FOCUS – Quella coperta sempre troppo corta

di

di Nunzio Corrasco.

A distanza di 48 ore dal pareggio ottenuto a Bergamo, la sensazione resta quella di aver gettato al vento altri due punti, così come era accaduto a Cagliari e a Torino. Nelle ultime tre trasferte infatti, abbiamo conquistato solamente 3 punti, quando saremmo potuti tornare a Milano con il bottino pieno in tutte e tre le occasioni; quello che lascia l’amaro in bocca è l’incapacità  della squadra nel gestire i risultati. Nelle partite prese in considerazione eravamo riusciti a passare in vantaggio; merito non di poco conto se consideriamo il fatto che in match contro squadre che lottano per non retrocedere, quello di sbloccare il risultato è il compito più difficile da portare a termine.

La nostra Inter era stata dunque capace di farlo, salvo poi vanificare il tutto, facendosi puntualmente raggiungere. Chiaramente le tre sfide di Cagliari, Torino e Bergamo, sono completamente diverse tra loro, hanno una storia ed uno svolgimento diverso; tutte e tre lasciano al tifoso nerazzurro la sensazione di aver perso l’occasione di trovarsi  più su in classifica, più vicini a quell’obiettivo-terzo posto che al momento sembra lontano, ma che con un po’ di attenzione (e fortuna) sarebbe potuto essere molto più vicino. Oltre ai risultati non certo esaltanti raggiunti nelle ultime 5 partite (6 punti conquistati, frutto di tre pareggi, una vittoria ed una sconfitta), sono due le questioni che sembrano catalizzare il dibattito all’interno del mondo nerazzurro: da un lato la difesa che continua a subire troppe reti e dall’altro la presenza in campo di uno o due attaccanti.

Per quanto riguarda il reparto difensivo pare esserci stato un evento che ha determinato un netto cambio di tendenza in quella che nelle prime 5 giornate di campionato sembrava essere una difesa quasi imperforabile: l’infortunio occorso ad Hugo Campagnaro. Con il nazionale argentino infatti, la Beneamata aveva subito soltanto 2 reti in 5 match, senza l’ex calciatore del Napoli invece le reti subite sono diventate addirittura 10 in 5 partite. Chiaramente imputare tutto ciò alla sola assenza di Hugo appare semplicistico e non del tutto veritiero. Campagnaro è certamente un calciatore importante per l’Inter di Mazzarri, conosce a memoria le direttive del tecnico toscano e soprattutto ha la personalità necessaria per guidare il reparto; nonostante questo però, la trasformazione della difesa nerazzurra in un colabrodo non può giustificarsi con la sola assenza del difensore argentino. Da alcune domeniche è evidente un calo di concentrazione da parte dell’intera squadra, molti singoli hanno avuto un rendimento di gran lunga inferiore rispetto alle prime uscite stagionali (si pensi soprattutto a Ranocchia e Juan Jesus); pare essersi dunque interrotto quell‘incantesimo che accompagnava la Beneamata ad inizio campionato. Bisogna anche sottolineare come la nostra Inter non abbia avuto molta fortuna nelle ultime partite; tutti sappiamo come la Dea bendata giochi un ruolo fondamentale nelle vittorie o meno di una squadra di calcio ed in questo momento siamo probabilmente in credito con la sorte.

Strettamente legato poi al tema della difesa, è il tormentone stagionale che riguarda la possibilità di schierare 1 o 2 attaccanti. I due temi sono strettamente connessi proprio perché il nostro Mister ha spesso ripetuto come la scelta del numero di punte da impiegare sia certamente collegata alla ricerca di quell’equilibrio di squadra che il tecnico di San Vincenzo sta cercando di trovare con alterne fortune. In queste prime 10 giornate, il tecnico toscano è sempre partito con un solo attaccante in campo ed i risultati sembrano avergli dato ragione; l’Inter infatti ha realizzato 24 reti ed ha mandato a segno ben 10 marcatori diversi. Questi numeri sono indubbiamente importanti, ma se andiamo ad analizzare più nello specifico il percorso della Beneamata possiamo accorgerci come la realtà sia leggermente diversa dalle fredde statistiche. In 6 delle 10 partite fin qui disputate (nel dettaglio Genoa, Juventus, Fiorentina, Cagliari, Torino e Atalanta), Mazzarri è stato costretto ad inserire la seconda punta (quasi sempre Icardi, a Torino Belfodil) per sbloccare il risultato di parità o per ribaltare un match che ci vedeva in svantaggio.

La presenza della seconda punta è determinante in quest’Inter proprio perché permette a Palacio di svariare e di allargare le difese avversarie, con la certezza di vedere in ogni caso la presenza di un ariete come Icardi al centro dell’area, capace di farsi trovare pronto all’appuntamento con il gol. Per amor di verità va però sottolineato come in questo momento, anche se il Mister volesse, sarebbe pressocché impossibile schierare a Udine due attaccanti dal primo minuto, vista la squalifica di Belfodil, l’assenza per infortunio di Milito e le precarie condizioni di Icardi. Nel momento in cui tutti gli attaccanti torneranno ad essere disponibili, si ripresenterà al Mister il tormentone sul numero di punte da schierare.

La netta sensazione è che in ogni caso si tratterà di un rebus di difficile risoluzione per il tecnico di San Vincenzo. Mazzarri dunque dovrà riuscire a trovare la soluzione giusta per permettere alla squadra di mantenere l’equilibrio in fase di non possesso, garantendo allo stesso tempo la pericolosità in fase offensiva; finora la soluzione dell’unica punta non pare aver ovviato al problema dell’equilibrio, dal momento che si continuano a subire troppe reti. In questo momento dunque la coperta nerazzurra sembra essere sempre troppo corta: si può decidere di tirarla da una parte o dall’altra, ma alla fine il risultato resta sempre quello di rimanere scoperti da qualche parte, sia essa la fase difensiva o quella offensiva. A Mazzarri l’arduo compito di risolvere questo rebus e di farlo possibilmente in tempi brevi; ammesso che una soluzione esista e che non si debba recriminare per una rosa costruita in maniera poco omogenea, nel corso di un’estate vissuta principalmente nell’attesa del salvifico arrivo di un magnate dall’Oriente.

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