Il nuovo look di Hakan Çalhanoğlu non è passato inosservato nello spogliatoio dell’Inter. Il centrocampista turco ha confermato di essersi sottoposto a un trapianto di capelli e ha svelato le reazioni dei compagni: “Mi prendono in giro. Anche Modric l’altro giorno nel derby, ma a me va bene così: mi sento meglio adesso”, ha dichiarato a La Gazzetta dello Sport.
Guardando alla stagione passata, Çalhanoğlu ha parlato del suo gol contro la Roma, un tiro improvviso allo scadere del primo tempo che molti hanno indicato come svolta scudetto: “Era un momento delicato per noi, ma non so se davvero sia stato il gol decisivo. Comunque non è una cosa nuova per me provare a calciare quando vedo lo spazio: non sto lì a pensare, vado. È il mio modo”. Il centrocampista ha poi rivelato di aver segnato anche da 40 metri ai tempi dell’Amburgo, su punizione.
Parlando della sua tecnica di tiro, il regista nerazzurro ha spiegato: “Una parte è talento, un’altra è applicazione. Già da bambino mi esercitavo con mio padre sulla potenza e sulla precisione”. Ha poi citato Stefan Gross, allenatore del settore giovanile del Waldhof Mannheim, come figura chiave del suo percorso. “Il calciatore al quale mi ispiro per la tecnica è Juninho, il migliore. Ho cercato di imitarlo”, ha aggiunto.
Sulla sua evoluzione tattica, Çalhanoğlu ha chiarito: “Ho cominciato come 10, affinando visione di gioco e intelligenza tattica, e poi sono diventato un 6. Segno più adesso di prima perché mi arrivano più palloni fuori area, e se capita io tiro”.
Il centrocampista ha anche parlato del deludente Mondiale vissuto con la Turchia: “Pensavamo di fare qualcosa di importante, stavamo vivendo un grande sogno dopo 24 anni, ma non è andata come speravamo. Purtroppo può capitare nel calcio. Sono molto dispiaciuto da capitano, ma dobbiamo guardare avanti. Io non mollo e sono pronto a riprovarci nel 2030”.
Nato e cresciuto a Mannheim, Çalhanoğlu ha raccontato la sua doppia identità: “Mi sento turco e ho conservato tradizioni, cultura e religione del mio Paese. Sono musulmano praticante, sono andato anche in visita a La Mecca e mi sono emozionato tantissimo. Ma posso solo ringraziare la Germania che mi ha allevato e consentito di diventare un calciatore”.
Infine, uno sguardo al futuro dopo il ritiro: “Sicuramente non l’allenatore. Magari procuratore o direttore sportivo, ma mi vedo anche da presidente della federazione turca”.