Accadde Oggi – 30 ottobre 2011, Inter-Juventus 1-2: il passaggio di consegne tra gli eroi del Triplete e la futura Juve dei record

Accadde Oggi – 30 ottobre 2011, Inter-Juventus 1-2: il passaggio di consegne tra gli eroi del Triplete e la futura Juve dei record

Otto anni fa il derby d’Italia che sancì un avvicendamento in vetta al calcio italiano

di Lorenzo Della Savia, @loredstweet

L’Inter era già in pieno disfacimento post-Triplete – sia sportivo che finanziario – ma questo, ancora, Claudio Ranieri non lo sapeva. Non lo sapeva nessuno: certo, ciascuno – tifoso o meno – era consapevole che un’altra annata come quella di due anni prima non sarebbe più tornata, ma nessuno si sarebbe immaginato l’abisso che l’Inter avrebbe affrontato di lì a poco, e che in parte stava già affrontando. Ma veniamo ai fatti, anzi, al fatto: 30 ottobre 2011, di fronte ai 78 mila paganti di San Siro si gioca Inter-Juventus, decima di campionato. Claudio Ranieri, allenatore dell’Inter, ha avuto poco più che un mesetto per far ripartire di sana pianta un progetto tecnico dopo quello abortito – dopo solo quattro partite – con Gian Piero Gasperini. E si presenta al derby d’Italia con un bottino di 8 punti in 9 gare (di cui 7 ottenuti proprio da Ranieri), per un’Inter in risalita ma in palese difficoltà.

Un’Inter, tuttavia, che contro la Juventus – vuoi perché il derby d’Italia, come si dice, è una partita a sé, vuoi perché qualcosa, l’Inter, con Ranieri, comincia ad ingranarla – non dà a notare le proprie magagne tecniche e tattiche: anzi. Parte aggressiva, colleziona occasioni. Maicon e Pazzini ci mettono solo 3 minuti a farsi vedere la prima volta dalle parti di Buffon, e un minuto dopo è ancora Maicon a servire stavolta Cambiasso, che spreca. Ma al 12esimo è la Juve che segna: Lichtsteiner serve Matri, Castellazzi salva tutto ma sulla respinta Vucinic è un falco: 0-1.

Non si perde d’animo, l’Inter. E Maicon è una bestia. Al 21esimo il brasiliano tenta ancora una percussione offensiva che si risolve in un nulla di fatto, e al 28esimo – mancava solo questo – riesce finalmente a segnare: viene servito bene da Sneijder e il suo tiro – leggermente deviato da Bonucci – finisce in fondo alla rete. Trentunesimo minuto, ancora Maicon, è un one man show: serve Pazzini che stacca di testa mandando la palla sulla traversa. L’Inter attacca, attacca, attacca, ma spreca, spreca, spreca: e al 33esimo arriva il castigo. Marchisio duetta con Matri e riporta avanti la Juventus, 1-2, risultato su cui si chiuderà il primo tempo, nonché la partita.

Risparmiamo la cronaca del secondo tempo: saranno altri 45 minuti qualitativamente apprezzabili, esteticamente godibili, durante i quali il risultato non cambierà. Chiudiamo con qualche pillola finale: Ranieri perde la partita ma memorizza le buone cose fatte dalla sua Inter nell’arco dei 90 minuti: resterà sulla panchina dei nerazzurri per un intero girone, venendo esonerato a marzo proprio dopo la sconfitta al ritorno con la Juventus. In quell’arco di tempo, toccherà punte di massima brillantezza (il 5-0 al Parma, il derby vinto 1-0 col Milan) e di clamorosa sgangheratezza difensiva (un 4-4 a San Siro col Palermo, un 4-0 subìto a Roma quattro giorni dopo, uno 0-1 in casa contro quel Novara che con l’Inter quell’anno otterrà 6 punti, uno 0-3 sempre in casa col Bologna). Seconda cosa: proprio in quel periodo, stavano nascendo due stelle. La prima è la Juventus del primo degli otto scudetti consecutivi vinti, la seconda è l’affermazione Antonio Conte come allenatore ad alti livelli. Quell’allenatore che, otto anni dopo, è finito per sedere sulla panchina dell’Inter.

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