L’Intertinente – Inter-Juventus spiegata con Conte: l’eternità di un dualismo tra rivalsa ed Interismo

L’Intertinente – Inter-Juventus spiegata con Conte: l’eternità di un dualismo tra rivalsa ed Interismo

Una rubrica per rafforzare un concetto: l’impertinenza di essere nerazzurri

di Alex Angelo D’Addio

L’Inter è una sorta di predisposizione genetica: se non si ha connaturato quell’anche infinitesimale accenno di irrazionalità, non v’è modo che ci si sforzi per adeguarsi, o peggio ancora per simulare. Antonio Conte, di illogica e pure di sfrontatezza, ne ha da vendere: il terremoto mediatico causato dalla scomodità delle sue uscite – inerenti alla davvero minimale, seppure non priva di sensatezza, bagarre sulla rimozione della stella commemorativa dall’Allianz Stadium -, alla vigilia della Juventus, diventa immediatamente comprensibile ed inevitabile sulla base della magistrale interpretazione che l’allenatore nerazzurro dà del suo ruolo.

Infatti, proprio lui che ha difeso i colori della Vecchia Signora sul campo da capitano e nel perimetro dell’area tecnica da motivatore e stratega – ridonandole un profilo di eccellenza e di lustro in Italiaplasmandola anche per la riacquisizione di una mentalità europea -, oggi si ritrova a consumare il prato dirimpetto alla panchina della Beneamata con il suo carisma e la sua temerarietà, e non si fatica a capirne il motivo. Per l’appunto, Conte sta dimostrando di avere intrinseca quella imponderabilità che è praticamente l’essenziale per affiliarsi alla liturgia di un Interismo profondo.

Poi, ovviamente, c’è la partita: la sfida alla Juventus è fascino ed ostinazione, proscenio di rilievo ed orizzonte di tradizione, sussulto e talvolta delusione; come sempre, è il grido di ribellione ad uno status-quo calcistico ossidatosi nei successi bianconeri, e che necessita di essere capovolto. Proprio il canonico incontro settimanale con la stampa di ieri ha delineato quest’ultimo proposito: Conte è artefice di una rivoluzione che è in atto e che non coinvolge soltanto la sfera organizzativa e quella gestionale, ma include dimensioni tecniche e comunicative.

Sul rettangolo verde, gli uomini dell’Hartman leccese si stanno esprimendo su livelli entusiasmanti, che si spera trovino prosieguo nel lungo periodo: a Genova e nel primo tempo di Barcellona, si è apprezzata un’Inter che, a memoria, è difficile da confrontare con le precedenti formazioni neroblu, sul piano della iniziativa di gioco e della personalità. E pur volendo dar adito ai polemisti di professione sul fatto che l’incontro del Marassi contro la Sampdoria non fosse attendibile a fronte della taratura dell’avversario, l’appuntamento del Camp Nou è l’inopinabile prova di un gruppo che dispone di gambe, idee, concetto, per poter avviare un solidissimo percorso.

Poi, la capacità di interazione con giornali e corrispondenti che ha Conte è a dir poco avanguardistica: il rovesciamento delle nauseanti e patetiche domande delle milizie pennivendole del perbenismo, e le stigmatizzazioni delle colpe dell’apparato mediatico – che discetta proclami e pontifica sul buon costume, senza riconoscere di giocare un ruolo negativamente determinante nella divulgazione di alcune malsane condotte -, enfatizzando la disonestà intellettuale del settore, sono solo alcuni dei punti.

Infatti, l’ex CT della Nazionale non manca mai di appesantire le responsabilità di riconferma e le aspettative di vittoria rispettivamente di Juventus e Napoli – a ragione di collettivi già definiti e di identità consolidate -, ed ammorbidendo le pretese di un’Inter immediatamente convincente e trionfale, seppur consapevole di un notevole e promettente avvio -, e di menzionare la sua gratitudine a Lele Oriali e a Javier Zanetti – vedi il pre-Lazio -, quali eredi di un Interismo arcaico, puro, intonso, incorruttibile, Spirituale, che fomenta tremendamente Conte – è palese, e chiunque lo neghi, mente spudoratamente sapendo di lerciarsi di menzogna: a strisce zebrate, o di qualsiasi combinazione cromatica siano – e da cui quest’ultimo vuole apprendere e nella cui Storia aspira un posto di riguardo.

Quella stessa Storia che stasera esige d’essere accolta ed ascoltata, affinché il corso degli eventi si cambi definitivamente: il tempo è ora!

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