EDITORIALE – Una vittoria inutile

EDITORIALE – Una vittoria inutile

Il consueto editoriale del lunedì sera, stavolta costretto dai fatti a occuparsi di una delle vittorie più inutili della storia nerazzurra recente. Qualcosa che non allieva le sofferenze ma alimenta il risentimento, probabilmente

di Giorgio Crico, @gio_prankster

…e quindi, nel senso deteriore possibile, una vittoria in pieno stile Inter. Ai nerazzurri non è mancato nulla, ieri: il classico e immancabile svantaggio arrivato logicamente dopo mezz’ora di sberle molto male incassate; la sensazione continua di un imminente tracollo; un’incapacità di intendersi che rasentava il licenziamento per giusta causa se si considera che questo gruppo si allena assieme da ormai un anno – e il grosso della rosa in campo ieri è ad Appiano da ben di più, tendenzialmente; l’insopprimibile presentimento che la voglia di giocare fosse rimasta sul Frecciarossa dopo lo sbarco a Roma; un gol casuale che rimette a posto il punteggio da parte di uno dei due o tre che stava giocando come se ci fosse ancora qualcosa in palio; un altro gol casuale che regala un vantaggio inaspettato; un avversario che si sconfigge da solo anche a livello disciplinare; la timidissima riscoperta di poter anche giocare a calcio senza rimediare figuracce. E, per i maligni, una ritrovata voglia di fare tre punti data dalla consapevolezza di aver evitato i preliminari di Europa League.

Comunque la si pensi sulla questione della qualificazione europea, resta innegabile che Lazio-Inter di ieri sera è stata una partita discretamente folle della quale, quasi certamente, nessuno dei presenti in campo – riserve incluse – avrebbe saputo spiegare coerentemente il risultato al termine del primo tempo e che, si può dire, l’Inter ha vinto più o meno per caso, se non addirittura per un’altra ragione che pure inizia per C ma che non è fine nominare. Ed è una partita perfettamente in linea con l’immagine che si dà di questa squadra fin dal principio di quest’anno: poco coesa, spesso non molto convinta ma con individualità in grado di far saltar fuori episodi favorevoli dal nulla senza alcun tipo di costrutto sensato sottostante, quasi senza nemmeno volerlo.

Il problema è che vincere contro questa Lazio, in trasferta, e ricordare contestualmente che i punti fatti contro gli strepitosi biancocelesti di questa stagione sono stati sei, non fa altro che acuire l’arrabbiatura che l’Inter provoca nell’astante medio. Perché anche ieri la squadra due o tre sforzi concreti (sforzi dei suoi, eh, quindi dando l’impressione di fare un’enorme fatica a trovare un’organizzazione sensata e senza mai sembrare in fiducia, se non a 3-1 acquisito e con la doppia superiorità) per mantenere un risultato che, pure, era maturato in maniera assolutamente rocambolesca. Segno che, con uno straccio di motivazione appena appena concreta, questa squadra saprebbe addirittura sacrificarsi e, perlomeno, sudare.

Però, per quanto veder vincere l’Inter adesso che non conta più nulla sia come spargere sale su delle ferite aperte, resta pur vero che assistere ad altre sconfitte – e magari sconfitte brutte, con tanto di figure barbine – sarebbe senz’altro anche peggio. E poi non va assolutamente dimenticato che, in realtà, il sipario è già calato su questa stagione e gli ultimi 90’ serviranno solo come ultima passerella (a questo punto più una walk of shame che altro) quindi anche chi giudica, per quanto non possa ricacciare indietro i nervi ormai abbondantemente oltre il “fior di pelle”, è già ampiamente rassegnato. E in qualche caso pure terrorizzato dall’avvenire.

Eh già, signori miei, terrorizzato. Perché in tutto ciò il calciomercato è alle porte. Considerando com’è andata fin qui col toto allenatore, fate vobis.

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