Le PAGELLE del calciomercato dell’Inter

Le PAGELLE del calciomercato dell’Inter

I voti ragionati al mercato dell’Inter reparto per reparto. I risultati di un’estate lunghissima, travagliata e probabilmente finita in un modo che la stessa dirigenza nerazzurra non si aspettava, qualche mese fa. Tuttavia diverse scelte risultano incomprensibili…

di Giorgio Crico, @gio_prankster

Quando la sarabanda del calciomercato finisce, è tempo di valutazioni. A volte sono più semplici, altre volte più complesse. Alcune volte, molto rare, le mosse corrette e quelle sbagliate si fondono in un tale pastiche che poi risulta complicatissimo distinguere l’intuizione geniale e la vaccata epocale. Ecco, il mercato estivo dell’Inter nell’anno domini 2017 è esattamente di quest’ultimo tipo, figlio anche di una gestione societaria francamente molto discutibile della comunicazione, sia coi media che col pubblico.

Andando a scomporre reparto per reparto tutte le scelte operate in questi mesi da Piero Ausilio e Walter Sabatini, risulta evidente il tentativo di innalzare il livello globale qualitativo della squadra a costo di rimetterci da quello quantitativo: potrebbero anche aver ragione ma è più che palese che la coperta è corta, cortissima.

22 giocatori in rosa (19 quelli di movimento) sono meno degli effettivi che un CT di Nazionale può convocare per i Mondiali o gli Europei: considerando i non portieri, non sono nemmeno due per ruolo – il che costringerà Spalletti a ripiegare anche sulla primavera, di tanto in tanto (non che sia un male di per sé ma, per l’ennesima volta, pare più una condizione dettata dalle necessità che non dalla convinzione di avere un forte settore giovanile).

Ma bando alle ciance e diamo un po’ di numeri, che poi alla fine sono quello che ci interessa.

Portieri – voto 7

FLORENCE, ITALY - JUNE 04: Daniele Padelli of Italy in action during the Italian training session at Coverciano on June 4, 2015 in Florence, Italy. (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)
FLORENCE, ITALY – JUNE 04: Daniele Padelli of Italy in action during the Italian training session at Coverciano on June 4, 2015 in Florence, Italy. (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

Se bisogna far le cose seriamente, allora bisogna considerare anche le operazioni di compravendita che si svolgono relativamente alla porta. L’estremo difensore è un ruolo cruciale e delicatissimo, si sa, così com’è notorio che il mercato dei portieri non sempre offre ciò che serve o ciò che si cerca, specialmente da quando diversi top club europei hanno deciso di sposare la linea della concorrenza mortale anche tra i pali, optando per tenere in rosa non più solo uno ma ben due numeri uno di altissimo livello.

Dunque, date queste premesse, non solo è sempre più complesso trovare un buon portiere per fare il titolare ma, allo stesso modo, non è banale trovare un secondo all’altezza. Per quanto autorevole all’interno dello spogliatoio, Juan Pablo Carrizo aveva passato da un pezzo non solo il suo prime – per un 12 è abbastanza ovvio – ma anche la soglia minima di affidabilità per parare, seppur da seconda scelta, in un club ambizioso.

Sostituirlo con Padelli è stata un’ottima operazione. Prima di tutto per i costi (zero euro), poi perché l’ex estremo difensore granata è un netto miglioramento rispetto a JPC, nonostante più di uno svarione durante i suoi anni torinesi. Padelli non è più un uomo adatto a fare il titolare, tanto meno in una squadra come l’Inter, ma da riserva può ancora dire la sua con una certa prepotenza. Solo la sostituzione del numero 12 vale il 7 finale.

Difensori – voto 4,5

Skriniar

Cinque terzini e tre difensori centrali. E i terzini sono cinque e non sei solo perché il Torino s’è fatto ingolosire dall’offerta del Chelsea per Zappacosta e ha dovuto rimpiazzarlo con Ansaldi più o meno sul gong, altrimenti la sproporzione sarebbe stata ancor più preoccupante. Per quanto senza impegni europei, affrontare una stagione intera con tre soli centrali di ruolo, di cui uno psicologicamente a pezzi o quasi, è semplicemente folle. In più, per quanto nella scorsa stagione non si fosse affatto distinto in positivo,

Ansaldi era l’unico giocatore a disposizione in retroguardia che consentisse l’applicazione della difesa a tre, a meno di non volersi giocare la carta “D’Ambrosio centrale” che, però, resta decisamente rischiosa (l’ex capitano del Torino si adatta. Con tanto impegno e abnegazione ma si adatta e non sempre pare a suo agio, nel mezzo). Allo stesso modo, anche la cessione di Murillo non sarebbe stata un dramma di per sé ma vendere il colombiano senza avere le mani su un sostituto è una leggerezza immensa: in caso uno tra Škriniar e Miranda prenda un raffreddore, toccherebbe a Ranocchia. Se si facesse male Ranocchia, ecco un primavera. Basta questo scenario a dipingere come “gravemente manchevole” la visione nerazzurra sul mercato dei difensori.

Ci sono tre ragioni (che valgono mezzo punto in più ciascuna) per cui il voto finale non è un secco 3: gli arrivi di Škriniar, João Cancelo e Dalbert. Lo slovacco in realtà dovrebbe incidere un po’ di più dei due terzini perché il suo approdo in nerazzurro colma una lacuna che era tale dall’addio di Materazzi, ossia la presenza di un centrale coi piedi buoni. Tuttavia Dalbert e Cancelo paiono, per ora e sulla carta, dei significativi upgrade rispetto agli esterni bassi già in rosa. Di sicuro lo sono a livello atletico e di propulsione offensiva, per il resto lavori in corso.

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Centrocampisti – voto 6

Borja Valero

Medel, Éver Banega e Kondogbia non ci sono più e, al loro posto, ecco invece Matías Vecino e Borja Valero. Posto che, giocando sostanzialmente a tre (due mediani e un trequartista), sarebbe stato meglio avere due scelte per ruolo, si parla di un reparto che ha comunque alzato il livello tecnico assoluto anche se ha sacrificato Banega, probabilmente il giocatore più estroso e creativo della rosa dello scorso anno. Tuttavia l’operato della società è appena sufficiente perché, per quanto abbia preso due validi giocatori senza spendere cifre folli, comunque si parla di un ultratrentenne che a ogni stagione sfiorisce un po’ e di un calciatore di livello medio-alto all’apice di un’onesta carriera che difficilmente entrerà mai nell’élite europea.

Il modo in cui il centrocampo dell’Inter sta funzionando in questo particolare momento è molto più figlio dell’abilità tattica di Spalletti nel disegnare un sistema in cui le vergogne dell’Inter vengono mascherate che non della società, a parole volenterosa ma in realtà mai in grado di mettere a disposizione del tecnico dei profili d’alto lignaggio. Inoltre va detto che Vecino e Borja Valero non colmano del tutto le ormai solite lacune della mediana interista, ossia quelle dell’incursore e del regista basso, ma sono sufficientemente intelligenti per poter mettere una pezza alla questione. Finché si giocherà cercando di privilegiare le fasce nello sviluppo verticale il gioco reggerà.

Tra l’altro, un’ulteriore aggravante per l’équipe mercato nerazzurra nell’ottica della costruzione del centrocampo, è l’aver saputo fin da subito che Spalletti si sarebbe seduto sulla panchina del Biscione. Anche i sassi sanno che il mister di Certaldo predilige giocare con un uomo tra le linee che consenta di creare superiorità su una delle due fasce o fornire soluzioni di passaggio sulla trequarti avversaria e che quindi, possibilmente, un profilo del genere sarebbe servito parecchio. Beh, non è arrivato nemmeno quello.

La sufficienza va comunque data perché la cessione di ex asset come Kondogbia o Medel sembrava onestamente impossibile a meno di non fare clamorose minusvalenze e, onestamente, un giocatore come Borja Valero – per quanto nella versione anziana – mancava da anni all’Inter. Il suo arrivo e quello di Vecino rappresentano due primi passi piccoli ma fondamentali verso la costruzione di una rosa che sappia giocare il pallone oltre a randellare e, concettualmente, non è poco.

PS: il resto del giudizio potrebbe essere anche influenzato dall’illusione che Spalletti possa far deflagrare il potenziale di João Mário, Gagliardini, Vecino e, per gli amanti dei miracoli, Brozović.

Attaccanti – voto 5

karamoh inter

Altro reparto, altra rosa corta. Non tanto nel numero di effettivi a disposizione, quanto più nella varietà: tre ali a fronte di due posti con un giocatore evidentemente molto indietro nelle gerarchie (il giovane Karamoh) a causa della giovane età contro tre punte “pure” per un solo posto tra i titolari (anche qui con un giovanissimo a fare da remota alternativa). Escludendo i due Under 20, abbiamo un totale di quattro giocatori per tre posti che, francamente, non tranquillizza. Nel caso dovesse venire a mancare uno tra Perišić e Candreva la situazione si farebbe intricata: risolvere la questione spostando in fascia João Mário accorciando però la coperta in mezzo? cambiare modulo e passare alle due punte in modo da non squilibrare la squadra e quindi escludere anche l’ala sana? adattare Éder sull’esterno?

Sono sul piatto diverse soluzioni ma nessuna particolarmente convincente. Del resto, non lo diremo mai abbastanza, la rosa è cortissima. Certo, al netto delle lacune non si può non considerare che si è riusciti a cedere definitivamente Jovetić e Biabiany, trovando anche il modo di mandare a far esperienza il Barbosa senza però doverlo far scendere eccessivamente di categoria. Sono risvolti positivi della gestione, senza dubbio, ma non bastano a raggiungere la sufficienza perché il solo innesto del reparto è un francese reduce da un solo anno di professionismo nel Caen che è completamente da testare in Serie A e in una piazza come l’Inter (fare la fine di Niang è un attimo).

Forse c’è chi si sentirebbe più generoso in sede di valutazione a causa della permanenza di Perišić; oggettivamente, è un argomento che non ha senso. Potrebbe avere un valore se il croato fosse reduce da due anni in cui ha passato più tempo in infermeria che in campo e avesse rischiato la cessione per una salute troppo precaria ma non è proprio questo il caso. Il numero 44 in nerazzurro ha sempre giocato, dando spesso un contributo chiave e dimostrando più volte di essere un elemento centrale della rosa. Di più: Perišić ha compiuto un discreto salto di qualità nel suo gioco, stando all’Inter, e la dimostrazione è la sua quotazione di mercato perlomeno raddoppiata rispetto a due anni fa (così come i nomi delle squadre interessate a lui, ben diversi dalle concorrenti della Beneamata nel 2015). Trattenerlo è stata una buona mossa ma lo conosciamo già molto bene e sappiamo quanto vale: un conto è aggiungere un pezzo da novanta a una rosa con Perišić, un altro finanziare un colpo da novanta con i soldi ottenuti dalla cessione di Perišić. In una logica di et et la permanenza dell’ex Wolfsburg sarebbe stata da festeggiare nelle piazze, in quella di aut aut nerazzurra evidentemente no.

Giudizio complessivo – voto 5+

La media matematica tra i voti dei singoli reparti darebbe un 5,6 e qualche ma è ovvio che ci sono mosse con un peso specifico differente. Per esempio, il 7 dato al mercato dei portieri non può avere la stessa rilevanza del 4,5 dato a quello dei difensori perché, in definitiva, ci si è mossi per sostituire il 12 e non il titolare. In retroguardia, invece, la situazione era molto più delicata e, per quanto sia lodevole il tentativo di migliorare tre quarti della linea titolare, rimanere così scoperti nel settore centrale è veramente un azzardo enorme, con l’aggravante del nugolo informe di terzini vari ed eventuali ad accompagnare il tutto. Lo stesso discorso si può fare anche per centrocampo e attacco, ovviamente.

Tutto ciò per dire che il voto finale non può in alcun modo essere sufficiente, naturalmente, ma l’insufficienza viene mitigata da quello 0,25 in più legato soprattutto al fronte cessioni. All’Inter serviva soprattutto piazzare gli esuberi ancor prima che ricavarne tanti soldi e questo è stato fatto. Come sempre col calciomercato, la lista con la priorità delle cessioni non è stata seguita proprio pedissequamente ma è chiaro che poi bisogna fare i conti con il mercato, le contingenze della domanda e così via. Al di là forse dei nove milioni incassati per Banega (che comunque non sarebbero mai stati molti di più), non si può storcere il naso di fronte ai soldi incassati: dopo tutto, non c’era un Neymar da piazzare al PSG.

Il risultato finale è una rosa che consta di un undici titolare discretamente assortito e valido (vista la situazione di partenza di dodici mesi fa è un successo pieno) a fronte di una panchina cortissima e di qualità non eccelsa (non bene) ma, in generale, sebbene alcune lacune ataviche della squadra siano state colmate e, più in generale, la tendenza fosse proprio quella di migliorare il livello generale colmano anche i buchi, l’operazione è riuscita a metà. Mancano diversi profili soprattutto da metà campo in su (i soliti: il costruttore di gioco basso, l’incursore, il leader tecnico/carismatico sulla trequarti offensiva) ed è un fatto che non si può trascurare.

Tirando le fila di tutto, non si possono non rimandare Sabatini e Ausilio, dopo questo mercato estivo. I principali quotidiani sportivi stanno promuovendo i nerazzurri ma, francamente, non si capisce bene come.

SABATINI E LA PAUSA SIGARETTA IN CONFERENZA

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