Alla vigilia del derby contro il Milan, Chivu ha tenuto la conferenza stampa dall’Optus Stadium di Perth. La sfida amichevole, in programma mercoledì 5 agosto alle 13:00 italiane, chiude la seconda tappa del tour australiano dopo Hong Kong e prima dell’ultimo test contro la Juventus.
Il tecnico dell’Inter ha chiarito le priorità di questa fase: “Voglio vedere crescita dal punto di vista fisico e della condizione, non guardo il tipo di partita che dobbiamo affrontare. Mi accontento del fatto che qualche giocatore a questo punto della preparazione farà qualche minuto in più, sempre attenti a capire se abbiamo smaltito il fuso orario e quanti rischi possiamo correre”.
Sul rientro dei giocatori impegnati ai Mondiali, Chivu ha espresso dubbi sulla loro disponibilità: “Dubito che saranno pronti per la prima di campionato, vediamo quanto tempo servirà per rimetterli in campo, non vogliamo esporci a troppi rischi. Non è semplice”.
Interrogato sul significato del derby e sul copione della scorsa stagione, quando l’Inter vinse il campionato pur perdendo entrambe le stracittadine, l’allenatore ha risposto: “Questa è una domanda per i tifosi, io sono l’allenatore, mi devo preoccupare di trovare la condizione migliore per i miei giocatori in vista del debutto in campionato, quella di domani è un’amichevole e i trofei d’agosto non contano niente”.
Spazio anche ai giovani aggregati alla prima squadra. “So chi abbiamo a disposizione, spero che guardino il percorso di Federico, Pio, Aleksandar: dipende da loro, dall’intensità che mettono, dal livello che riescono a mettere nei match con i grandi, che è diverso da quello che trovano nei campionati giovanili”, ha dichiarato Chivu.
Sul tema della possibile esportazione di una partita di campionato all’estero, il tecnico ha aperto a una soluzione: “Sarebbe carino, ma non è semplice da organizzare. Un’idea potrebbe essere quella di metterla all’inizio della stagione, magari la prima giornata da giocare all’estero, con arrivo una settimana prima. Sicuramente promuovere il calcio italiano è importante: tutti lo vogliamo, ma bisogna fare qualcosa”.