De Vrij: “Hakimi è un’arma in più, Vidal sa come si vince. Lukaku? Se lo fai girare diventa imprendibile”

Il centrale dell’Inter commenta l’impatto degli ultimi arrivati ad Appiano Gentile

di Antonio Siragusano

Dopo aver parlato del rapporto con Antonio Conte e delle ambizioni della sua Inter per questa stagione nella prima parte dell’intervista per La Gazzetta dello Sport, nel ‘secondo tempo’ delle sue dichiarazioni Stefan de Vrij si è focalizzato invece a livello di singoli sull’impatto di alcuni nuovi arrivati della scorsa estate come Hakimi e Vidal. Da gran difensore che di attaccanti ne ha dovuti affrontare parecchi nel corso della propria carriera, all’olandese è stato chiesto poi cosa cambia nel marcare tre grandi attaccanti come Ibrahimovic, Cristiano Ronaldo e Lukaku. Qui la seconda parte dell’intervista:

L’anno scorso una finale e un secondo posto: cosa manca per l’ultimo scalino?
“Più lavoriamo assieme e più efficaci saranno gli automatismi e la comunicazione in campo. Abbiamo un anno di esperienza in più, siamo cresciuti tutti come collettivo e ultimamente si vede anche nei risultati”.

In questa stagione ci sono due aggiunte: l’ha sorpresa più il giovane o il veterano?
“Raramente ho visto un giocatore veloce come Hakimi: è una vera e propria arma, anche per il ruolo. Fa tutta la fascia e con quella rapidità riesce a sfruttare lo spazio davanti. Vidal, invece, ci aiuta tanto con la cattiveria e la forza nei contrasti, anche se fuori dal campo è una bravissima persona. Ha l’esperienza, l’abitudine alla vittoria che ci può aiutare”.

Achraf Hakimi, Getty Images

Ma ha capito perché l’Inter è… pazza?
“No, non è pazza. Ha carattere, non si dà mai per vinta. Mi piace più descriverla come una squadra che non molla mai. E per me è speciale per la passione dei tifosi: ora ci mancano, ma li sentiamo lo stesso. Mi piace quando li incontro e magari li faccio felici: è una gioia regalare gioia ad altri, basta poco per riuscirci”.

Più difficile marcare Lukaku in allenamento o Ibra e Cristiano in partita?
“Tutti e tre con caratteristiche diverse fanno la differenza, la cosa più bella per un difensore è affrontare campioni così. Quello che fa Ibra alla sua età, ad esempio, è incredibile e Cristiano con la sua mentalità è sempre al top. Ma anche Romelu vale i top centravanti del mondo: è fortissimo fisicamente, quando si gira diventa imprendibile. Ecco, eviterei il contatto fisico con lui…”.

L’ha sorpresa vedere il Milan primo e sopra di voi?
“Hanno una buona squadra e tanti giocatori forti: mi sembrano molto uniti. E poi conosco l’allenatore molto bene per aver lavorato con lui due anni: è bravissimo, molto umano, ma anche molto preparato. Sono contento per la sua crescita professionale”.

E della Juve del suo amico De Ligt, così lontana in classifica, che dice?
“Io e Matthijs passiamo molto tempo insieme, ma non ci concentriamo sulla sfida Inter-Juve, al massimo parliamo di calcio in generale. Loro sono un po’ indietro in questo momento, ma la Juve la conosciamo tutti: si rifarà sotto”.

Lei, proprio De Ligt, Van Dijk: come mai l’Olanda, storica fabbrica di giocatori offensivi, adesso produce grandi difensori?
“Ma abbiamo avuto anche gente come De Boer, Stam, Koeman… Da noi il difensore viene costruito in maniera diversa rispetto a quello italiano, deve usare più la palla e correre in avanti, poi ognuno fa il suo percorso e impara da altre scuole: io, ad esempio, sono venuto qua e sono cresciuto grazie alla cultura italiana, proprio come ora De Ligt”.

Sembra anche meno fragile rispetto agli esordi: ha cambiato qualcosa nel suo modo di prepararsi fisicamente?
“Anni fa ho avuto un brutto infortunio al ginocchio sinistro e sono rimasto fuori un anno. Una volta tornato, avevo spesso fastidio, ma ormai mi sono assestato. Ora mi sento molto bene fisicamente e a 28 anni sono nel mio momento migliore. Penso, però, che la testa influenzi tutto: crescendo mentalmente, si migliora anche fisicamente. Per me testa e corpo non vanno mai divisi”.

A vederla sui social fare il turista sembra essersi innamorato dell’Italia, vero?
“Sì, mi sento anche io un po’ italiano, mi sono abituato anche a guidare come voi (ride, ndr)… Ormai da più di sei anni sono qui e mi trovo benissimo, è casa, lo era Roma e adesso lo è Milano. Non mi manca niente, amo la vostra cucina, soprattutto la pasta al pesto”.

Fa il compleanno il 5 febbraio, sa che è in buona compagnia?
“Cristiano, Neymar, Tevez… Ma ricordo pure Giovanni van Bronckhorst, ex compagno al Feyenoord, nato lo stesso nostro giorno. Io nel destino ci credo. Pensate ai nomi ad esempio: De Ligt significa ‘la luce’, Van Dijk ‘la diga’ e io sono… ‘il libero’. Ma il destino si può influenzare: se accade qualcosa di negativo, può diventare una lezione e trasformarsi in successo dopo”.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy