ESCLUSIVA – Acquafresca: “Inter unica squadra che può togliere lo scudetto alla Juve. Lautaro e Lukaku si completano. Su Mourinho…”

L’attaccante italiano è intervenuto nel nostro podcast

di Antonio Siragusano

Robert Acquafresca, attaccante attualmente svincolato dopo l’esperienza al Sion ed ex calciatore dell’Inter, è intervenuto questo pomeriggio sulle frequenze del podcast di Passioneinter.com, Passioneinter Talk. Tra i vari argomenti trattati, oltre all’attualità, l’ex centravanti di Bologna e Cagliari ha raccontato i suoi ricordi legati agli anni nerazzurri, tornando su quel dialogo andato in scena con José Mourinho. Ecco Acquafresca in esclusiva ai nostri microfoni:

Robert, progetti per il futuro?
“Mi alleno, sono in attesa. Sto aspettando un’opportunità allettante, altrimenti non ha molto senso muoversi. Italia o estero? Non mi precludo niente, chiaramente mi piacerebbe rientrare in Italia”.

Com’era quell’Inter in cui eri arrivato?
“Non solo per l’Inter, era un momento particolare anche per me. Ero di proprietà del Torino ed era fallito. Non ero ancora 18enne e non mi aspettavo di andare via di casa. Stavo venendo a Milano a firmare, tra le squadre che mi hanno corteggiato c’era l’Inter. La mia scelta è ricaduta sull’Inter, in quanto io e tutta la mia famiglia eravamo tifosi nerazzurri. Stavo andando a firmare alla sede di via Durini. Ricordo che c’erano Ausilio ed Oriali e firmai per l’Inter”.

Avevi parlato di un retroscena particolare con Mourinho…
“Non so quanto Mourinho avesse detto seriamente o con l’ironia. La spiegazione che avevo ricevuto me la son fatta andare bene, ma mi è bruciato parecchio”. 

Quanto distanza c’è tra l’Inter di Conte e quell’Inter un po’ più consolidata?
“C’è tanta differenza soprattutto per quello che l’Inter ha vissuto in quel periodo. Adesso c’è tutto per far bene, resto convinto che può vincere lo scudetto ed è l’unica che può toglierlo alla Juve. Non solo per l’organico ma anche per l’allenatore. E mattone dopo mattone si può costruire qualcosa anche a livello europeo”.

Cosa ne pensi della coppia di attaccanti Lautaro-Lukaku?
“E’ una coppia che si completa. Conte va a risaltare questo tipo di situazioni. Ho notato diverse giocate dove le due punte si cercano, me lo ricordo molto bene perché con Conte questo ci veniva richiesto. Si vedeva che ha la stoffa del grande allenatore. Ad un attaccante si chiede di fare gol e loro lo stanno trovando con grande continuità”.

Come attaccante quale sistema di gioco preferisci e come cambia l’interpretazione del ruolo da una a due punte?
“Per le mie caratteristiche e le mie esperienze mi son sempre trovato meglio con una spalla vicina, dividendo i compiti in entrambi le fasi. Credo che i difensori sono anche più impegnati con due attaccanti, poi è chiaro che ogni allenatore ha la sua idea e la porta avanti. Penso che l’Inter per il modo di giocare che ha Conte risulta molto imprevedibile”.

Tu che sei molto legato al Cagliari, ti aspettavi così tanta personalità da parte di Barella all’Inter dopo il grande salto fatto la scorsa estate?
“Ha dimostrato la sua personalità anche a Cagliari, era molto giovane quando ha preso in mano il centrocampo, calciava anche i rigori. Non mi stupisce che lo ha fatto anche all’Inter, la personalità non si compra, e lui ce l’ha sempre avuta. Penso sia destinato solo a migliorare e diventare un punto fermo non solo dell’Inter, ma anche della Nazionale Italiana”.

Dal momento che Conte ha lamentato la mancanza di alternative in rosa, tu che ha giocato al Sion con Dimarco credi che possa meritare una chance?
“Dipende quanto il mister si sente al sicuro. Andare a sconvolgere un determinato tipo di formazione non è semplice. Finché non provi un giocatore non puoi saperlo, chiaro che all’Inter non hai tempo per provare. Auguro a Fede di trovare continuità, anche perché giocare all’Inter dev’essere fantastico”.

Per te ha pesato il paragone a distanza con Milito?
“Se avessi fatto quello che ho fatto diverso tempo fa adesso, sarebbe stato diverso”.

Eravate la generazione che avrebbe dovuto sostituire i campioni del 2006 e a livello giovanile non stavate andando male. Poi cos’è successo?
“Posso parlare per me, perché il calcio è imprevedibile. Purtroppo mi sono confermato, poi non sono riuscito a fare quello che volevo fare, complici delle decisioni sbagliate. Me ne assumo anch’io una parte delle responsabilità, eravamo veramente promettenti. Gente come Criscito, Marchisio, Rossi, Giovinco, sono arrivati a calcare palcoscenici importanti. Io potevo fare sicuramente qualcosa in più, ma anche qualcosa in meno. A livello globale? Purtroppo nel calcio c’è una percentuale di imprevedibilità, non si può dire. Io posso parlare per me, non per gli altri”.

La Serie A sta tornando un campionato che può attrarre a livello internazionale?
“Stiamo tornando, assolutamente. Ci sono stati diversi cambi di proprietà, con voglia di investire. Per riportare gente allo stadio bisogna riportare nomi e spettacolo. Bisogna riportare dell’appeal. E’ bello che Sarri e Conte siano tornati in Italia, siamo destinati a crescere rispetto agli ultimi anni”.

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