Castellazzi: “Mazzarri determinato, Zanetti è l’esempio per tutti. Quando smetterò…”

Castellazzi: “Mazzarri determinato, Zanetti è l’esempio per tutti. Quando smetterò…”

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Arrivato all’Inter dopo il triplete, Luca Castellazzi veste i panni di terzo portiere nerazzurro, alle spalle di Handanovic e di Carrizo. L’ex estremo difensore della Sampdoria è stato protagonista della puntata di Drive Inter, una delle tante rubriche di Inter Channel. Vi proponiamo di seguito le parole del portiere, rilasciate proprio alla tv interista.

L’ESPERIENZA NERAZZURRA – A proposito di questi tre anni a Milano Castellazzi dichiara: “Sono arrivato nel 2010, dopo il Triplete. C’era grande entusiasmo, c’era voglia di vincere ancora. Quell’anno con Benitez e Leonardo abbiamo comunque vinto tre trofei. Si tende a dimenticare questo. E’ stata un’annata che ricordo perché ho giocato tanto, ho esordito in Champions League e giocare in Champions fa venire la pelle d’oca. Ricorderò le belle sensazioni di quell’anno”.

QUEST’ANNO Dove può arrivare l’Inter secondo Castellazzi? “Può arrivare lontano. Gioca bene, ha fatto ottime prestazioni. Contro la Roma ci sono state circostanze sfortunate che hanno ribaltato la partita. Lo dicevo anche ai miei amici: ‘Abbiamo giocato bene e poi abbiamo perso’. L’Inter ha creato tante occasioni da gol e non è facile nel calcio moderno. In più nella squadra ognuno sa cosa fare, sa quali azioni compiere e quindi si può solo crescere. Non dobbiamo accontentarci di essere rivelazione del campionato, ma andare avanti.”

ESSERE PORTIERI – E sul rapporto con i colleghi, il trentottenne afferma: “Coi portieri si costituisce un gruppo a parte perché si lavora in 3 o in 4. Si crea un rapporto più intimo tra di noi perché lavoriamo sempre insieme. I pregi di Handanovic sono la dedizione e professionalità, ma è testardo. Carrizo sorride sempre, è solare, mentre l’unico difetto è che essendo straniero non capisce sempre le battute che faccio. Sapevo che sarei diventato terzo portiere, ne avevamo già parlato durante il rinnovo del contratto, ma ho accettato senza problemi. E’ un percorso naturale. Il terzo portiere deve saper lavorare bene. Non si ha la pressione che hanno quelli che giocano e quindi in alcuni momenti si tende a smorzare la tensione, dare la parola giusta a chi ne ha bisogno. Queste cose spettano a chi è meno coinvolto in quel momento. Però io lavoro come se dovessi giocare, non mi verrà mai detto ‘Impegnati di più’.

SU BARDI – Castellazzi esprime poi il suo pare sul portiere del Livorno: “Errori come quello contro l’Inter capitano una volta nella carriera. Da portiere mi è dispiaciuto perché so quello che provato. Ha comunque personalità e carattere per superare le difficoltà. E’ un grande lavoratore, lo ricordo durante il ritiro a Pinzolo lo scorso anno. Ha doti tecniche e anche mentali per arrivare fino in fondo”.

IL CAPITANO E I GIOVANI – “Per Zanetti non ci sono aggettivi.  A uno che a 40 anni recupera così dopo un infortunio grave che ha creato problemi a tutti si può solo dire ‘Bravo’. E’ un esempio anche per i giocatori giovani che guardano un mostro sacro del calcio. Dovrebbero guardare la sua dedizione, oggi si fa fatica a trovarla. Con loro mi trovo bene. Vanno aiutati sicuramente durante gli allenamenti, loro ascoltano i consigli. Non bisogna però martellarli troppo anche perché sono più nervosi dato che si allenano con giocatori che hanno visto solo in tv. Basta poco per metterli a proprio agio comunque“.

MAZZARRI E FUTURO  In seguito Castellazzi si concentra sul mister e sul suo futuro: “E’ ancora più determinato. Vuole rilanciare ai piani alti l’Inter. Arriva da grandi esperienze e con un curriculum esaltante. Sta lavorando bene per anni di grandi livelli. Ha dato identità e gioco alla squadra e non è una cosa facile. L’allenatore poi ha la responsabilità di 30 giocatori. Per quanto mi riguarda non so quanti anni giocherò ancora. Voglio ancora far parte di un gruppo e quindi vedo lontano il momento in cui dovrò prendere una decisione, ma credo che non passeranno tanti anni. Non ho ancora sentito la vocazione dell’allenatore, ragiono ancora da calciatore e quindi è difficile immedesimarsi in un ruolo diverso. Allenatore dei portieri potrebbe essere un ruolo che potrei prendere in considerazione. Potrebbe essere anche più facile“.

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