Bergomi: “Inter? Mi ero illuso che potesse vincere lo scudetto. Nel calcio di oggi mi rivedo in Barzagli”

Bergomi: “Inter? Mi ero illuso che potesse vincere lo scudetto. Nel calcio di oggi mi rivedo in Barzagli”

Le parole dell’ex nerazzurro sulla stagione dell’Inter, sulla crisi della nazionale e tanto altro

di Antonio Siragusano
intervista bergomi

Beppe Bergomi, storica bandiera dell’Inter e Campione del Mondo con l’Italia nel 1982, si è raccontato in una lunga intervista realizzata da GazzaMercato e Casa Baggio. Oltre ai ricordi legati alla nazionale azzurra e le prospettive future per la panchina e la presidenza in seno alla Federazione, il telecronista di Sky ha commentato la stagione dell’Inter, accentuando una lieve nota di amarezza per il calo di risultati dell’ultimo periodo.

L’EVOLUZIONE DA CALCIATORE – “Il grande Enzo Bearzot mi educò ad essere un difensore duttile e infatti nella mia carriera ho ricoperto tutti i ruoli della difesa. Sono sempre stato concentrato e focalizzato sull’avversario non disdegnando neanche la capacità di segnare all’occorrenza, infatti ho segnato 34 gol in carriera. Barzagli nel calcio moderno è colui che più mi somiglia. Lui gioca sia nella difesa a tre che a quattro laddove, a differenza mia, è più un difensore di posizione mentre io spingevo molto”.

BANDIERA INTERISTA DAL CUORE ROSSONERO – “Porto sempre l’esempio di Paolo Maldini che aveva il padre che era una bandiera milanista eppure aveva il poster in camera di Roberto Bettega. A Settala, il paesino dove sono nato, quasi tutti erano rossoneri. La mia famiglia stessa era milanista e quindi per me è stato naturale. Da bambino ho fatto pure un provino al Milan, inizialmente mi avevano preso, poi mi hanno lasciato a casa in conseguenza dei reumatismi che presentavo nel sangue. Una volta guarito molte squadre mi volevano ma ho scelto l’Inter in quanto mi aveva maggiormente convinto per la sua organizzazione. E da lì è stato un grande amore”.

QUALIFICAZIONE IN CHAMPIONS – “Mi ero illuso che la banda di Spalletti potesse ambire allo Scudetto, ma Napoli e Juventus sono ancora ben più attrezzate. Il posto Champions sarà una lotta fino alla fine con le due capitoline, temo principalmente la Lazio. La squadra è in affanno dal punto di vista fisico e mentale, urgono rinforzi dal mercato. Serve un centrocampista dinamico e poliedrico, Ramires secondo me è il profilo giusto per far fare il salto di qualità alla rosa. Lisandro Lopez farà bene. Rafinha può spostare gli equilibri grazie alla sua fantasia e classe innata. I nerazzurri sono monocordi nella manovra sulle fasce e possono solo che beneficiarne da un acquisto così”.

PRONOSTICO INTER-ROMA – “Che bei ricordi, erano partite sempre ricche di gol. Oggi sono squadre che nelle difficoltà si somigliano. La Roma difende bene e cerca di sfruttare la fisicità di Dzeko, ma ha una manovra un po’ involuta e lenta dove i centrocampisti non rendono fluido l’attacco. L’Inter sulla corsia di destra con Candreva, che crea per Icardi, sarà come al solito pericolosa, anche se, ultimamente, i nerazzurri fanno fatica a sviluppare il loro gioco brillante e veloce sugli esterni e quindi provano a sfondare per vie centrali dove però i giallorossi sono più forti. Pertanto mi immagino una partita molto bloccata come del resto il 90% degli scontri diretti di questa stagione”.

CAPITOLO NAZIONALE: I RICORDI DI LIPSIA – “Ero andato a giocare i campionati europei juniores e son dovuto tornare a casa in conseguenza della morte di mio padre. Lì sono tornato il 14 aprile 1982 quando Bearzot mi fece esordire in Nazionale maggiore nel corso del secondo tempo al posto di Marangon. Ricordo ancora i pali di legno di quelli stadi che ci videro protagonisti di alcune amichevoli prima della fortunata spedizione di Spagna ’82”.

CRISI FIGC – “Attualmente noi, nonostante la mancata qualificazione ai Mondiali, non siamo messi così male come vogliamo far credere. Abbiamo giovani forti che stanno maturando bene anche nei vivai. Proprio da questi bisogna ripartire curandoli e avendo il coraggio di investire nei nostri campioni in erba soprattutto italiani piuttosto che stranieri. Abbiamo talenti che, a partire dai nati nel 2004, hanno doti spiccate e meritevoli di fiducia. Crediamoci! Così come dobbiamo investire ciecamente in Pellegrini, Belotti e Chiesa che hanno infiniti margini di miglioramento e saranno loro a riportare in alto la Nazionale”.

TOMMASI NUOVO PRESIDENTE – “Ciò che è primario capire è se possiamo scindere l’aspetto sportivo da quello istituzionale. Credo che Tavecchio abbia fatto un ottimo lavoro perché ha sostenuto la candidatura di Čeferin come presidente Uefa, mettendo così l’Italia in una buona posizione ed ha creduto per primo, e aggiungo giustamente, nel Var. Inoltre aveva in programma la riduzione dei campionati e delle squadre. Certo è che per far ripartire bene il sistema credo che ognuna delle società di Serie A dovrebbe togliersi qualcosa per darlo alle altre in modo da riequilibrare un po’ il tutto. Perché, pur essendo troppe 20 squadre in A, è un’utopia pensare di riuscire a mettere d’accordo più di 15 di queste e quindi riformare lo statuto. Rivoluzionare un sistema così avvitato su se stesso è molto difficile”.

COME RIPARTIRE? – “Dobbiamo valorizzare i centri federali, abbiamo bisogno di un campionato a 18 squadre, necessitiamo di strutture che permettano al settore giovanile di avere per ogni squadra un proprio campo, di avere allenatori che pensino alla crescita serena e disciplinata dei ragazzi e che non vengano esonerati. E’ impensabile poi che a questi livelli ci siano retrocessioni come nella Primavera A”.

PANCHINA AZZURRA – “In questo momento l’opinione pubblica spinge, secondo me erroneamente, per un allenatore “top” tipo Ancelotti, Mancini, Allegri o Conte. Ma se ci guardiamo intorno nessuna delle grandi nazionali ne ha uno, penso soprattuto alla Germania, Campione del Mondo uscente, che ha Löw in panchina da 12 anni. L’Italia, salvo rari casi quasi mai fortunati, ha sempre avuto allenatori federali. Chi viene ad allenare la Nazionale ha bisogno di piena fiducia e di molto tempo per lavorare bene. Inoltre deve essere visceralmente legato ai colori azzurri, alla bandiera. Io investirei in Francesco Guidolin oppure nella conferma di Gigi Di Biagio che ben conosce il meccanismo azzurro”.

DA CAMPIONE A TELECRONISTA – “E’ stata un’esperienza splendida. Abbiamo seguito i ragazzi passo, passo ed è come se fosse stata un po’ una vittoria anche nostra. Ricordo ancora quelle frasi storiche che poi sono entrate nel cuore di ogni italiano e anche nel mio. Soprattuto la partita con la Germania ancora la sogno per la sua eticità e per la compostezza e signorilità che hanno avuto i tedeschi. I Mondiali del 2006 hanno poi segnato la mia felice carriera da telecronista”.

CARRIERA DA ALLENATORE – “Era il 1999, appena ho smesso di giocare sono venuti a casa mia l’allora direttore di Tele+ Arrigoni e Caressa. Mi hanno proposto di fare il commentatore tecnico e, pur essendo tutto ciò estremamente lontano dai miei pensieri e dal mio essere visto che sono timido e introverso, ho accettato di buon grado. Da allora ogni giorno cerco di migliorarmi in quanto è un lavoro che adoro. Nel mentre ho fatto tutti i corsi da allenatore che mi sono serviti anche nella mia attuale professione. Probabilmente, a suo tempo, non ho avuto il coraggio e il cuore di andare ad affrontare alcune difficili situazioni offertemi e pertanto ho preferito rimanere nel settore giovanile dove tutt’ora trovo la mia realizzazione. Mi sarebbe piaciuto anche restare nell’Inter, ma purtroppo la mia obiettività in ambito televisivo non è piaciuta a tal punto da non volermi in società. L’unico che ci ha timidamente provato è stato Giacinto Facchetti, ma in modo non così deciso”.

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