TE LA RICORDI? – Derby 1995: quel gol di Berti che non compare negli almanacchi

Nel 1994/95 una valanga nerazzurra travolse il Milan campione d’Europa

di Pasquale Formisano, @Formigoal

Stagione 1994/95: il Milan di Fabio Capello arriva da tre scudetti consecutivi ed è campione d’Europa in carica, dopo la Champions League alzata ad Atene contro il Barcellona. Anche l’Inter, dal canto suo, nonostante le differenti condizioni economiche, può vantare un presente roseo in Europa, con la Coppa Uefa conquistata a San Siro contro il Salisburgo grazie alla rete di Wim Jonk; sul campo verde, per giunta, le stracittadine sono 4: la prima di campionato, terminata col punteggio di 1-1, mentre le altre si tingono tutte di nerazzurro, sia in Serie A che in Coppa Italia, dove l’Inter riesce a ribaltare per ben due volte il vantaggio rossonero e conquista la qualificazione al turno successivo.

MORATTI BIS – Quando arriva il giorno della sfida di ritorno il Milan non ha granché da chiedere alla propria stagione, con un quarto posto già praticamente acquisito, che vale la qualificazione alla Coppa Uefa, mentre l’Inter cerca il pass per l’Europa che conquisterà soltanto all’ultimo secondo dell’ultima partite, grazie al colpo di testa di Marco Delvecchio. La vera novità in casa biscione riguarda la società: dopo circa 30 anni l’Inter è tornata di proprietà dei Moratti, con Massimo che acquisisce le quote di maggioranza da Ernesto Pellegrini e diventa nuovo presidente, con l’idea di seguire le orme di papà Angelo.

A COLPI DI “SENO” – Il primo eroe di una partita che passerà alla storia è un insospettabile: Andrea Seno. Esploso nel Foggia dei miracoli al punto da farsi notare dalle big, molto meno continuo nelle prestazioni a San Siro con la maglia dell’Inter, Seno riesce in un colpo solo a ritagliarsi un posticino nella storia nerazzurra con la sua chioma biona che impatta la sfera in area di rigore e si insacca in rete, per il vantaggio degli uomini di Ottavio Bianchi.

 

DELIZIE OLANDESI – Non è più il Milan di Gullit e Van Basten ma è comunque una squadra che difende bene a zona e attacca organizzata, eppure la sfuriata rossonera non porta frutti, anzi è nuovamente l’Inter a trovare la via del gol: il pallonetto di Jonk, una delizia olandese dal retrogusto dolce, è diverso da quello che stese il Salisburgo ma ugualmente letale, che manda in bambola Sebastiano Rossi e l’intera difesa. Dopo anni di Milan di color Orange è l’altra parte del Naviglio a godere di una prodezza di un tulipano: due a Zero.

UN BISCIONE DI NOME NICK – La reazione degli uomini di Capello viene mossa da Stroppa, non il campione più pericoloso della compagine berlusconiana, ma è l’Inter sa come tenere a bada il diavolo: Nicola Berti è da anni uno degli idoli più amati della Curva Nord, ha firmato da protagonista lo scudetto dei Record e le due Coppe Uefa dell’era Pellegrini, ma oltre ai trofei ha già iscritto il proprio nome nei tabellini dei derby per ben due volte, sia nell’ultima annata di Trapattoni, sia nella sorprendente stagione di Bagnoli. Il sinistro di Ruben Sosa crea una parabola perfetta e Berti esplode un destro di straordinaria potenza che gonfia la rete e manda in visibilio la parte interista di San Siro. Soltanto guardando il replay si nota che, in realtà, la palla scagliata con tutta la forza dal centrocampista nazionale italiano, prima di insaccarsi, impatta prima la traversa e poi sbatte sulla schiena di Sebastiano Rossi, che di fatto è autore di un autogol.

Ecco perché se cercate su qualsiasi almanacco di calcio il tabellino di quel derby non troverete mai un gol di Berti.

Ma molti son quelli che lo ricordano.

Ancor di più quelli che hanno pianto di gioia.

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