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SEBASTIANO ESPOSITO

Esposito si racconta, dal feeling con Lukaku agli insegnamenti di Conte: “Quella volta che D’Ambrosio…”

Esposito si racconta, dal feeling con Lukaku agli insegnamenti di Conte: “Quella volta che D’Ambrosio…”

Il giovane centravanti sta recuperando da un infortunio muscolare

Antonio Siragusano

In una lunga lettera scritta per Cronache di Spogliatoio, Sebastiano Esposito ha raccontato l'inizio di questa sua nuova avventura al Basilea. Un'esperienza iniziata come meglio non si poteva con quattro reti timbrate nelle prime cinque apparizioni, ma che da metà settembre è stata compromessa da tre diversi infortuni che ne hanno rallentato la crescita. L'umore del giovane centravanti è comunque molto alto, consapevole di poter ancora fare cose molto importanti in questa stagione e prendersi una rivincita rispetto alla scorsa annata trascorsa in prestito. Il Basilea nei suoi confronti ha un diritto di riscatto che potrebbe farlo diventare l'acquisto più costoso nella storia del club, ma il sogno del centravanti classe 2002 è chiaramente quello di poter tornare un giorno in maglia interista. Dal rapporto con Lukaku agli insegnamenti di Conte, passando per i rimproveri di D'Ambrosio: Esposito ha raccontato diversi aneddoti della sua stagione in prima squadra all'Inter.

LUKAKU - "Incredibile è stata anche la prima volta in cui ho parlato con Lukaku. Era la tournée estiva dell’Inter, nel 2019, e lui era ancora nel Manchester United. Ci sfidiamo in amichevole e a fine partita, quando lo incrocio fuori dagli spogliatoi, gli dico 'Ciao Romelu'. Mi sorride e risponde: 'Ciao Seba'. Ho passato intere ore a capire come diavolo facesse a sapere chi fossi. Io aggregato dalla Primavera, lui sapeva il mio soprannome. Poi ha firmato con noi e un giorno, nella hall di un albergo a Udine, stavamo facendo due chiacchiere di gruppo dopo pranzo. O meglio, io non avevo ancora diritto di parola in quello spogliatoio, quindi me ne stavo zitto. Tutti quei campioni e che faccio, torno in camera a riposarmi? Neanche per sogno! Rimango e sto con loro fino all’ultima parola. C’erano Rom, Lauti, Basto, Bare e qualcun altro. Quando abbiamo finito, siamo andati a farci una doccia. Dovete sapere che Romelu ha una paura tremenda dell’ascensore, quindi abbiamo fatto le scale. E mentre salivamo, mi fa: 'Avete preso una bella scoppola nella finale del Mondiale U-17'. Imbarazzatissimo rispondo: 'Eh sì… è andata abbastanza male. Perché, l’hai vista?'. 'Certo Seba, sennò come facevo a chiamarti per nome!'. Gli spiegai che magari che poteva avermi cercato su internet. 'No no – aggiunse – le ho viste tutte e sei stato bravo'. Potete immaginare come ho camminato quel pomeriggio: minimo a tre metri da terra".

IL FEELING CON BIG-ROM - "Ho avuto un rapporto sincero e diretto con lui, qualsiasi cosa accadesse, mi difendeva. Quando sbagliavo, invece, si incazzava da morire. Lui odia perdere, anche in allenamento. Giocavamo in coppia, mi arriva una palla sul secondo palo e Padelli me la para. Rom si gira e mi caccia un urlo pazzesco, cerco di difendermi spiegando che 'ho sbagliato un gol, non è morto nessuno…'. Non lo avessi mai fatto. Mi fulminò con lo sguardo: 'Ah, è questa la tua mentalità del cazzo?'. Se mi avvicinavo un altro po’, probabilmente mi smontava. Resta il fatto che era un periodo in cui di partitelle ne vinceva poche. Quando accadeva, all’Inter ci prendevamo spesso in giro, facendoci scherzi. A lui, nello spogliatoio, appiccicarono sopra al nome 'Lukaku' sull’armadietto la scritta: 'Loser'. Perdente. Non ho mai visto un pugno più forte di quello che tirò quel giorno contro l’armadietto. Era il numero uno".

D'AMBROSIO - "Un’altra figura fondamentale, che definirei come fratello maggiore o secondo padre, è stata Danilo D’Ambrosio. Ho una foto insieme a lui il giorno del mio esordio in Europa League, e poi ce ne scattammo anche una dopo la partita per immortalare il momento.  D’Ambro è sempre stato molto severo con me e lo ringrazio per questo. Mi ha aiutato a crescere. In una delle prime convocazioni mi presentai con un minuto di ritardo. Uno solo, ma non si fa. Entrando nello spogliatoio, mi presi uno schiaffo sul collo da Handanovic che ancora mi gira la testa. Danilo non mi parlò per un mese e mezzo. Pazzesco, vi giuro. Pazzesco. Gli parlavo, gli scrivevo, lo chiamavo. Niente, zitto. Un giorno arriva e mi fa: 'Considera che è come se ti avessi presentato io a questa squadra, a questo spogliatoio. Ho garantito per te, e te mi ripaghi così? Mi hai fatto fare brutta figura''. A quel punto, in silenzio ero io. Una persona da 10 e lode, mi ha sempre supportato anche da lontano: 'Continua a lavorare, prima o poi l’inferno passa e arrivano le stelle'. Lui ne è l’esempio, dopo aver sofferto e lavorato duramente ha vinto lo Scudetto. Tutto meritato".

 Esposito D'Ambrosio (@Getty Images)

CONTE - "Devo dire che anche mister Conte ha influito molto sulla mia mentalità. Un allenatore fenomenale. Se gli anni nella Prima Squadra dell’Inter sono stati indimenticabili, il merito è stato anche suo. Il gruppo era stupendo, la società anche. Tutto era armonioso. La sua capacità di entrarci nella testa è stata decisiva. Alla prima partita in Champions League, dopo l’inizio del primo campionato, pareggiamo 1-1 a San Siro segnando all’85’. Il giorno successivo entriamo in sala video, c’è un’atmosfera glaciale. Con una frase ci ha trasmesso tutto il suo valore, svoltando definitivamente quella squadra e ponendo le basi per un ciclo vincente: 'Questi qua prendono molto meno di voi, ma hanno 5 volte la fame vostra. Venderei in questo istante la mia squadra per prendere la loro'. Lì mentalmente ci è scattato qualcosa".

TRAFFICO INTER - "Si erano create aspettative altissime. Mi faccio spazio fino a inizio febbraio. C’è Udinese-Inter, sono titolare ma non incido. Sbaglio una rete da pochi passi, ricordo ancora la parata di Musso. Se ci riprovo altre dieci volte, segno tutte e dieci. Poco dopo l’intervallo, entra Sánchez al mio posto e cambia la partita. Semplice: Alexis è un fenomeno. Fa quello che vuole, guadagna pure un rigore. Con quella prestazione mi gioco il derby della settimana successiva, sarebbe stato un sogno scendere in campo. Da quel momento, tutto in salita. Con qualche rimpianto, ma è chiaro che per vincere lo Scudetto, in quella fase, la quarta punta in rosa non potevo essere io".