Inter-Barcellona, Spalletti: “Domani la prova del nove, Barcellona favorito per la vittoria finale. Non dobbiamo essere presuntuosi. Su Nainggolan…”

Inter-Barcellona, Spalletti: “Domani la prova del nove, Barcellona favorito per la vittoria finale. Non dobbiamo essere presuntuosi. Su Nainggolan…”

Luciano Spalletti assieme a Borja Valero e Keita ha incontrato i giornalisti alla vigilia del match valido per il quarto turno di Champions League

di Raffaele Caruso

LUCIANO SPALLETTI

Spalletti

– La prova del nove:Abbiamo sempre detto che possiamo giocare contro tutti e siamo ancora quelli lì. Per cui il fatto che poi la squadra stia facendo bene come gioco e risultati, rafforza che questa è l’occasione per vedere se possiamo giocare alla pari contro chiunque. Quando si parla di Barcellona si parla del livello più alto di difficoltà che si può avere andando a fare questo gioco”.

– La probabile assenza di Messi: “Secondo me, come hanno fatto vedere nelle gare dove non c’è stato, c’è una mentalità di squadra. Un essere sempre dentro le massime potenzialità di sviluppo del gioco che fa la differenza. E’ ovvio che poi Messi è la ciliegina sulla torta. E’ la maglietta che chiedono i bambini che sognano di diventare calciatori. E’ il segno che lui è il migliore. Tutti i grandi calciatori la toccano due volte la palla. Lui invece nello stesso tempo la tocca quattro, va al doppio. Però poi è chiaro che è la scuola che hanno dietro che li fa essere tra i più forti al mondo. Se gioca Messi siamo tutti preoccupati, ma l’atteggiamento deve essere sempre lo stesso. Noi non andiamo a marcare gli uomini, noi andiamo a prendere gli spazi e a coprirli”.

– Il calcio moderno:Il calcio è sempre uguale però devi avere un’idea, andare negli spogliatoi, costruirla, preparare degli allenamenti e il modo di ragionare e comportarsi deve esser quello. Noi siamo partiti un anno e mezzo fa e secondo me stiamo andando nella giusta direzione, poi devi mettere in pratica quell’idea, la devi costruire, appoggiare sul campo e andarla a sviluppare. Non è così facile, non è come premere un interruttore, è l’abitudine, il modo di lavorare, di parlare negli spogliatoi, è un ruolo fare il direttore, l’allenatore, il presidente, è la professionalità che sistema le cose, il ruolo, la professionalità. Anche i palloni sono uguali a prima, tondi come cinquant’anni fa. e sei abituato a costruire dal calcio di rinvio è differente. Si hanno dei comportamenti per andarli a prendere e si vuole togliere lo spazio e la scelta dei tempi di costruzione dell’azione. Sennò ti schiacciano, ti fanno ammucchiare in area e quando sei lì provi a ripartire ma ci vogliono giocatori con gamba e resistenza, la qualità in quelle due o tre volte in cui ti presenti alla porta di fare sempre gol”.

– Il Barcellona come modello: “Loro sono già a quel livello a cui noi cerchiamo di arrivare da giorni. Non mi permetto di criticare nessuno, assolutamente, per l’educazione che mi hanno dato. Se poi si parla di criticare qualcuno non prendo il Barcellona. Penso che quella sia la strada da seguire, è una cosa che mi piace andare a seguire e vorrei trasferire dentro la nostra squadra come modo di approcciare le partite. Quello significherebbe avere un modo di lavorare più veloce per arrivare ai nostri obiettivi. Il Barcellona è un riferimento di tutti gli allenatori, non solo del calcio ma anche degli altri sport. Complimenti”.

– Cosa si deve cambiare rispetto all’andata: “Noi non siamo riusciti a tenere palla e invertire la tendenza della partita. C’è da essere più bravi quando la conquistiamo perché loro come hanno fatto vedere nella partita d’andata non amano lasciar palla agli avversari. Gli spazi saranno stretti e i tempi di ragionamento saranno corti. C’è da esibire qualità nello stretto. Qualità nel palleggio, nella personalità e nel riuscire a vedere ciò che non guardo. Riuscirlo a vedere prima con la testa e poi con gli occhi. Vedere prima quello che voglio fare e dove andare”.

– Su Nainggolan e la sua posizione in campo: “Radja è un giocatore completo, andrà valutato bene nell’allenamento di oggi. Ha dato una risposta nei 10 minuti giocati contro il Genoa. Lui sa fare anche il mediano, lui è partito da lì. Quando lo abbiamo invertito di posizione a Roma con Pjanic è successo il finimondo. Si sono scomodate le penne più appuntite. Poi molte gomme hanno cancellato. Lui però parte da mediano. Non è il trequartista che ti salta tre avversari, la qualità la esibisce con le sue vampate e con quella voglia e forza di saltarti addosso. Ti crea la difficoltà di costruire comodamente”.

– Il cammino europeo: “Quello che non dobbiamo mai fare è essere presuntuosi. Noi dobbiamo ancora guadagnarci la qualificazione, ci sono ancora partite difficilissime. Quando c’è stato il sorteggio abbiamo detto che il conto lo avevamo pagato tutto partendo da quella quarta fascia. Essere ora nelle condizioni di poter passare il turno e di poter dipendere da noi è la cosa che ci deve far dare il massimo”.

– Su Rafinha: “Mi sembra di aver già detto tutto. Lo ripeto? E’ stato uno di quei calciatori importanti che ci ha permesso di essere qui. Uno di quelli che ha determinato la possibilità di giocare queste partite. Poi siamo arrivati in fondo e c’erano delle scadenze e dei prezzi e in base a questi noi non potevamo fare queste operazioni. Non potevamo prendere questo calciatore in quel momento lì. Il Barcellona voleva quei soldi lì. A me è stato raccontato così. Avremmo tenuto anche Cancelo se potevamo. Non abbiamo potuto farlo. C’erano dei vincoli e dei paletti da rispettare che la società ha fatto bene a rispettare. Rafinha è un grande calciatore e una persona eccezionale. Può essere fondamentale per una squadra ma si può giocare a calcio anche senza di lui. Ci vuole sempre la squadra, un elemento non è mai imprescindibile. Lo allenerei nuovamente comunque molto volentieri”.

– La miglior difesa del campionato:Nel nostro campionato c’è stato un livellamento verso l’alto, non un appiattimento verso il basso. Ci sono squadre costruite in maniera corretta e che renderanno un’alta classifica composta da diverse società. Dobbiamo stare attenti ai confronti perché sono sempre i contesti a fare la differenza. E’ una crescita continua, un voler proporre un calcio migliore in proporzione ai punti in classifica”.

– La mentalità giusta:E’ la lettura della partita in campo che dice cosa farà la squadra. Quando la palla va verso il portiere bisogna comunque guadagnare campo. Dobbiamo andare a posizionarci guadagnando campo. Se poi lo fai è chiaro che ti rimane spazio alle spalle della linea difensiva. Se non siamo stati bravi a fare questa pressione dobbiamo girarci e riconquistare palla”.

– La crescita della squadra:E’ un elogio che faccio a calciatori e società. Se si va a vedere quanto tempo ci hanno messo quelle squadre del livello contro cui giochiamo e con cui ora siamo alla pari. Sarri ci aveva lavorato due o tre anni per arrivare a quel livello. Ancelotti lo ha modificato, ma giocano un calcio bellissimo. Noi siamo arrivati a trenta punti. Ora si comincia a ragionare che siamo meglio del Napoli. Secondo me si scavalla nella presunzione. Il Napoli è forte e ha una mentalità così da anni. Noi lo scorso anno abbiamo fatto un bel campionato ma abbiamo perso i nostri connotati in alcune occasioni e questo non deve succedere. Poi puoi perdere ma nello sviluppo trovi sempre la base del lavoro che stai facendo. Noi siamo cresciuti. C’è da rimanere in questo livello di calcio. L’anno scorso siamo partiti forte e poi abbiamo avuto delle difficoltà, il vampiro della Pinetina ci ha risucchiato il sangue a tutti. Ora dobbiamo tenere il livello. Sono tutte cose a cui ti abitui lavorandoci”.

– Le parole di Allegri:Si cerca di creare più attenzione verso gli altri, ma è un giochino che si fa così nella nostra professione. Loro sono i più forti di tutti, il campionato lo rivincono loro se nessuna squadra farà cose incredibili. Vittoria finale del Barcellona in Champions? E’ possibile. Anche nel confronto contro di loro. Il Barcellona è una squadra attrezzata per arrivare prima”.

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