Difesa a tre, l’Inter ci riprova: da Zaccheroni a Gasperini, ecco com’è andata prima di Conte

Difesa a tre, l’Inter ci riprova: da Zaccheroni a Gasperini, ecco com’è andata prima di Conte

Il tecnico leccese non è il primo a provare questo sistema di gioco, che negli ultimi anni ha avuto nella Milano nerazzurra risultati altalenanti

di Redazione Passione Inter

“Partiremo con la difesa a 3”:  fra colpi e situazioni di stallo i tifosi dell’Inter hanno avuto subito una certezza nella prima estate di Conte a Milano. Il suo amato 3-5-2 verrà riproposto, con interpreti principali Skriniar, De Vrij e Godin. Al netto dell’infortunio dell’urugaiano, i 3 almeno sulla carta promettono garanzia di solidità ed esperienza, intelligenza tattica e  indiscusse doti tecniche; insomma un trio quasi perfetto che con un portiere di nome Handanovic, a completare il reparto, sembrerebbe promettere guerra a qualsiasi attacco in circolazione.

Ma prima di Conte,  anche altri allenatori, in tempi non remoti, hanno adottato la difesa a 3 con risultati alterni. Andiamo con ordine. 

ZACCHERONI – Con il tecnico romagnolo, subentrato in corso d’opera a Cuper dopo averlo sconfitto solo un anno prima nella storica disfatta del 5 maggio, le cose per l’Inter non andarono proprio bene; tralasciando infatti le poche gioie tra cui la vittoria esterna contro la Juventus, la squadra di Materazzi-Cordoba-Cannavaro non riesce a lasciare il segno pur qualificandosi in extremis per la Champions League. Lui, con i cugini rossoneri, fu il primo allenatore in Italia a vincere lo scudetto con i tre centrali difensivi. A fine campionato la squadra risultò comunque la terza miglior difesa con 37 gol subiti contando 17 vittorie su 34 partite.

GASPERINI – Con il suo arrivo Moratti pensò di aver finalmente trovato un degno successore del “vate” Mourinho. Stimato molto dal presidente per la sua duttilità tattica, Gasperini impostò sin da subito la sua filosofia di gioco applicata ad una difesa di tutto rispetto (Ranocchia-Samuel-Lucio). Anche in quel caso però, complici sfortuna e la sfiducia dei giocatori e dei tifosi nei confronti del modulo. I risultati a fine stagione furono la commistione di ben 3 idee di gioco differenti (Gasperini, Ranieri, Stramaccioni) e non poterono che essere negativi con la Beneamata che raggiunse i play-off di Europa League terminando solo sesta in Serie A e subendo ben 55 gol. 

STRAMACCIONIStrama all’Inter portò tanto entusiasmo e inizialmente qualcuno si affrettò a scomodare illustri paragoni. Nella stagione 2012-2013 la falsa partenza è seguita da un filotto di 8 vittorie culminato con la  prima (e unica) vittoria interista allo “Juventus Stadium” proprio con la difesa a 3 formata da Juan-Samuel-Ranocchia che sembrava potesse essere la soluzione ai problemi iniziali della squadra. E invece il tempo e gli infortuni non diedero ragione al giovane romano che terminò la stagione con un nuovo record negativo di 16 sconfitte, 57 gol subiti e una differenza reti al passivo!

MAZZARRI – Con il tecnico toscano l’Inter ci riprova: il 3-5-2 è il suo marchio di fabbrica da sempre, Campagnaro lo segue nella sua avventura nerazzurra ed al fianco di Ranocchia e Juan Jesus promette di formare una linea difensiva affidabile. Al primo anno Mazzarri strappa un quinto posto che vale l’Europa League, con 62 gol fatti e 39 subiti, ma nella stagione successiva viene licenziato dopo poche giornate, fra i mugugnii di San Siro, stanchi di un gioco che non decolla e delle sue celebri “scuse” ai microfoni dei giornalisti (fatale la frase “e poi ha cominciato anche a piovere”, pronunciata al termine di un Inter-Verona finito 2-2).

SPALLETTI – Il mister di Certaldo non fu proprio un amante del modulo a tre difensori adottandolo negli ultimi due anni solo in sparute circostanze e per motivi dettati soprattutto dalla necessità di essere speculari all’avversario. Ma anche nell’ultima stagione dopo aver praticamente annunciato il cambio di modulo, Spalletti predilesse i suoi soliti 4 difensori e nel farlo ebbe tutta la ragione del mondo.

Una sfida nella sfida per Conte dunque. Se realmente vorrà modificare il DNA dell’Inter, da pazza a regolare, per di più variandone il modulo fedelmente alle sue idee, dovrà fare i conti anche con la storia che ha visto la Beneamata trionfare sempre con i classici 4 difensori a protezione della porta: la rivoluzione parte da qui. 

Di Marco Manniello

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