Una partita che sembrava destinata alla beffa si trasforma in rimonta nel giro di pochi minuti. A San Siro, l’Inter chiude la sfida contro la Fiorentina sul 2-1, con le reti di Thuram e Zielinski, dopo aver inseguito per buona parte della ripresa.
Eppure, a guardare il primo tempo, la direzione sembrava un’altra. I nerazzurri dominano il possesso e costruiscono le occasioni più nitide: Barella costringe De Gea alla prima parata al quarto d’ora, poi il portiere spagnolo neutralizza in successione un diagonale di Thuram con il piede e una testa chirurgica di Esposito. Ancora Thuram, ancora De Gea: il copione si ripete fino all’intervallo, con un tap-in di Barella che sfila sul fondo a tempo quasi scaduto.
Nella ripresa l’Inter continua ad attaccare, ma al momento meno atteso arriva il vantaggio ospite. Jimenez, dal limite, sorprende Provedel con un tiro da lontano: l’1-0 della Fiorentina cambia improvvisamente i piani della partita. Poco dopo, Thuram entra in area e viene sgambettato da Viery, ma l’arbitro non concede il rigore. L’Inter non si ferma: Carlos Augusto coglie due volte la traversa con De Gea già battuto, mentre Bonny — entrato al posto di Esposito — sfiora l’1-1 scavalcando De Gea con un sombrero prima di farsi anticipare dal ritorno difensivo di un avversario.
Chivu inserisce Dimarco, Sucic e Zielinski per l’assalto finale, poi all’85’ getta nella mischia Lavelli, uno dei ragazzi dell’Under 23 disponibili. È proprio mentre lo speaker annuncia i 6′ di recupero che Thuram si inventa un colpo di biliardo su assist di Diouf, infilando il pallone nell’angolo per l’1-1. Non finisce qui: nel recupero, Tikus viene maltrattato da Valdepenas. Dal dischetto, Zielinski non sbaglia e firma il 2-1 definitivo.
La Fiorentina aveva sfiorato il 2-0 con Gnonto attorno all’80’, obbligando Provedel al suo unico intervento difficile della serata. Prima ancora, Pongracic aveva dovuto abbandonare il campo per infortunio, lasciando spazio a Lopes Viery. Nella catena Mastantuono-Jimenez i viola avevano mostrato fin dai primi minuti di poter far male, confezionando una punizione interessante dal limite già nelle battute iniziali. Il messaggio era chiaro: la classifica non racconta tutto.
Alla fine, però, ha vinto la squadra che aveva creato di più nel corso dei novanta minuti.