Nainggolan: “Antipatia verso la Juventus? Mi hanno cercato cinque anni di fila, ma ne ho subite talmente tante…”

Nainggolan: “Antipatia verso la Juventus? Mi hanno cercato cinque anni di fila, ma ne ho subite talmente tante…”

Terza ed ultima parte dell’intervista rilasciata dal belga a La Gazzetta dello Sport

di Simone Frizza, @simon29_

Dopo aver parlato della fine del suo rapporto con la Roma e delle differenze societarie tra i giallorossi e l’Inter, Radja Nainggolan ha detto la sua sulla Juventus, spiegando anche il perché dell’antipatia nei suoi confronti, e spiegando la sua idea sul paragone tra Cristiano Ronaldo e Messi. Ecco le sue parole rilasciate a La Gazzetta dello Sport.

La Juve è di un altro livello?
“Sono forti, vincono da 7 anni. Ma il campionato è lungo e finora ci sono stati pochi scontri diretti. Dovremo essere bravi noi che siamo dietro a sbagliare il meno possibile. La pressione dev’essere su di loro, devono sapere che siamo pronti ad approfittare dei loro passi falsi”.

Come nasce la sua antipatia verso la Juve?
“Ne ho subite talmente tante che dopo un po’ non ce la fai più”.

Gli juventini dicono: parla male di noi perché la Juve non l’ha mai voluto.
“Ma se loro mi hanno cercato per cinque anni di fila! Io ho sempre detto di no e forse è per quello che ce l’hanno ancora con me”.

Ronaldo per l’Italia è…
“Un’occasione per dare visibilità a un campionato che l’aveva persa. E uno stimolo per noi che proveremo a batterlo”.

Ronaldo o Messi?
“Scelgo Leo. Cristiano ha bisogno della squadra. Messi ogni tanto ne dribbla 4 o 5 e vince le partite da solo”.

Però lei l’ha eliminato.
“Quella sera c’era qualcosa di strano nell’aria. Jesus ha fatto la partita della vita contro Messi, la tifoseria carica, il gol di Dzeko subito… Roma-Barcellona è stata la partita più emozionante della mia carriera”.

Che cos’è per lei la Champions League?
“Un torneo più “facile” della Serie A. Nel girone ci sono sei partite, tutti giocano per vincere, in Italia si mettono tutti dietro e si fa una fatica enorme”.

A quanti tatuaggi è arrivato?
“Non lo so, ho perso il conto. Il primo fu una stella: lo feci solo per sentire il dolore che si provava”.

Dov’è finita la cresta?
“Basta, ho 30 anni, non la vedrete più. L’ho tenuta a lungo, mi piaceva che i bambini volessero avere i miei capelli”.

Dove si immagina tra 10 anni?
“A Roma, è il posto dove voglio far crescere le mie figlie”.

Come vive Milano?
“È molto più comoda: a Roma per andare da Casalpalocco al centro ci mettevo un’ora e un quarto, qui in 20 minuti sei ovunque. È tutto più organizzato, il traffico… i semafori (ride, ndr). C’è stata la fashion week poco tempo fa: mi sono divertito molto”.

Barella è davvero il suo erede?
“Mi ci rivedo in tante cose. Visto l’esordio in Nazionale?”.

Chi è il calciatore più forte con cui ha giocato?
“Scontato dire Totti. Penso a Pjanic, la Juve senza di lui non  è la Juve. E poi Maicon: lo guardavi e pensavi “ma questo come c… fa?””.

All’Inter sarebbe bastato Modric per colmare il gap con la Juve?
“È il più forte che c’è nel ruolo, ma vorrei prima giocarci insieme… E comunque sono felice dei compagni che ho adesso”.

Ha mai chiesto il 4 a Zanetti?
“Eh, la battuta gliel’ho fatta e lui non ha risposto”.

L’Inter sarà la sua ultima squadra?
“Ho già chiaro il mio percorso. Può essere… anche perché non giocherò ancora a lungo”.

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