Cori razzisti, la tolleranza zero è già un ricordo: niente sanzioni per Lazio e Bologna. A cosa è servito l’esempio Inter?

Cori razzisti, la tolleranza zero è già un ricordo: niente sanzioni per Lazio e Bologna. A cosa è servito l’esempio Inter?

Stando a quanto riportato dal Corriere dello Sport, i cori razzisti che si sono sentiti durante Lazio-Novara e Bologna-Juve non sono stati considerati significativi nelle relazioni di ispettori federali e arbitri

di Luca Tagliabue

Nonostante il clamore mediatico e i proclami di tolleranza zero levatisi in seguito ai cori razzisti contro Koulibaly nel match del Boxing Day tra Inter e Napoli, sembra che la questione non sia già più una priorità per i media e gli organi giudiziari della Federcalcio. Stando a quanto riporta il Corriere dello Sport infatti, i fatti di Lazio-Novara (i cori razzisti e antisemiti cantati da alcuni ultrà biancocelesti) e di Bologna-Juve (gli ululati nei confronti di Kean) non saranno puniti con alcuna sanzione.

Il motivo sarebbe da identificare nella decisione degli ispettori federali e degli arbitri delle rispettive partite di non considerare gli episodi abbastanza ‘significativi’ da aprire una procedura. Sorgono quindi, ancora una volta, numerosi dubbi verso la decisione del giudice sportivo di punire alla cieca tutti i tifosi interisti con la chiusura dello stadio. Le domande in questo senso sono diverse: quali sono i fattori necessari per ritenere degli episodi abbastanza ‘significativi’? Il fatto che a cantare cori razzisti siano 500 persone invece che 1000 cambia la gravità della cosa? Dei cori razzisti vengono considerati gravi solo se avvengono in una partita di cartello?

Difficile che le Lega Calcio fornisca delle risposte chiare a queste domande; è più facile immaginare che, quando un altro episodio di razzismo farà abbastanza clamore, si deciderà ancora una volta di colpire alla cieca e chiudere uno stadio per evitare la responsabilità di individuare i singoli colpevoli e per sentirsi abbastanza a posto con la coscienza da ignorare i successivi episodi di razzismo non abbastanza grossi da giustificare l’intervento delle istituzioni.

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