ESCLUSIVA – Cauet: “San Siro spingerà l’Inter in Champions”. Poi bacchetta i giocatori: “I social sono un problema, 111 anni di storia vanno rispettati”

ESCLUSIVA – Cauet: “San Siro spingerà l’Inter in Champions”. Poi bacchetta i giocatori: “I social sono un problema, 111 anni di storia vanno rispettati”

La redazione di Passioneinter.com ha contattato l’ex centrocampista nerazzurro, oggi tecnico in Ligue 2: “Certi calciatori devono capire che l’Inter è più importante di loro stessi”

di Daniele Najjar, @Daniele_najjar

L’ora della verità si avvicina: l’Inter di Spalletti domenica si gioca tutto. Un posto in Champions, ma anche il proprio onore, per centrare quell’obiettivo che a più riprese, troppe, è stato rimandato. Ora però non si può più aspettare: 3 punti con l’Empoli significherebbero un posto nell’Europa nei grandi ed anche iniziare nel migliore dei modi la nuova epoca, nella quale Suning potrà finalmente agire sul mercato senza le restrizioni del Settlement Agreement. Pareggiare o peggio, perdere, potrebbero significare invece perdere anche la quarta piazza e ripartire dall’Europa League.

Per parlare del momento della Beneamata, con uno sguardo al futuro nerazzurro ed uno al passato, la redazione di Passioneinter.com ha contattato in esclusiva l’ex centrocampista Benoit Cauet, che a Milano ha vinto la Coppa Uefa del 1997/98 ed oggi allena il Concarnoise in Ligue 2 francese.

Benoit Cauet, partiamo dalla partita che sta tenendo con il fiato sospeso i tifosi: Inter-Empoli. Riusciranno i nerazzurri a non fare scherzi?

“Non ho la sfera di cristallo, ma l’Inter ha tutte le qualità per fare il proprio meglio. Senza considerare il fattore campo: quest’anno San Siro ha fatto numeri straordinari e con l’Empoli sarà pieno. I tifosi saranno ancora lì: questa è una grande prova d’amore”.

Come giudichi la stagione dell’Inter fino a qui?

“L’Inter è lì per conquistare il proprio obiettivo: restare in Champions League. In Europa si è visto il valore delle squadre che hanno eliminato i nerazzurri: il Barcellona è arrivato in semifinale ed il Tottenham è in finale. La concorrenza è stata forte anche se c’è stata la possibilità di passare il turno”.

Pensi che sarebbe giusto mandare via Spalletti, come si dice in queste ore, anche in caso di qualificazione in Champions League?

“Non lo so se sia giusto. C’è ancora una partita molto importante da giocare. Spalletti ha portato la sua esperienza all’Inter e riportato questa squadra a lottare. Alcuni di loro sono esplosi grazie a lui, come Lautaro Martinez. Ha permesso ad una squadra che è stata costruita rispettando i paletti del Fair Play Finanziario, di restare competitiva: non è da poco, considerando i tanti arrivi a parametro zero. Tutto questo è tanta roba: Spalletti merita rispetto”.

Cauet

Questa stagione è stata particolare per lo spogliatoio nerazzurro: ci sono stati diversi ‘casi’ che hanno coinvolto i vari Nainggolan, Perisic, Icardi, altri legati ai social network. E’ normale che in un solo anno si siano sollevate tante questioni?

“Hai accennato giustamente ai social: in questi tempi non se ne può fare a meno. Tutti ormai li usano ed è difficile per tutte le società controllarli. Questo è un grande problema per il calcio di oggi. L’Inter fa già tanto per tutelare lo spogliatoio, ma in certi casi non si è potuto far nulla. Bisognerà essere più bravi ancora. Poi certo: i giocatori magari dovranno capire anche loro che l’Inter è importante, che i colori che indossano sono più importanti di loro stessi. Più di 100 anni di storia vanno rispettati, certi comportamenti si devono evitare”.

Nello spogliatoio che hai vissuto tu, certi cose sarebbero potute succedere secondo te?

“Una volta erano i giornalisti che erano più vicini ai giocatori, oggi non ci sono più. Fa parte del mondo del calcio cercare certe notizie. In Italia poi i media hanno una forza incredibile. Il concetto è sempre stato quello di mettere le frasi in un certo modo, di far emergere certe notizie particolari. Oggi basta un tweet per stimolare tutto questo mondo. Bisogna prendere delle contromisure quando si può, quando non si può bisogna trovare delle alternative. Oggi per un tecnico è complicato, ma se si riescono a risolvere con un confronto diretto, certe cose non vengono neanche fuori”.

Qual è il ricordo più bello che hai legato a periodo che hai giocato a Milano?

“Il ricordo di Milano è ancora presente. Mi sono trovato benissimo all’Inter sia come giocatore che come tecnico dei ragazzi. La Coppa Uefa vinta è stata particolare, perché era il primo trofeo dell’era Moratti. Ma anche lavorare diversi anni per costruire i ragazzi del futuro dell’Inter è stato bellissimo, così come lavorare con persone come Ausilio e Samaden”.

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Di quella Uefa i tifosi ricordano un tuo gol che permise all’Inter di rimontare il Lione, nel cammino verso la finale. Che ricordo hai di quella serata?

“Dovevamo ribaltare il risultato dopo la sconfitta di San Siro, ma come in tutto quel percorso nulla era impossibile per noi. La storia di quella squadra racconta che nei momenti di difficoltà riuscivamo spesso a venirne fuori con la forza del gruppo, sotto la guida del nostro tecnico Simoni. Tre volte abbiamo dovuto rimontare e lo abbiamo fatto”.

Nel passaggio da Simoni a Lippi, che cosa è cambiato?

“Con mister Simoni c’era una visione più paternale. Era una persona molto intelligente e di grande valore, aveva fatto molto per arrivare lì. Noi eravamo con lui e grazie a questa sinergia le cose ci riuscivano facilmente. Il cambio di allenatore è stato molto duro per lui. Lippi ha dimostrato con la sua carriera di essere un grande allenatore, ed era stato preso per portare qualcosa in più. Io ho avuto la fortuna di lavorare anche con lui imparando tanto, ma semplicemente non era il momento giusto per lui”.

L’Inter ora è molto attenta sul mercato francese. C’è qualche giocatore che consiglieresti ai nerazzurri? Si parla ora di Agoumé…

“Non hanno bisogno dei miei consigli, anche se sì, la Francia ha tanti talenti che possono interessare ai top club come l’Inter. Agoumé si è messo in mostra facendo vedere quanto vale, è molto forte. Ma ce ne sono tanti altri, ma il loro prezzo sale molto con il passare del tempo. Pépé ha fatto un campionato straordinario, Ndombelé a metà campo ha mostrato tutta la sua forza fisica e qualità. Con questi talenti però bisogna scegliere bene conoscendo le loro storie, perché sappiamo che il campionato italiano è difficile. Non è che chi prende i giocatori che costano di più poi sicuramente vince. Per esempio Dembelé è costato al Barcellona 120 milioni ma ha ancora bisogno di crescere. Non tutti sono pronti subito, serve pazienza ed a volte non ce n’è”.

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