché no, sottolineare i difetti tecnico-tattici che ancora sopravvivono.

Altrimenti, per citare forzatamente Galliani, non ci evolveremo mai.

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