FOCUS – A tutto Calleri

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intervista calleri senior

“Calleri, Calleri, Calleri, Calleri, cantalo, cantalo, cantalo, cantalo, cantalo, cantalo, cantalo, cantalo, cantalo, y de rabona, sì Diego, de rabona, goooooooooooool! Goooool de Boca, Sì Calleri!” starnazza “El Pollo” Vignolo dentro al microfono della TV pubblica argentina. E’ la sera del 18 luglio, una serata speciale. Alla Bombonera si gioca Boca Juniors-Quilmes, e tutta l’Argentina di fede xeneize è inchiodata davanti alla televisone, perchè quella sera Carlos Alberto Tevez torna a giocare davanti ai propri tifosi dopo anni e anni di successi europei. Tutti i tifosi del Boca con gli occhi fissi sul teleschermo o scalpitanti sugli spalti per vedere “El Apache” vestito coi colori azul y oro, come in principio. In tribuna c’è pure Diego Armando Maradona, con tanto di famiglia al seguito, giunto in persona per accogliere il campione tornato a casa. Manca solo il tappeto rosso: tutto è pronto per una serata in cui Carlitos  deve essere la star, il protagonista incontrastato, se non fosse che qualcuno decide di rubargli la scena. Contropiede del Boca: Jonathan Calleri viene lanciato in profodità, con davanti a sè una prateria da attraversare. L’attaccante spinge e prova a servire Carlos Tevez alla sua sinistra, ma un difensore del Quilmes respinge il passaggio; la palla torna tra i piedi di Calleri, che senza neanche stoppare tenta una folle rabona. La palla si alza, il portiere è fuori dai pali, la traiettoria è perfetta: golazo. Sotto gli occhi di Diego Armando Maradona, nella notte di Carlitos Tevez.

Jonathan Calleri ha 23 anni e nella sua breve carriera ha già avuto un passato e un presente rispetto a quel gol, ma quando insacchi una rete del genere davanti al calciatore più forte di tutti i tempi, in una notte da attore secondario, è impossibile non raccontare questo giocatore partendo dalla serata del 18 luglio 2015.

Ma chi è Jonathan Calleri? Chi si ritroverebbe in campo la squadra che deciderà di investire su di lui? Il ragazzo nasce come mezzapunta, molto più enganche (trequartista) che centravanti, fin dai primi tiri prima nel Mitre e poi nelle inferiores dell‘All Boys. In entrambi i casi, Jony si allena e gioca sotto la guida tecnica di suo padre Guillermo, che interpreta il ruolo di allenatore senza guardare in faccia nessuno, tantomeno il figlio. Il papà lo incalza, lo tiene in panchina, si sorbisce pure le lamentele della moglie Bettina, ma nulla da fare: il ragazzino deve rendere di più. Il piccolo Calleri è introverso e il suo rapporto con il padre non è sempre semplicissimo, ma ben presto la sua qualità emerge e scala posizioni nella trafila del settore giovanile, fino ad arrivare al cospetto del tecnico della prima squadra, Julio Cesar Falcioni. “El Emperador”, personaggio non semplicissimo da trattare, apprezza le doti di questo giovanissimo dell’Albo e decide di plasmarlo secondo la propria intuzione: il ruolo di enganche non lo valorizza, secondo il tecnico che, in una situazione di emergenza, decide di portarselo in panchina come attaccante di riserva. Da 9 arrivano il debutto, i gol, l’affermazione in Primera Division e l’occasione del Boca Juniors, con Carlos Bianchi che accetta la proposta dell’All Boys di estinguere parte di un debito cedendo il cartellino di Jony. Calleri gioca bene e segna sia sotto la guida del Virrey che sotto quella di Rodolfo Arruabarrena, il tecnico che gli dà ulteriore fiducia, che lo consolida come centravanti e lo pone al centro dello schieramento vincitore del campionato argentino, a 4 anni dall’ultimo titolo targato proprio Julio Cesar Falcioni. Ah, sapete chi c’era sulla panchina del Quilmes la sera dell’18 luglio? Sempre Falcioni.

E’ giunto il momento di passare Jonathan Calleri ai raggi X. Jonathan Calleri non nasce prima punta, e questo è un dato ormai appurato, ma la sua evoluzione tattica negli anni ha dato vita al prototipo di un attaccante estremamente mobile e votato al sacrificio, in grado di svariare su tutto il fronte offensivo. La sua corsa è vigorosa, lontana dallo strappo di un velocista, ma costante, come un motore: mobilità, più che velocità. Il suo moto perpetuo lo rende un spina nel fianco delle difese non solo quando il possesso palla è in mano al Boca, ma anche quando il pallone lo hanno gli avversari: svariati dei suoi gol nascono da palloni recuperati dopo un pressing insistente ai danni dei difensori o addirittura del portiere (ne sa qualcosa Rodriguez, arquero dell’Independiente, disarcionato in contrasto nell’area piccola). Senza palla è un uomo in più, non di certo uno che si addormenta tra un’azione e l’altra in attesa di un altro pallone giocabile (vedi la rete segnata in casa sotto un diluvio biblico contro il Racing Club, nel pantano della Bombonera, dopo aver recuperato palla con un tackle che pareva un tuffo nell’olimpionica).

Oltre che nei movimenti, il passato da “mediapunta” di Jony trova riscontri anche per quel che riguarda la qualità: il destro è finissimo e la rabona ne è una testimonianza tangibile. La rete contro il Quilmes è stata un virtuosismo che, per quanto barocco, vale da saggio per le qualità puramente tecniche del giocatore. Complice anche un fisico non leggerissimo per il continente (1.79 m per 75 kg), la sua tecnica di base aiuta nella protezione e nella difesa del pallone, ma non si esprime nel dribbling nello stretto, che non appartiene alla sua faretra tecnica. Ne fa parte eccome il tiro, che dall’interno e dal limite dell’area è preciso e calibrato, sia grazie al piede delicato che alla sua coordinazione. Completezza, sostanza e qualità, queste le parole che descrivono al meglio il giovane Jony. Un anno fa, sulla rivista argentina “El Grafico”, ha dato una descrizione di sé molto indicativa, sia della sua impostazione tattica che della crescita compiuta in questi mesi: “Non sono un 9, sono un falso nueve, che ruota intorno alla punta. Non ho il fiuto dei centravanti, ma la posizione mi piace e voglio perfezionarmi” Probabilmente non è il figlio illegittimo di Gerd Muller o il cugino di Pippo Inzaghi, ma i numeri dicono chiaramente che è in forte crescita anche dal punto di vista realizzativo. Questa impennata si è registrata nel periodo in cui Tevez è ritornato al Boca ed è palese che la presenza in squadra di un attaccante come El Apache sposti gli equilibri in patria, ma è altrettanto vero che Calleri ha sempre reso a prescindere dal partner. Le sue caratteristiche sarebbero esaltate in un attacco a due, dove potrebbe spaziare sul fronte offensivo come seconda punta oppure perfezionare il tirocinio da “nueve” e mettere le proprie qualità al servizio del gol, sempre interpretando il ruolo con grande mobilità. Sono due strade entrambe percorribili. Come unico centravanti di un sistema come il 4-3-3 o il 4-2-3-1 non sarebbe di sicuro un catalizzatore di gioco (caratteristica che, del resto, non ha pienamente neppure un bomber di razza come Icardi, che spesso si cambia di posizione con Jovetic) ma si comporterebbe da falso nove, da prima punta atipica, che offre un moto totale ma anche la giusta sostanza. Assolutamente improprio un eventuale piazzamento da esterno offensivo, visto che non trattandosi di un attaccante propenso a saltare l’uomo o di un velocista.

Quando si parla di un talento sudamericano c’è sempre da ricordare che la pazienza è la prima dote che un tecnico deve avere nei suoi riguardi, perchè tra i due continenti spesso c’è più di un Oceano a livello calcistico e il periodo di ambientamento è una tappa obbligata. Le peculiarità di Jony (il dinamismo su tutte) fanno sperare in un eventuale ambientamento relativamente breve, ma solo il campo potrà parlare. Dopo ogni gol, Calleri esulta mettendosi la mano sopra la fronte, come per guardare il panorama davanti a sé: che all’orizzonte ci sia San Siro o meno, è tutto da vedere, ma sicuramente Jonathan ha le qualità per godersi un lungo viaggio pieno di soddisfazioni.

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