Scaroni pessimista: “Non credo che il campionato verrà concluso. L’appuntamento per il nuovo stadio è confermato”

Il presidente del Milan: “Privare i cittadini anche del calcio sarebbe esagerato, ma se necessario ci adegueremo”

di Simone Frizza, @simon29_

In merito al blocco imposto al campionato italiano, ai microfoni del Corriere della Sera si è espresso anche il presidente del Milan Paolo Scaroni. Ecco le sue dichiarazioni, con una battuta anche in merito al nuovo stadio.

Stop alla Serie A – «Io non sono un esperto, ma il governo attraverso il decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri ha preso delle decisioni riguardo al calcio incentrate sulle porte chiuse. Se le situazioni sono mutate o se bisogna chiarire alcuni aspetti del decreto lo deve fare sempre il governo. Per esempio: se le squadre devono essere autorizzate ad andare in trasferta, oppure se, dopo aver chiuso pub e teatri, vogliono chiudere anche il calcio, ce lo dicano e noi ci adegueremo. Ma il governo e i ministri parlano per decreti, non per interviste».

Coni e Federazione per lo stop – «La FIGC ha delegato la Lega Serie A a organizzare le partite. Se dovesse ritirare la delega, sarebbe certamente un suo diritto, ma dovrebbe prendersi le responsabilità conseguenti. Idem il Coni. Ma penso che nel momento in cui in un decreto si parla di calcio, tanto vale che si continui a parlarne attraverso decreti».

Confusione della politica – «Il governo sta affrontando una situazione mai vista, quindi prima di dare giudizi negativi ci penso dieci volte, ma, ripeto, i governi in queste situazioni di allarme devono parlare per decreti, per decisioni che restano riservate fino all’ultimo e non girano ore prima».

Partite a porte chiuse – «Lasciamo perdere quella del Milan, in generale dico che in un momento in cui noi italiani siamo costretti a stare molto più in casa, vedere le partite in TV è un piacere. Le tribune vuote sono meno belle, ma io il gol di un campione come Dybala me lo sono goduto, poi certo avrei preferito che lo segnasse il Milan. Togliere il calcio significa aggiungere un’altra privazione. Se necessario lo faremo».

Fine del campionato – «Non sono ottimista, purtroppo: siamo talmente in tanti coinvolti nel calcio che un rischio di contagio c’è, anche se è vero che nessuno è più monitorato dei calciatori. Però ho anche visto che quando si segna, ci si bacia e ci si abbraccia come prima, cosa che dovrebbe essere evitata».

Progetto nuovo stadio – «Occuparci dell’emergenza non ci deve far dimenticare che dobbiamo ripartire, perché sennò a un’emergenza sanitaria seguirà una terribile emergenza economica. Parlare del futuro non è in contraddizione con l’occuparsi del presente. Lo stadio resta un progetto meraviglioso che può davvero marcare la rinascita di Milano. L’appuntamento con il Comune è confermato: mi auguro sia un passaggio importante».

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