Moratti: “Il Verona gioca molto bene. Totti uno dei miei miti, mio padre l’esempio migliore”

Moratti: “Il Verona gioca molto bene. Totti uno dei miei miti, mio padre l’esempio migliore”

L’ex presidente dell’Inter sulle pagine de L’Arena

di Antonio Siragusano

Poche ore al fischio d’inizio di Inter-Hellas Verona, secondo anticipo del sabato di Serie A prima della sosta per le Nazionali che terranno fermo il campionato per le prossime due settimane. Per l’occasione, questa mattina, sulle pagine de L’Arena è stata pubblicata l’intervista realizzata all’ex presidente dell’Inter e uomo del triplete Massimo Moratti, legato affettivamente anche alla città di Verona. Ecco le parole dell’ex numero uno nerazzurro:

L’AVVERSARIO – “Il Verona sta giocando molto bene. Era prevedibile che avesse questo impatto perché dall’inizio della stagione si è messa a proporre un calcio piacevole. Juric ha grandi meriti. Ci ha messo del suo. Perché la rosa del Verona non è da primi posti in classifica. Ma la personalità che mette la squadra e l’atteggiamento del gruppo dimostra che non ci sono timori nell’affrontare qualsiasi tipo di avversario. Potrebbe essere l’Hellas la sorpresa del campionato? Di sicuro è piacevole veder giocare il Verona. E Juric ha dimostrato di essere allenatore intelligente. Trovando un equilibrio che garantisce punti. Dietro a tutto c’è organizzazione. E il Verona può essere pericoloso per chiunque l’affronti”. 

MITI SPORTIVI – “Cassius Clay e Gigi Riva. L’uomo e il campione insieme. L’Inter è fatta di mito e di miti che mi hanno accompagnato fin dall’infanzia. Ma questo penso sia scontato per me. E quindi, lasciando stare loro, penso a Totti. Francesco per me è un mito. Cioè un giocatore che, per qualità, avrei voluto vedere anche nella mia squadra”. 

MODELLI COME MANAGER – “Mio padre li ha offuscati tutti, questo penso sia normale. Ma negli anni ho avuto modo di conoscere e confrontarmi. Penso ad Alex Ferguson, che ha segnato un’epoca al Manchester United. Un dirigente a tutto tondo. Uscendo dal calcio, i primi che posso citare sono Julio Velasco e Phil Jackson. Innovatori, uomini sopra tutto. Persone capaci di segnare un epoca con il loro modo di approcciare lo sport. Poi, io ho avuto due ottime esperienze personali con Mourinho e Mancini”.

RAPPORTO COL PADRE – “Tentare di vincere, o fare meglio, di chi ti ha preceduto può essere peso insormontabile. Provo a fare una valutazione che va al di là dell’affetto. Mio padre è stato fantastico. Un dirigente sportivo diventato personaggio, non solo per le vittorie ottenute. Per questo, ancora oggi, faccio fatica a valutare senza comparazioni chi è venuto dopo di lui. Se mi manca il calcio? Mi fa molto piacere tutto quello che è successo perché è stato molto bello. Molto appassionante e affettuoso. Ma non ho ambizione di tornare nella maniera più assoluta”.

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