Massimo Moratti si esprime con fiducia sul futuro dell’Inter in un’intervista a La Repubblica. L’ex presidente nerazzurro vede la squadra favorita per lo scudetto, pur riconoscendo l’equilibrio della singola partita contro la Roma. “È destino che la Roma sia competitiva quando lo siamo anche noi. Ormai è un classico, come Inter-Juventus e Inter-Milan. Nella singola partita è difficile dire chi avrà la meglio. Nell’arco del campionato, invece, dico Inter”, afferma.
Su Cristian Chivu, oggi alla guida tecnica nerazzurra, Moratti spende parole di stima. “Chivu è capace, ha buon senso, sa tenere la squadra. Aveva un carattere forte, lo dimostrò nel momento dell’incidente alla testa che quasi lo uccise. Andai a trovarlo in ospedale. Diceva che sarebbe tornato presto, senza lamentarsi. Un uomo coraggioso”.
L’ex numero uno interista apprezza Malen nella Roma: “Si muove bene, vede la porta, dialoga con Dybala“. Dell’Inter lo stupisce invece “la forza d’animo. Lunedì perdeva 2-0, ma nessuno ha pensato che potesse perdere”. Sulla sfida di domani, si aspetta “una partita bella. Siamo all’inizio, le squadre non hanno troppa paura di perdere punti. E può essere preziosa come allenamento per la Champions, dove non ci si possono permettere stupidaggini”.
Riguardo all’incontro con Gian Piero Gasperini, rivela: “Ci siamo incontrati, stretti la mano, abbracciati. Non ho rancore. Lui forse sì, e sarebbe giustificato. Fu un momento sfortunato: non vincevamo una partita”. Su José Mourinho, protagonista col Real Madrid contro l’Inter, osserva: “È un maestro nell’impostare la partita sull’avversario. Non ha esultato ai gol, come atto di superiorità. Piccoli gesti che lo rendono simpatico. Ha carattere, come Spalletti“.
Sulla gara del Bernabéu, Moratti si mostra contrariato: “C’è da arrabbiarsi: sono stati quasi due autogol, prima la palla persa da Jones, poi l’errore del povero Martinez. È un peccato, perché la partita era stata preparata bene”. Tra i ricordi più cari cita la finale di Coppa Italia 2010: “La più bella ovviamente è quella. Durissima”.
L’ex presidente ricorda anche un episodio della gioventù: “Avevo quattordici anni, ero a Roma con mio padre. Sognai la partita, prima che si giocasse, e andò esattamente come l’avevo immaginata”. Su Diego Milito si esprime con ammirazione: “Milito è insuperabile. Se fossero stati contemporanei, i due argentini sarebbero stati una coppia formidabile”. Tra i giocatori attuali, cita Nicolò Barella e Federico Dimarco: “Si sarebbero giocati il posto nella squadra del triplete”.
Moratti conferma di aver tentato l’acquisto di Francesco Totti: “Dissi a Sensi che non avrei fatto storie sul prezzo. Mi rispose che non se ne parlava. Si comportò da romanista, non da commerciante. Dalla Roma presi Batistuta. Fece un gol soltanto ma lo rifarei”. Sul rapporto con Piero Ausilio, svela: “Sì, l’ho sentito il giorno stesso o quello dopo. Si aspettava un contratto più lungo: un solo anno non gli bastava. È stato signorile, senza alcuna rivalsa”.
Su Beppe Marotta commenta: “Se è diventato interista? Lo sa solo lui. Di sicuro è un grande professionista, e da interisti non possiamo che esserne contenti”. Conclude con un ricordo legato a San Siro: “Fra i ricordi, scelgo il primo derby vinto da presidente, con gol di Berti nel finale. San Siro ha un significato per la città. Una certa riconoscenza, anche se parliamo di un immobile, bisogna averla. Emotivamente, capisco chi è contrario all’abbattimento”.