Materazzi: “Mourinho come Popovic, non era possibile tradirlo. Non era facile battere i marziani”

Materazzi: “Mourinho come Popovic, non era possibile tradirlo. Non era facile battere i marziani”

Tra ricordi, analogie e aneddoti una lunga diretta sui social

di Giovanni Ragosa, @giovanni_ragosa

Marco Materazzi e Marco Belinelli sono stati i protagonisti della diretta Instagram organizzata da Inter e Pirelli nell’ambito delle iniziative ‘Timeless 2010’, la campagna dedicata ai dieci anni del Triplete nerazzurro. “Aspettiamo novità nella bella San Antonio”, dice Belinelli. Sulla città degli States, Materazzi ricorda: “La mia preferita è Los Angeles, lì abbia preparato il Triplete: è stato il miglior ritiro mai fatto in carriera. José adora quella città, ci è andato anche col Real. Eravamo a Ucla, sembrava di essere in un villaggio olimpico”.

Come è Popovich, chiede Matrix? “L’ho conosciuto nel 2014, nel primo anno agli Spurs. E’ una persona che pretende molto sul campo, è esigente e capisce il basket come nessuno. Fa la chiamata giusta durante i timeout, ha delle genialate. Fuori dal campo è supersimpatico, molto colto; poi ha tante passioni, come il vino, cibo… Ci vuole bene, è come un padre per noi. In queste settimane ci chiamava per chiederci come stiamo e se servisse qualcosa: è molto affettuoso”.

E Mourinho? “Come Popovich, è uno che riesce a creare un’empatia incredibile. Conosceva tutto delle nostre famiglie, ti metteva sempre nelle migliori condizioni per fare bene in campo e non di non poterlo mai tradire. Ti faceva sentire come un figlio. Scientifico anche nelle conferenze: sapeva quali argomenti toccare degli avversari e del gruppo che allenava”.

Materazzi svela: “Uscirà un anello per Timeless2010 fatto dall’Inter che verrà consegato a tutti i protagonisti del Triplete”. E Belinelli: “Facciamo una foto assieme, io metto il mio anello Nba. Ha un peso incredibile, non solo a livello di valore. La prima settimana l’ho tenuto sempre con me, avendo l’ansia di perderlo”.

Materazzi: “Da italiano ti ringrazio per averci reso orgogliosi in America. Sei partito dal basso e sei arrrivato lì in alto. Come è successo a me all’Inter, io ho vinto la Champions a 37 anni dopo aver conquistato il Mondiale a 34. Stava per scadere il mio tempo, come per altri miei compagni, ma avevo una grandissima voglia di vincere. Per noi era davvero ‘the last dance’, ma penso che avremmo potuto dire la nostra anche l’anno dopo; peccato che se ne andò il nostro condottiero. Vero che poi vincemmo il Mondiale per Club, per me fu un orgoglio vincerlo da unico italiano. Abbiamo lasciato qualche mollica per strada, ma abbiamo vinto quasi tutte le finali: come dice Mourinho, le finali sono fatte per essere vinte”.

Mondiale 2006: “Esperienza unica, abbiamo vinto perché eravamo i più forti: non c’entra Calciopoli – spiega Matrix –. Siamo stati fortunati per non aver beccato il Brasile agli ottavi, ma abbiamo battuto Germania e Francia”.

Da Materazzi, poi, un invito a Belinelli: “Concludi la stagione Nba, poi vieni qui a Milano e ti fai una bella festa a San Siro per il Triplete con i tifosi”. Il cestista: “L’Inter mi ha mandato magliette e bandiere a San Antonio, io sono sempre stato tifoso nerazzurro. Mi ricordo Ronaldo, lo vedevo come il Jordan del calcio, pur sapendone poco di questo sport”. Materazzi: “Il gol più importante della mia vita è stato contro la Repubblica Ceca perché abbiamo evitato di pescare Ronaldo negli ottavi di finale. Era il Brasile di Kakà, Adriano, Roberto Carlos, Ronaldinho, Cafù…”.

Triplete? Eto’o faceva il terzino ed era un fenomeno: si sacrificava per tutti. Io lo stuzzicavo dicendogli che poteva rivincere il triplete. A fine anno in 4 furono premiati migliori giocatori dalla Uefa. Milito faceva i gol importanti. Poi abbiamo battuto i marziani e non era facile (il Barcellona di Messi, ndr)”.

Attualità: “Speriamo di tornare presto a vincere, il mister e la squadra stanno facendo un ottimo lavoro. Siamo sulla strada giusta anche se è mancata qualcosina durante l’anno. Ripartenza? Sembra la formula 1. Bisogna solo crederci, la cosa penalizzante sarà giocare senza tifosi. San Siro quando è pieno bolle. L’Inter è comunque sulla strada giusta per tornare in alto”.

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