Ciao Gigi Simoni, Baronetto amato dal popolo

Ciao Gigi Simoni, Baronetto amato dal popolo

Ci lascia definitivamente il tecnico dell’ultima Coppa Uefa interista, tra i più amati nell’universo nerazzurro

di Pasquale Formisano, @Formigoal

Il ragazzo che ci mette l’esterno destro si chiama Javier, o meglio tutti lo chiamano ancora Javier, e di lì a poco sarebbe diventato Zanetti, il leggendario recordman di presenze nerazzurro; ma quando la palla si infrange all’angolino tutti vanno ad abbracciare non il trattore argentino ma un’altra persona: Gigi Simoni.

Siamo all’ultimo istante di una sfida contro la Salernitana, in casa; l’Inter vince in extremis e bissa il successo infrasettimanale ottenuto contro i campioni d’Europa del Real Madrid. Ma è purtroppo l’ultima esultanza di Simoni sulla panchina nerazzurra, solo 24 ore prima del saluto definitivo, un esonero mai spiegato veramente al pubblico interista.

Se ne è andato oggi, 22 maggio 2020, in una data storica per l’Inter, ovvero il decimo anniversario della conquista della Champions League. Una Champions che lui aveva lasciato senza essere eliminato, dopo un miracolo contro il Real, alzata al cielo nello stadio del Real. Una Champions consegnata nelle braccia muscolose di Javier Zanetti, quel Javier Zanetti, l’uomo del suo ultimo gol, della sua ultima esultanza.

Gigi Simoni non è stato un semplice allenatore, è stato un Baronetto amato dal popolo: umile, elegante, dalla lunga ed estenuante gavetta. Ore spese a urlare sui campi delle serie inferiori, ma tante, tantissime soddisfazioni, una sfilza enorme di promozioni dalla Serie B alla Serie A. Poi l’Inter. E Ronaldo. Nel 1997/98 Simoni è stato l’allenatore ideale di una squadra definitivamente scolpita nell’immaginario collettivo, la più nostalgica orchestra del mondo: gli anni ’90, le star, i videogiochi, il profumo di un millennio nuovo, il fenomeno.

Uno scudetto che sfuma solo per dinamiche che oramai non hanno più senso di essere analizzate, ma in compenso una grandissima Coppa Uefa alzata al cielo di Parigi, in una serata primaverile dalla bellezza spezzafiato.

Se ne è andato oggi, dopo mesi difficili, e forse da oggi in poi il 22 maggio non sarà più solo un ricordo di gioia.

Se ne è andato oggi, nello stesso modo in cui se ne andò per la prima volta in quel lunedì sera del 1998: con le lacrime di un popolo che gli ha voluto bene fino all’ultimo minuto, che non lo ha mai ripudiato, che non lo ha mai dimenticato, che non lo ha mai sminuito.

Ma a noi piace ricordarlo con altre lacrime, quelle di gioia, quelle del 6 maggio 1998, quelle del suo primo e unico trofeo internazionale, con ancora Javier Zanetti, autore della seconda rete, a far da filo conduttore.

Ci mancherai Gigi, perché porti con te un pezzo di noi e dei nostri cuori. Perché ci hai insegnato la perseveranza, perché insieme a te abbiamo imparato che il mondo può essere brutto, come un torto ingiustamente subito.

Ma può essere anche bello, bellissimo, più di qualsiasi altro trofeo.

Come il dolce ricordo di un tempo lontano, in cui abbiamo sognato di essere persone migliori.

Ciao Gigi.

 

 

 

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