L’ultimo ruggito del Re Leone: Eto’o si ritira. La sua storia all’Inter: dallo scambio con Ibra al Camp Nou

L’ultimo ruggito del Re Leone: Eto’o si ritira. La sua storia all’Inter: dallo scambio con Ibra al Camp Nou

Due anni pieni di emozioni: l’attaccante africano ha portato i nerazzurri nella leggenda

di Marco Accarino, @AccarinoMarco

E’ l’estate del 2009 e per i tifosi nerazzurri in quegli anni significa solo una cosa: altro Scudetto in bacheca e, ancora una volta, sogno Champions League spento troppo presto. L’Inter di Massimo Moratti ha annunciato un anno prima l’arrivo di José Mourinho al posto di Roberto Mancini, l’obiettivo è chiaramente quello di salire sul tetto d’Europa. Il giocatore più forte della rosa è Zlatan Ibrahimović che però, nelle grandi notti europee, sembra svanire nel nulla. Il sogno dello svedese è identico a quello del presidente italiano, ma già da qualche mese il numero 9 nerazzurro ha manifestato il celebre “mal di pancia“, con Mino Raiola pronto a portarlo via da Milano.

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Come racconterà lo stesso Ibra proprio in quel periodo il calciatore aveva raggiunto un patto con Moratti: «Qui sto bene e viviamo anni incredibili, non mi interessa di club come Manchester United o Arsenal. Se dovesse arrivare il Barcellona però lei mi deve promettere che parlerà con loro. Non dico di vendermi, ma almeno di parlarci». E così sarà. Il sentore che qualcosa sull’asse Italia-Spagna potesse succedere lo si aveva avuto qualche tempo dopo quando Maxwell passò proprio dai nerazzurri ai blaugrana. E come la storia aveva insegnato fin lì, e come ribadirà più avanti, il destino del brasiliano è stato a lungo legato con quello dello svedese.

La trattativa è lunga ed estenuante, l’Inter prova a dare ad Ibrahimović anche la maglia numero 10 ma il calciatore oramai ha deciso che la sua prossima squadra sarà il Barcellona. E come sempre succede quando di mezzo c’è Raiola i desideri dei suoi assistiti sono tendenzialmente portati a diventare realtà. E’ il 27 luglio del 2009 e lo svedese passa al Barcellona. A fare il percorso inverso è Samuel Eto’o, punta di diamante del Barcellona dei sogni che però aveva avuto modo di dibattere con Guardiola che decise di metterlo alla porta. Nonostante il calciatore africano risulta essere, dati alla mano, un bomber micidiale anche in campo europeo, il club spagnolo aveva deciso di accontentare il proprio allenatore, dando all’Inter anche circa 45 milioni di euro.

A Milano i tifosi nerazzurri storgono un po’ il naso. In effetti non è facile per loro dire addio all’uomo che fino a quel momento ha riportato la squadra a vivere notti d’emozioni e di vittorie. Ciò che non sanno, e che non possono sapere, è che quel giorno, il 27 luglio del 2009, la storia dell’Inter cambierà per sempre.

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Eto’o eredita la 9 che fu del suo predecessore in termini d’importanza. José Mourinho lo schiera sempre titolare e gli dà un ruolo ibrido tra quello di prima punta e di esterno d’attacco. Il Re Leone lo ripaga con gol pesantissimi in Champions League, come quello contro il Chelsea, ed in Serie A. Ma ciò che rimarrà impresso nella mente dei tifosi sarà inevitabilmente quello che succede una notte d’aprile al Camp Nou.

Contro la sua ex squadra Samuel vive una notte incredibile: complice l’espulsione di Thiago Motta è costretto a giocare praticamente da terzino sinistro. Corre e lotta per novanta minuti, dà l’impressione di essere nato per fare quel ruolo anche se in realtà di professione segna gol su gol. Se per fare una grande squadra servono prima grandi uomini, allora Eto’o è l’uomo giusto da chiamare. Ed infatti anche grazie a lui l’Inter entra nella leggenda con una stagione, la 2009-10, impossibile da replicare per ogni altra squadra italiana. Coppa Italia, Scudetto e Champions League: il 22 maggio è un tripudio d’emozioni che solo lui sa come raggiungere. Eto’o è infatti l’unico calciatore della storia ad aver centrato il Triplete per due anni consecutivi.

Prima dell’addio a Milano c’è spazio per un’altra stagione in cui il centravanti africano riesce a mettere a segno 37 reti. In campo dà l’impressione di essere imprendibile. Complici l’avvento del Fair Play Finanziario e di una decrescente volontà di Moratti nell’impegnarsi nel calcio e nell’Inter, nell’estate del 2012 si trasferisce in Russia, all’Anži.

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