Interismo, leadership e risultati: il ‘regno’ di Luciano II termina in festa. L’Era Spalletti, la migliore post-Triplete

Interismo, leadership e risultati: il ‘regno’ di Luciano II termina in festa. L’Era Spalletti, la migliore post-Triplete

Un viaggio all’interno della barca nerazzurra diretta, in questi due anni, dal condottiero di Certaldo

di Simone Frizza, @simon29_

9 giugno 2017 – 30 maggio 2019. Dopo poco meno di due anni solari, l’era di Luciano Spalletti all’Inter si esaurisce. Si esaurisce con un quarto posto conquistato sul filo di lana, all’ultima giornata, arrivando un solo punto davanti al Milan classificatosi quinto, al termine di uno psicodramma a tinte nerazzurre comunemente chiamato ‘Inter-Empoli‘. Il condottiero della Milano interista abbandona la nave nel modo migliore, dopo averla portata in porto per il secondo anno consecutivo. L’obiettivo, Luciano, lo ha raggiunto nuovamente: magari senza quella tranquillità con la quale si sperava di convivere, tranquillità della quale però, bisogna dargliene atto, lui per primo non ha potuto godere. Lo Spalletti bis, infatti, è stato un anno travagliato e stracolmo di polemiche, attriti, frizioni e quelle lotte intestine che l’Inter, da troppi anni ormai, non riesce a debellare.

I numeri – Nei due anni alla guida dell’Inter mister Spalletti ha sfiorato le 100 presenze in panchina, fermandosi a quota 90: di queste, ben 45 partite sono state vinte, l’esatto 50%; poi 26 pareggi e 19 sconfitte. I gol fatti, inoltre, sono stati 123, mentre quelli subiti 75. Numeri non straordinari, che hanno accompagnato però risultati indubbiamente positivi, per quello che era stato il trend dell’Inter dal post-Triplete. Anche senza limitarsi ai soli, freddi dati numerici, si può indubbiamente affermare come Luciano Spalletti sia stato il miglior allenatore seduto sulla panchina dell’Inter dall’epopea di quasi 10 anni fa.

Luciano I – Come più volte capitato anche nelle gestioni precedenti (Stramaccioni, Mazzarri, Ranieri, Mancini) l’inizio di stagione della nuova Inter di Spalletti fu incredibile: nelle prime 16 giornate, infatti, la squadra arrivò a quota 40 punti, frutto di 12 vittorie e 4 pareggi. Il primo ko risale al 16 dicembre, quando i nerazzurri capitolarono in casa per 1-3 contro l’Udinese. E, in totale sintonia con le precedenti annate, anche l’inverno spallettiano portò con sé tanti problemi: alla nuova creatura del tecnico di Certaldo, così come accadde ai suoi predecessori, iniziò ad ingolfarsi il motore. Per rivedere la luce di una vittoria, i tifosi dovettero aspettare fino all’11 febbraio, quando grazie ai gol di Eder e Karamoh venne superato il Bologna a San Siro. 6 pareggi e 2 sconfitte furono i terribili risultati inanellati in quel periodo, che fecero crollare l’Inter dal primo al quarto posto. Al termine di una primavera in lenta ripresa ma totalmente priva di continuità, però, arrivò il famoso 20 maggio 2018, nel quale Matias Vecino, al minuto 81, trovò il gol del 2-3 che condannò la Lazio all’Europa League e regalò la Champions a tutto il popolo interista.

Luciano II – Il secondo anno del tecnico toscano sulla panchina dell’Inter, sebbene il risultato finale sia stato conforme all’obiettivo prefissato la scorsa estate, è andato tutt’altro che secondo le aspettative. L’idea di aver costruito una squadra più forte, solida, di personalità e capace di mantenere la barra dritta anche nel mare in tempesta si è improvvisamente sgretolata a partire dall’inaspettata eliminazione dal girone di Champions League. Quello scoglio chiamato PSV Eindhoven sul quale l’Inter è impattata con l’1-1 dell’11 dicembre, infatti, ha reso incubi concreti quelli che, ad inizio stagione, sembravano solo dei fantasmi, con i primissimi risultati che avevano visto i nerazzurri zoppicare un po’ troppo. La serie di vittorie consecutive arrivata però tra la fine di settembre e la metà di novembre sembrava aver riassestato l’asse della stagione, salvo poi subire un altro scossone a causa dei 4 gol incassati in casa dell’Atalanta. Da quel momento in poi ecco sparire la continuità, in un campionato all’insegna di alti e bassi che però, così come l’anno prima, hanno portato comunque l’Inter a timbrare il biglietto-Champions League.

Promesse – La bocca sul calciomercato, Spalletti, l’ha potuta mettere solo in minima parte, nella sua esperienza milanese. Quel famelico mostro affamato di plusvalenze chiamato Fair Play Finanziario (o, meglio, Settlement Agreement), infatti, ha limitato e non di poco la libertà della società nell’operare al fine di rinforzare la rosa. Il primo anno, le promesse di inizio estate erano state da capogiro: lo slogan ‘InterIsComing’, diventato poi un boomerang per la proprietà cinese, aveva fatto viaggiare i tifosi sulle ali della fantasia targata Di Maria-Nainggolan. Erano loro i principali nomi affiancati all’Inter, dei quali addirittura, con fare a tratti presuntuoso, ci si permetteva di evidenziare i difetti («Dobbiamo comprare dei gol. Non parlo del valore di Di Maria, che è enorme, ma non mi sembra il profilo giusto per noi», disse Walter Sabatini, allora coordinatore tecnico di Suning, nella conferenza di luglio 2017 a Riscone di Brunico). «A me sono state fatte delle promesse, mi aspetto che vengano mantenute. Altrimenti, verrò qui e lo dirò», dichiarò Spalletti. Salvo poi ritrattare, probabilmente avendo compreso anche alcune difficoltà indipendenti dalle volontà di Suning. Niente proteste pubbliche quindi, ma testa bassa e lavoro. Professionalità.

Responsabilità – La realtà dei fatti, in seguito, restituì invece un’Inter dapprima costruita attraverso il cosiddetto ‘mercato intelligente’ – che altro non è che un modo alternativo per giustificare l’impossibilità di investire concretamente -, fatto di prestiti con diritto di riscatto, colpi low cost e a parametro zero, e, il secondo anno, con alcuni paletti in meno ma pur sempre stando molto attenti al bilancio finale. Tirando le somme, quindi, l’unico vero colpo richiesto, benedetto ed arrivato per volontà di Spalletti è stato Radja Nainggolan. Quel Radja Nainggolan che, scherzo del destino, al termine di una stagione al di sotto del suo livello abituale di rendimento, ha realizzato il gol che ha effettivamente portato l’Inter in Champions League. Difficile dare un voto estremamente positivo all’annata del Ninja, che però, di certo, non è stata del tutto negativa: 7 gol e 3 assist in tutte le competizioni, preparazione estiva completamente persa, tante partite saltate per infortunio (e non solo…) ma anche tante reti messe a segno in gare chiave (PSV Eindhoven, Juventus, Empoli). E un debito, con Lucio, saldato forse solo grazie al gol-Champions contro i toscani.

Casi mediatici – Il 2018-2019 spallettiano, poi, è stato profondamente segnato anche da una serie di terremoti extra-campo che hanno inevitabilmente condizionato la stagione, con la vicenda Icardi come epicentro. In origine fu Nainggolan, punito con l’esclusione da Inter-Napoli a causa di un comportamento non appropriato in allenamento. Poi, in quel di gennaio, arrivò la richiesta improvvisa di Ivan Perisic di essere ceduto: la società provò ad accontentarlo negli ultimi giorni della sessione invernale di mercato, ma l’accordo con l’Arsenal, club maggiormente interessato al 44, non si trovò e quindi il croato rimase. Contestualmente, in quel periodo circolarono anche diverse voci che riportavano la volontà di lasciare l’Inter anche di Miranda e Candreva, anch’essi poi rimasti fino ad oggi. Infine, a metà febbraio, fu la volta di Mauro Icardi: pochi giorni prima del suo compleanno il ‘regalo’ della società fu la sottrazione della fascia da capitano, passata poi al braccio di Handanovic. L’argentino, di tutta risposta, iniziò a lamentare un dolore al ginocchio che durò praticamente fino ad aprile, nei quali la squadra fece affidamento al solo Lautaro Martinez nel ruolo di prima punta. Come se non bastasse, nel corso di diversi mesi – a partire da febbraio circa – anche lo stesso Spalletti si ritrovò al centro di un vortice mediatico, continuamente martellato dalle voci quotidiane sul probabile arrivo di Antonio Conte al suo posto. Lavorare in un contesto simile, cercando di fare quadrato intorno alla squadra per arrivare all’obiettivo stagionale, non è stato di certo un compito semplice da svolgere.

Interismo – Fin dal primo giorno dal suo insediamento, ciò che i tifosi hanno potuto ammirare dello Spalletti nerazzurro è stato il forte interismo e senso di responsabilità verso la maglia dimostrato sia a parole che con i fatti. Il toscano non ha mai perso occasione per ribadire quanto fosse necessario mettere l’Inter davanti a tutto, quanto la maglia indossata dai suoi calciatori fosse gloriosa e quanto il sempre caldissimo tifo interista andasse ricompensato di tutto questo amore. Se il San Siro nerazzurro ha vinto lo Scudetto di tifoseria migliore d’Italia, mister Spalletti ha vinto quello di interista n.1 all’interno della società. Fino all’ultimo giorno, quando su Instagram ha voluto ricompensare tutti i suoi calciatori per aver raggiunto l’obiettivo stagionale e, nell’ultima settimana, non ha fatto mancare la sua presenza e la sua concentrazione per la partita con l’Empoli nonostante, tra le mura di casa, stesse per consumarsi un terribile lutto che ha colpito il fratello Marcello. Il signor Luciano Spalletti, ancora una volta, si è dimostrato un vero e proprio gigante a livello umano e professionale.

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