Inter, oltre il dibattito Conte-Capello: qual è la tua identità? Dal possesso palla al contropiede: i numeri del lavoro di Conte

Inter, oltre il dibattito Conte-Capello: qual è la tua identità? Dal possesso palla al contropiede: i numeri del lavoro di Conte

Dopo la partita contro il Napoli e il dibattito tra Capello e Conte sorge una domanda: l’Inter gioca davvero in contropiede?

di Alfredo Novello

Dopo la vittoria di Napoli, l’Inter – e in particolare Antonio Conte – hanno dovuto rispondere ad alcune considerazioni di colleghi e addetti ai lavori. Durante il post partita di Sky Sport, c’è stato un dibattito tra Fabio Capello e Antonio Conte. Il tema? Il giocare in contropiede. La scena: una volta che mister Capello fa notare al tecnico nerazzurro la perfezione con cui l’Inter riesce a ripartire, Conte parte in quarta perché collega la considerazione all’idea di una squadra che gioca esclusivamente con un’identità difensiva, di una squadra che si abbassa e riparte.

Capello a quel punto dice che non è cieco, vede che l’Inter fa anche pressing alto, aggiungendo però che la sua forza è ripartire in modo formidabile una volta che gli avversari vengono in avanti. Ma quindi è vero? La forza dell’Inter sono le ripartenze? I nerazzurri durante questa stagione hanno dimostrato di sapersi adattare al tipo di avversario e al momento della partita, a volte abbassandosi molto per poi recuperare palla e partire in contropiede, a volte pressando alto l’avversario. Una delle statistiche che più risalta il lavoro di Conte è proprio quella dei recuperi offensivi: 15 palloni recuperati a partita (fonte Sky).

Oltre a questo dato, le statistiche riguardanti questa stagione, riportano come l’Inter sia in grado di difendere spesso lontano dalla propria porta, lasciando giocare meno tempo il pallone agli avversari. Potremmo ora dire che non si tratta di contropiede, ma di una rosa che ha fame, non si ferma e non si stanca, unisce la fase difensiva a quella offensiva. Capello ha ragione però a sottolineare un aspetto: l’Inter è una squadra verticale, se ha spazio lo sfrutta e fa molto male. Lo spazio, come abbiamo visto a Napoli, può arrivare in molti modi, ma anche con una costruzione dal basso e un buon palleggio come nell’occasione dello 0-2 di Lukaku al San Paolo.

Proprio riguardo la costruzione del gioco dal basso, la squadra di Conte sta sempre rendendo sua la caratteristica di attrarre gli avversari partendo da un possesso dalla propria area, trovando poi praterie centralmente e sugli esterni. L’Inter è la seconda squadra, dopo il Genoa, ad effettuare più passaggi nel proprio terzo di campo e solo la decima per possesso totale, il che dovrebbe far capire quanto insiste su questo aspetto.

È vero che con il palleggio l’Inter cerca di raggiungere velocemente le due punte, ma anche i loro movimenti sono pensati per “ubriacare” i difensori avversari. Se si vuole parlare dell’identità  dell’Inter bisogna tenere comunque conto che è tra le migliori squadre del campionato per ogni statistica offensiva: terza per passaggi effettuati all’interno dell’area di rigore avversaria, quarta nei tiri in porta medi a partita, quinta nei tiri da dentro l’area, tutte caratteristiche non proprie al contropiede o alla ripartenza. Il dato che interessa di più tiene conto dei tiri arrivati su contropiede: e quello dell’Inter è incredibilmente basso: solo 12 tiri su 296 sono arrivati su questo tipo di azione. Il 4%, la stessa percentuale dei tiri della Juventus.

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