Icardi ricomincia dal 7. Campioni, flop e meteore: ecco chi l’ha indossata nel passato dell’Inter

Icardi ricomincia dal 7. Campioni, flop e meteore: ecco chi l’ha indossata nel passato dell’Inter

La numero 7 dell’Inter è stata vestita da grandi campioni del passato ma anche da tante meteore o calciatori che non hanno mantenuto le attese. E ora sarà Mauro Icardi a vestire questa maglia?

di Pasquale Formisano, @Formigoal

Nella storia dell’Inter non c’è numero più enigmatico del 7: Jair, Bianchi, Figo, Scudetti, Coppe Uefa, Coppe Campioni e Palloni d’oro, ma anche Kean, Pacheco, Quaresma, Kondogbia, Schelotto, Belfodil e un’altra sfilza di calciatori, compresi Van Der Meyde e Karagounis, che non hanno mantenuto le attese di una tifoseria impegnata sempre al meglio. E adesso, dopo tanti anni passati con la numero 9 sulla schiena, toccherà davvero a Mauro Icardi vestire questa gloriosa maglia? Oppure l’ex capitano saluterà l’Universo nerazzurro? Nel frattempo rivediamo nel dettaglio la grande tradizione dei numeri 7 nerazzurri:

JAIR E IL TETTO DEL MONDO – Jair, Mazzola, Milani, Suarez e Corso: con il nome del brasiliano si apre il terzo, e ultimo, verso della poesia più bella e famosa di tutti i tempi, ovvero la formazione della Grande Inter di Helenio Herrera. Il funambolico numero 7 nerazzurro è uno dei pilastri fondamentali della squadra che conquista due volte l’Europa e due volte il tetto del Mondo, gioca divinamente nella prima finale di Coppa Campioni contro il Real Madrid, conquistata al Prater di Vienna, ma è nella seconda che imprime il marchio di fabbrica decisivo, realizzando contro il Benfica, davanti al pubblico di San Siro, il goal decisivo per il secondo trionfo continentale. Parafrasando una frase di Stefano Accorsi in un film diretto da Luciano Ligabue si può dire che un numero 7 come Jair, nella storia dell’Inter, non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altri belli in maniera diversa.

UN COCKTAIL 7-BIANCHI – Ancora non è il tempo delle casacche personalizzate quando, nell’estate del 1988, Giovanni Trapattoni sceglie Alessandro Bianchi come esterno a tutta fascia sulla destra. Per l’era del merchandising e dei nomi sulle maglie personalizzate c’è bisogno di aspettare ancora qualche anno, eppure Bianchi si tatua addosso il numero 7 dell’Inter e risulta preziosissimo per la conquista dello Scudetto dei Record ma anche di una Supercoppa e di ben 2 Coppe Uefa. Celebre è la sua rete del 3-0 contro l’Aston Villa, quando l’Inter riuscì a superare il turno di Coppa Uefa 90/91 ribaltando la sconfitta di 2 reti rimediata all’andata in Inghilterra, lanciandosi prepotentemente come favorita per la vittoria del titolo.

4 ANNI FIGHISSIMI – Nell’estate del 2004 l’Inter acquisisce a parametro zero dal Real Madrid le prestazioni di Esteban Cambiasso. Passano 12 mesi, si riaprono le frontiere tra merengues e nerazzurri e la stessa tratta del Cuchu viene percorsa anche dal roccioso difensore centrale Walter Samuel e dall’esterno destro Luis Figo, vincitore di 2 Champions League con la camiseta blanca e del Pallone d’oro 2000. Il portoghese sicuramente non ha più il passo dei tempi d’oro, quando ha infiammato prima il Camp Nou con il Barcellona e poi il Bernabeu con il Real, ma nei 4 anni passati all’ombra del Duomo riesce comunque a ricucirsi un posto importante nella storia dell’Inter, contribuendo alla conquista di ben 4 scudetti e togliendosi anche lo sfizio di realizzare il gol decisivo della Supercoppa 2006, recuperando tre reti di svantaggio contro la Roma di Luciano Spalletti, in quello che è sicuramente il periodo più “figo” del recente passato nerazzurro.

OCCHI DI PAZZO – Sicuramente non passerà alla storia come uno dei campioni della folta tradizione interista Giampaolo Pazzini, attaccante da area di rigore non dotatissimo sotto il profilo tecnico da munito di un fiuto del gol da killer di razza. Non si può dimenticare, però, quello che fu il suo impatto con l’universo Inter: con la squadra di Leonardo sotto di 2 reti contro il Palermo, Pazzini entra in campo per la prima volta a San Siro e, nel giro di pochi minuti, prima segna una doppietta di testa e poi si procura il rigore della vittoria, trasformato in rete dal compagno di reparto Samuel Eto’o. Il tempo e le circostanze gli hanno impedito di esprimersi al meglio, ma resta uno degli artefici della vittoria della Coppa Italia 2010/11, al momento ultimo trofeo in senso assoluto del club meneghino.

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