Guidolin: “Asa e Handanovic due leader. Sanchez può diventare devastante, ma ecco in che ruolo deve giocare”

Guidolin: “Asa e Handanovic due leader. Sanchez può diventare devastante, ma ecco in che ruolo deve giocare”

L’ex tecnico dell’Udinese parla dei tre nerazzurri che ha allenato in Friuli

di Simone Frizza, @simon29_

L’esordio di Alexis Sanchez con la maglia dell’Inter sembra finalmente prossimo ad arrivare: sabato sera, contro l’Udinese, dovrebbe scendere in campo da titolare al fianco di Romelu Lukaku. Di lui, ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, ha parlato Francesco Guidolin, ovvero colui che lo ha lanciato proprio con la maglia bianconera. Ecco cos’ha dichiarato anche riguardo gli altri due suoi ex giocatori, Asamoah e Handanovic.

Ritrovarli all’Inter – «Non mi stupisce che siano in un grande club e che abbiano fatto una splendida carriera. Io
avevo una grandissima squadra, molto giovane: partimmo male, con 4 sconfitte, poi abbiamo preso il volo. E fatto risultati in trasferta enormi, che pochi hanno ripetuto. Non erano maturi ed esperti come adesso, ma la qualità era assoluta, parlando di loro tre. Sarà bello salutarli sabato: sarò a San Siro, commenterò la partita per Dazn».

Sanchez al top – «La cosa fondamentale è il ruolo: può giocare esterno in un 4- 3-3, può fare la prima punta, ma il suo posto è quello di trequartista. Quando cambiammo il modulo piazzandolo dietro a Di Natale nel 3-5-1-1 diventò devastante. Svariava su tutto il fronte, giocavamo senza punti di riferimento. È ottimo anche in fase di non possesso».

Male allo United – «Non so cosa sia successo Manchester. Ma nei primi anni all’Arsenal ho rivisto il giocatore che voleva diventare il più forte al mondo. Ci è andato abbastanza vicino. È sempre stato umile, sicuramente i soldi e il successo non lo hanno cambiato. Sempre solare e disponibile, non smetteva mai di allenarsi, bisognava fermarlo».

Coppia con Lukaku – «Alla grande: con Di Natale giocava sempre palla a terra e triangolazioni veloci, Lukaku sa dialogare ma ha anche potenza fisica. Se tutti e due rendono al massimo sono la coppia meglio assortita e più pericolosa del campionato».

Asamoah – «Con noi giocava mezzala, ma già allora si era allenato a fare l’esterno. In fascia giocava Armero che non tornava mai. E a lui toccava fare il centrocampista e anche andare a tappare i buchi che lasciava Pablo. Lo abbiamo preparato».

Handanovic leader e capitano – «Se si intuiva? Samir me lo ricordo piuttosto taciturno, però determinato. Guidava già a 25 anni tutta la difesa. E a livello tecnico è migliorato di anno in anno: è fra i più forti al mondo. L’essere diventato capitano è testimonianza di una maturazione di un giocatore intelligente.

Conte – «Ogni volta aggiungi un pezzo. Lui ha saputo vincere, ma la cosa davvero straordinaria è stata accorgersi presto che quel Chelsea non poteva giocare come aveva iniziato. In quella gara con noi difendeva a 4, mentre noi eravamo a 3: finì 2-2. Dopo un paio di partite ha fatto una mossa da grande stratega, ha rivoluzionato il sistema col 3-4- 2-1 e ha avuto la forza di convincere i giocatori. Ci ha creduto e ha trionfato».

Gap con la Juve – «I bianconeri partono sempre favoriti, ma l’impressione è che l’Inter sia un po’ più vicina. Sono
cambiati entrambi gli allenatori, ma ce n’erano due bravissimi e sono arrivati due bravissimi. Un certo nucleo della
Juve ha un altro anno in più. E l’organico interista può migliorare i risultati già buoni dello scorso anno: Spalletti aveva fatto un gran lavoro».

Udinese – «Sarà sulla falsariga dell’anno scorso: squadra solida, fisica. Giusto dare fiducia a Tudor che aveva fatto bene nel finale. Mi auguro che quest’anno viva una classifica più serena».

Ritorno in panchina – «Le offerte non mancano, ma serve qualcosa di stimolante».

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